mercoledì 25 settembre 2019

04-07-05 - Lega per la Pace e la Libertà

LEGA PER LA PACE E LA LIBERTÀ

Tessera d'appartenenza di Bakunin alla Lega per la Pace e la Libertà
La Lega per la Pace e la Libertà è stata un’associazione internazionalista, fondata nel 1867 dopo l'effimera Fratellanza Internazionale, a cui aderirono democratici borghesi e socialisti (moderati e rivoluzionari), ma anche anarchici, filosofi, scrittori ecc.
Il 5 maggio 1867, sul «Faro della Loira», comparve un articolo firmato dall’editore, Evariste Mangine, che vagheggiava la costituzione della Lega per la Pace e la Libertà. Qualche mese più tardi venne indetto il primo congresso della nuova associazione.
Il 1° congresso si svolse dal 9 al 12 settembre 1867 a Ginevra. Tra gli italiani aderirono, tra gli altri, Saverio Friscia[1], Giovanni Pantaleo[2], Giuseppe Ceneri[3] e Giuseppe Garibaldi. Mazzini al contrario decise di non aderire, riaffermando ancor più il suo esasperato nazionalismo e il suo carattere autoritario. Michail Bakunin, appartenente alla fazione rivoluzionaria della "Lega", aderì con la seguente motivazione:
“... È passato il tempo dei popoli-messia. Ormai la libertà, la giustizia, la ragione non saranno più monopolio di questa o quella nazione…Molti democratici dell’antica scuola unitaria…pensano ancora oggi che possa bastare l’autonomia comunale e che sia possibile l’organizzazione della libertà con una parte, i comuni emancipati e, dall’altra, un forte accentramento dello Stato”.
Il 2° congresso della Lega si svolse a Berna dal 22 al 26 settembre 1868 (96 delegati svizzeri, 41 francesi, 29 tedeschi, 11 russi e 9 italiani). L’ala rivoluzionaria, facente capo all’Alleanza Internazionale dei Socialisti Democratici e guidata dagli anarchici (tra i quali Michail Bakunin, gli italiani Giuseppe Fanelli[4] e Saverio Friscia[1]..), propose una mozione che si rifaceva alle dichiarazioni fatte nel precedente congresso dai napoletani di “Giustizia e Libertà”, e che metteva le basi per la scissione dalla Lega: «È necessario abbattere tutte le istituzioni privilegiate, monopolizzatrici e violente, come le Chiese ufficiali e salariate, lo Stato con la plutocrazia che ne dipende e qualsiasi guadagno illecito».




