mercoledì 21 novembre 2018

01-03-F - I Voraces

I VORACES


La Società dei Voraces nacque a La Croix-Rousse nel 1846, nel contesto sociale della rivolta dei Canut, e scomparve nel 1849. Il suo nome deriva dalla società Compagnons du Devoir, chiamata «dévoirants (divoratori)» e poi «voraces (voraci)».
I Voraces si incontravano nei cabaret e nelle locande con il pretesto del buon bere. Si riunivano specialmente nella “casa di mamma Marechal”, all'angolo tra rue des Fossés (oggi rue d'Austerlitz) e rue du Mail. Il nome "Voraces" venne usato la prima volta quando venne "pubblicato", della società, il loro primo obiettivo, che era quello di combattere la riduzione da parte dei cabaretisti del volume della bottiglia di vino che diventava sempre più piccola, ma il prezzo rimaneva invariato.
Il loro incontrarsi per bere del buon vino era una facciata che permetteva loro di sfuggire alla sorveglianza della polizia. A quel tempo, un rapporto della polizia li presentava come spinti principalmente dal desiderio di ottenere che i cabaretiers vendessero il vino al litro e non alla bottiglia. Ma gli eventi che seguirono mostrarono che i loro interessi erano più politici che goliardici. Essi si definivano come difensori della Repubblica, "partigiani", eredi del rivoluzionario francese Joseph Marie Chalier (1747-1793).


I fatti dell’insurrezione del 1848 e 1849

Alla proclamazione della Repubblica, i Voraces uscirono allo scoperto. Il 24 febbraio 1848, giorno dell'abdicazione di Luigi Filippo, e la proclamazione della Repubblica, i Voraces scesero a Lyon, occuparono l'Hôtel de Ville (il municipio), proclamarono la Seconda Repubblica da un balcone dell’edificio e occuparono la prefettura.
Il giorno successivo, si recarono al forte Saint-Laurent per impadronirsi delle armi. Presero possesso dei forti di Croix-Rousse che erano stati costruiti dopo l'insurrezione del 1834 per contrastare ogni nuovo tentativo di rivolta. Conquistarono il bastione numero 4, di fronte al monte Sauvage, il bastione Bernardino, il forte Montessuy, il tribunale, issarono dappertutto la bandiera rossa e bruciarono i telai installati nelle comunità religiose.
I Voraces chiesero la demolizione di questi composti? militari e si rifiutarono di andarsene senza aver ottenuto garanzie. Emmanuel Arago, il delegato del governo provvisorio, giunse il 28 febbraio cercando di convincerli che «la Repubblica avrebbe portato progressi e migliorie soprattutto alla classe dei lavoratori». Dopo laboriose trattative, accettarono di consegnarli, dopo l'intera demolizione di tutti i bastioni e le scappatoie, alla Guardia Nazionale.
Ben organizzati e solidamente presenti tra la popolazione attiva, i Voraces si presentavano come "semplici lavoratori laboriosi, zelanti patrioti, devoti repubblicani, amici dell'ordine, soldati di Francia e sostenitori del bene pubblico".
La Prefettura e il Municipio si appellarono a loro per mantenere l'ordine e dare una mano alla Guardia Nazionale. Nell'aprile del 1848, furono ovunque sollecitati a partecipare alle cerimonie di semina dell'Albero della libertà[1]. Ma i rapporti con le autorità peggiorarono dopo le elezioni. Il 21 maggio 1848 un decreto del rappresentante del governo incorporò nella Guardia Nazionale "tutti i corpi irregolari esistenti nel dipartimento". I Voraces rifiutarono di conformarsi a questa "misura ingiustificabile", preferendo "tornare a casa" prendendo come testimone la popolazione di Lyon di questo "licenziamento offensivo".
Nei mesi successivi, ci fu una difficile convivenza tra loro, il potere ufficiale e persino tra i Lionnesi. I Voraces dicevano di voler «bere alla salute della Republique de la montagne (la Repubblica della montagna)[2] nel cranio degli aristocratici» e su una medaglia a loro dedicata, si leggeva: «Aristocratici, moderati, egoisti, tremate! Al primo attacco alla libertà le onde del Rodano e del Saone porteranno i vostri cadaveri nei mari. Il popolo é in piedi e puó ancora rinascere».
Il 15 giugno 1849, riecheggiando la rivolta dei repubblicani di Parigi, i Voraces invocarono il rovesciamento del principe-presidente e tentarono di organizzare un'insurrezione i cui slogan erano: "Viva la rivoluzione democratica e sociale. Viva la montagna![2]". Ma la rivolta non fu appoggiata dalla popolazione e i Voraces vennero severamente repressi dall’esercito di stanza a La Croix-Rousse, repressione che segnó la fine della società dei Voraces.


Approfondimenti





L'albero della libertà
Conselice 1914, l'albero della libertà
[1] L’Albero della libertà fu un simbolo della Rivoluzione francese del 1789. Durante quella Rivoluzione i repubblicani piantarono il primo albero della libertà nel 1790, a Parigi. Gli alberi della libertà vennero successivamente piantati in ogni municipio di Francia e anche in Svizzera e in Italia. Generalmente gli alberi della libertà erano piantati nella piazza principale della città. Molti di questi alberi furono sradicati una volta passato il periodo rivoluzionario. Tuttavia, alcuni sono ancora presenti. Un decreto della Convenzione del 1792 ne regolava l'uso e l'addobbo: l'albero della libertà, che di fatto era un palo, era sormontato dal berretto frigio rosso e adorno di bandiere. Veniva usato per cerimonie civili: giuramento dei magistrati, falò di diplomi nobiliari e anche per festeggiamenti rivoluzionari come la danza della Carmagnola. L'albero della libertà rimase un simbolo della ideologia liberale repubblicana, e come tale venne talvolta impiantato anche negli anni successivi, in occasione di eventi repubblicani. A Conselice, nella bassa romagnola, il 14 giugno 1914, nel corso della settimana rossa venne piantato un acero del Canada come albero della libertà, con la scritta "Evviva la Rivoluzione sociale", altri alberi furono piantati a Sant'Agata sul Santerno e a Massa Lombarda, con le bandiere nere anarchiche e il berretto frigio della Rivoluzione francese.
[2] La Montagne (Montagna), i cui membri erano chiamati «i montagnards» ("montanari"), è stato un gruppo politico di sinistra più radicale e rivoluzionario formatosi durante la Rivoluzione francese, alla Convenzione nazionale, sostenne la Repubblica e si opposero ai girondini (membri di un gruppo politico provenienti dal dipartimento della Gironda, di cui, per lo, più facevano parte i borghesi provinciali dei grandi porti costieri, e repubblicani federalisti). La Convenzione dei Montagnard, dal 2 giugno 1793 al 9 di Thermidoro II (27 luglio 1794), è il secondo periodo nella storia della Convenzione Nazionale dominata dai Montagnard dopo lo sfratto dei Girondini. La Convenzione nazionale fu istituita dal 21 settembre 1792 al 26 ottobre 1795, il suo ruolo fu principalmente quello di costruire una nuova costituzione. Fu la prima assemblea rivoluzionaria derivante dal suffragio universale. Era divisa in 3 gruppi: la Gironda, la Montagna e la Pianura. I Montanari votarono quindi una Costituzione, era la Costituzione dell'anno I.