mercoledì 21 novembre 2018

01-04-A - La seconda Repubblica

LA SECONDA REPUBBLICA[1]


 Luigi Bonaparte, Napoleone III
Dei moti del febbraio 1848 e delle divisioni in seno alle due classi inferiori, proletariato e piccola borghesia, ne approfittò Luigi Bonaparte che nel frattempo era tornato in Francia nello stesso anno grazie all'amnistia concessa dalla Rivoluzione agli oppositori politici della monarchia, giungendo a Parigi poco dopo la proclamazione della Seconda Repubblica e la nascita di un governo provvisorio, guidato dal poeta Alphonse de Lamartine. Subito scrisse a Lamartine per annunciare il suo arrivo, dichiarando di non aver altra ambizione oltre a quella di servire la nazione, ma Lamartine declinò l'invito e fece pressioni affinché Luigi Bonaparte lasciasse provvisoriamente Parigi fino alle elezioni per l'Assemblea Nazionale; pertanto, sebbene alcuni suoi collaboratori lo invitassero a prendere il potere con la forza, Luigi Bonaparte preferì tornare a Londra il 2 marzo e osservare gli eventi.
Alle elezioni parlamentari, tenutesi nell'aprile del 1848, decise di non candidarsi e rimase in disparte osservando il successo di tre membri della famiglia Bonaparte: Girolamo Napoleone, Pietro Napoleone e Napoleone Luciano Murat. Si candidò, invece, all'Assemblea nazionale costituente (4 giugno) e vinse in quattro diversi dipartimenti, mentre a Parigi fu tra i cinque candidati più votati, subito dopo il leader conservatore Adolphe Thiers e Victor Hugo, ottenendo vasti consensi tra i contadini e la classe operaia, grazie anche alla forte diffusione del opuscolo “L'Extinction du paupérisme (L'estinzione della povertà)”.
Timorosi di questo successo, i leader conservatori del governo provvisorio, Lamartine e Cavaignac, considerarono l'opzione di arrestarlo per attività sovversive rivoluzionarie ma Luigi Bonaparte li disarmò scrivendo che non intendeva fare in modo che la sua semplice presenza potesse servire come pretesto per i nemici della Repubblica e, pertanto, rinunziò al seggio e lasciò la capitale.
L’Assemblea Costituente si insidiò il 4 maggio. Dopo i moti del 24-25-26 giugno, il governo si dimise e l'Assemblea Costituente diede poteri da dittatore a Louis Eugène Cavaignac, che ebbe così modo di guidare la repressione delle sommosse.
L'assenza da Parigi, permise a Luigi Bonaparte di essere considerato dall'opinione pubblica come persona estranea sia alla rivolta quanto alla repressione; da Londra annunziò la propria ricandidatura (in ben 13 dipartimenti) alle elezioni legislative intermedie del 17-18 settembre 1848: vinse in cinque dipartimenti e a Parigi ottenne oltre 110.000 voti su 247.000, risultando il candidato più votato. Tornato a Parigi il 24 settembre, accettò il seggio e prese il suo posto all'Assemblea Nazionale.
Il 4 novembre 1848 fu promulgata la nuova costituzione, con la quale si proclamava la nascita di una repubblica democratica, il suffragio universale e la separazione dei poteri.
Ci sarebbe stata una singola assemblea permanente di 750 membri eletti per tre anni con scrutinio di lista; il potere esecutivo era delegato a un presidente eletto per quattro anni con il suffragio universale e non rieleggibile una seconda volta; una modifica della costituzione fu resa di fatto impossibile, dato che essa implicava l'ottenimento di una maggioranza dei tre quarti dei deputati di una speciale assemblea per tre volte di seguito. Fu invano che M. Grévy, nel nome di coloro che percepivano gli ovvi e inevitabili rischi di creare, sotto il nome del presidente, un monarca, propose che il capo di Stato fosse nulla più che un presidente del consiglio dei ministri rimovibile dall'assemblea. La Camera, invece, non prese nemmeno la precauzione di rendere ineleggibili i membri di famiglie reali che avevano regnato in Francia. Di fatto la presidenza era un ufficio dipendente solo dal consenso popolare; contestualmente a ciò, furono fissate per il 10 e l’11 dicembre le elezioni per la carica di Presidente della Repubblica.
Furono cinque i candidati alla presidenza: Alphonse de Lamartine il poeta-filosofo e capo del governo provvisorio; i socialisti adottarono come candidato Alexandre Auguste Ledru-Rollin; l'ala sinistra dei socialisti candidarono lo scienziato François Vincent Raspail; i repubblicani il generale Louis-Eugène Cavaignac e il recentemente riorganizzato partito imperialista, il cui nome «Partito dell'Ordine» era già tutto un programma, candidarono Luigi Bonaparte.
I risultati furono annunciati il 20 dicembre; Luigi Bonaparte ottenne 5.572.834 voti, pari al 74,2 per cento dei voti espressi, a fronte di 1.469.156 voti per Cavaignac; il socialista Ledru-Rollin ricevette 376.834 voti; il candidato di estrema sinistra Raspail, 37.106 voti; il poeta Lamartine 17.000 voti. Luigi Napoleone ottenne il sostegno di ogni ceto: contadini scontenti per l'aumento dei prezzi, lavoratori disoccupati, piccoli imprenditori che volevano prosperità e ordine e anche intellettuali come Victor Hugo; ottenne il 55,6 per cento dei voti di tutti gli elettori iscritti e arrivò primo in tutti i dipartimenti, tranne quattro.
Durante la sua presidenza Luigi Napoleone fece una politica ambigua e populista con lo scopo di guadagnare popolarità nei confronti dei cittadini e nel contempo di gettare discredito sul parlamento, per indebolirlo, e preparare così il terreno per un colpo di Stato.
Evento emblematico in questo senso fu la spedizione di Roma, con la quale si intendeva restaurare negli Stati pontifici il governo di papa Pio IX, che era fuggito a Gaeta senza voler ritornare, nonostante i reiterati appelli di una parte dei romani, nella città e porre fine alla Repubblica romana di Mazzini, eletta a suffragio universale e proclamata il 9 febbraio 1849. Luigi Napoleone era a favore di questa spedizione per soddisfare le richieste dei cattolici, che rappresentavano una sua importante base elettorale, tuttavia rimase sempre ambiguo sugli obiettivi reali della missione, cambiandoli a seconda delle convenienze. L'Assemblea Costituente votò a maggioranza a favore della spedizione militare a Civitavecchia, ufficialmente per difendere Roma dagli austriaci, ma assaltandola il 30 aprile.
In tale occasione il corpo di spedizione francese, guidato dal generale Oudinot, subì una sonora sconfitta a Porta Cavalleggeri. Tuttavia, dopo un armistizio di un mese e false trattative che mascheravano l'arrivo di ingenti rinforzi, il contingente francese riprese le ostilità il 3 giugno e ai primi di luglio abbatté la Repubblica Romana per reinstaurare il Papato. L'entrata delle forze francesi a Roma scatenò a Parigi, da parte dei sostenitori francesi della Repubblica, rivolte che vennero represse con la forza. Ma quando papa Pio IX, appena ritornato al potere, iniziò una repressione dei movimenti anticlericali, Luigi Napoleone prese abilmente le distanze indicando al Papa che avrebbe dovuto instaurare un governo liberale, apparendo così super partes e facendo ricadere le principali responsabilità sull'Assemblea.
Il 28 maggio 1849 entrò in carica la Camera Legislativa ed anche questa camera ebbe una maggioranza moderata.
Il 10 marzo e il 28 aprile 1850 ci furono elezioni parziali in cui la sinistra ebbe un considerevole successo. Questo successo allarmò la Camera, a maggioranza moderata, la quale il 31 maggio varò una legge che limitava il suffragio universale impedendo il voto a coloro che non avessero un domicilio di tre anni nel collegio, comprovato dalla presenza nel registro delle tasse, togliendo così il voto alla popolazione industriale che di regola non era stanziale.
Luigi Napoleone vide in questo la sua opportunità. Nella notte tra l'uno ed il 2 dicembre 1851 sciolse la Camera e ristabilì il suffragio universale. Per combattere i disordini che seguirono questo annuncio, vennero arrestati i capi di partito, sciolte le società segrete e vennero deportati nelle colonie gli aderenti a tali associazioni. La mobilitazione fu modesta e il colpo di Stato un successo.
Luigi Napoleone si rivolse direttamente ai cittadini chiedendo che dessero, con un plebiscito, il loro consenso a una modifica della costituzione in cui l'esecutivo non fosse vincolato dall'Assemblea e a lui personalmente un mandato di dieci anni. Il plebiscito si tenne il 20 dicembre e su circa otto milioni di elettori, sette milioni e mezzo votarono . Il 14 gennaio 1852 fu promulgata la costituzione con le modifiche indicate nel plebiscito.




[1] La Prima Repubblica francese fu proclamata il 25 settembre a seguito della rivoluzione francese. La repubblica anticipò nel continente una nuova modalità nell'esercizio del potere politico, basata sulla sovranità popolare, che si sarebbe in seguito imposta in tutta Europa. Cessò di esistere il 18 maggio 1804, quando Napoleone Bonaparte venne incoronato Imperatore dei francesi.