[1] Saverio Friscia (Sciacca, 11 novembre 1813 – Sciacca, 22 febbraio 1886) è stato un patriota, politico e anarchico italiano. Attivo nei Moti del 1848 in Sicilia e nella Spedizione dei Mille ricoprì in entrambi i casi importanti ruoli di governo nell'isola. Deputato per 7 legislature dopo l'Unità fu tra i più stretti collaboratori di Bakunin  nella diffusione delle idee socialiste della Primainternazionale. Medico, fu tra i pionieri in Italia della medicina omeopatica. La nascita della PrimaInternazionale, la conoscenza di Proudhon e soprattutto l'amicizia con Bakunin, che all'epoca si trovava a Napoli, lo portano ad abbracciare le idee federaliste e antiautoritarie, auspicando un'Italia non unificata e ritenendo si potesse concretizzare una Sicilia indipendente o al limite federata con altre regioni. Divenuto organizzatore della sezione di Catania dell'A.I.L., nel settembre 1868 partecipò a Berna al secondo congresso della Lega per la Pace e la Libertà, durante il quale i bakunisti (tra cui Giuseppe Fanelli[1], Carlo Gambuzzi, Umberto Tucci), messi in minoranza, abbandonarono i lavori per dar vita all'Alleanza internazionale per la Democrazia Socialista. Nel 1871 il giornale internazionalista L'Eguaglianza, di Agrigento, pubblicò «L'Internazionale e Mazzini», un articolo scritto da Friscia, o comunque da lui ispirato, nel quale si polemizzava contro lo statalismo di Mazzini e il suo attacco alla Comune di Parigi. Nell'agosto 1872 era delegato al congresso di Rimini delle sezioni italiane dell'Internazionale, che sancì l'adesione degli internazionalisti italiani alle posizioni di Bakunin  e il rifiuto della linea di Marx ed Engels.
[2] Giovanni Pantaleo (Castelvetrano, 5 agosto 1831 – Roma, 3 agosto 1879) è stato un patriota e militare italiano. Noto per essersi unito ai Mille di Giuseppe Garibaldi sin da prima della battaglia di Calatafimi, seguì il generale in tutte le successive campagne. Frate minore riformato, dopo aver abbandonato la vita ecclesiastica, si unì in matrimonio ed ebbe tre figli. Nel 1869 prese parte all'Anticoncilio di Napoli organizzato da Giuseppe Ricciardi, in opposizione al Concilio Vaticano I, indetto a Roma da Pio IX. Una posizione non particolarmente popolare, che lo costrinse, fra l'altro, ad un viaggio nella Germania, dove più vivi erano i dissensi rispetto al Concilio. Appresa la notizia dello sbarco di Garibaldi in Sicilia, il 13 maggio 1860 lasciò senza preavviso o autorizzazioni il convento di Salemi, dove era impegnato per un ciclo di predicazione, e raggiunse le camicie rosse. Incontrò Garibaldi nel palazzo Torralta di Salemi, introdotto dall'ufficiale toscano Giuseppe Bandi, che poi ne diede testimonianza nel suo volume I Mille da Genova a CapuaI(1886). Seguì Garibaldi, per tutta la spedizione dei mille. Nelle settimane successive egli ebbe un ruolo non secondario nella generale mobilitazione popolare che accompagnò, in Sicilia, la spedizione. Rimasto legato al generale Garibaldi, si attivò a sostenere i moti politici per la liberazione di Roma e Venezia. Girò per molte città dell'Italia settentrionale a sostegno dei Comitati di provvedimento a sostegno della politica liberale e anti-asburgica. Negli anni successivi si dedicò esclusivamente a questioni religiose, elaborando un progetto di rinnovamento della Chiesa cattolica per la creazione di una Chiesa nazionale o di popolo. Per le idee che egli diffondeva sulla stampa periodica, dovette affrontare un giudizio presso il tribunale di Torino per «attacco alla religione cattolica» (10 dicembre 1864). Decise pertanto di rinunziare allo stato ecclesiastico. Il 22 giugno 1872, sposò a Lione, nella Francia ormai repubblicana, Camilla Vahè, suscitando un grande scandalo, fra amici e, tanto più, avversari politici. Dopodiché si trasferì a Napoli e, di lì, nel 1876, a Roma, ormai liberata dopo la breccia di Porta Pia. Tra molti stenti, senza riuscire a trovare dignitosa sistemazione lavorativa nella vita civile, visse con la madre, la sorella e la nuova famiglia.
[3] Giuseppe Ceneri (Bologna, 17 gennaio 1827 – Bologna, 7 giugno 1898) è stato un politico italiano. Fu senatore del Regno d'Italia nella XVI legislatura e membro della loggia romana "Propaganda massonica" del Grande Oriente d'Italia.
[4] Giuseppe Fanelli (Napoli, 13 ottobre 1827 - Nocera Inferiore, 5 gennaio 1877), inizialmente repubblicano rivoluzionario, partecipò ai Moti del 1848, alla spedizione dei Mille e a diverse imprese garibaldine. Fu deputato al Parlamento italiano poi anarchico, membro dell'Internazionale e propagandista dell'anarchismo in Spagna. Aderì giovanissimo alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini: partecipò ai combattimenti per la repubblica romana (1848-49) e nel 1857 era affianco di Carlo Pisacane nel tentativo rivoluzionario intrapreso nel sud Italia. Nonostante i fallimenti non si perse d'animo e nel 1860 con Garibaldi partecipò all'impresa dei Mille. Dal 1865 al 1874 fu deputato al Parlamento italiano venendo eletto nel Collegio di Monopoli. Partecipò con Garibaldi alla terza guerra d'indipendenza del 1866 e alla spedizione a Roma del 1867. La svolta della sua vita la ebbe quando incontrò Bakunin a Ischia nel 1866, che lo portò a schierarsi con l'internazionalismo, il federalismo e l'anarchismo. Nel 1868 assistette a Berna (Svizzera) al "Congresso della Lega della Pace" quindi partecipò alla creazione dell'"Alleanza Internazionale della Democrazia Socialista". Entrò a far parte della PrimaInternazionale, dove giocò un ruolo importante soprattutto nella diffusione delle concezioni anarchiche in Spagna. Nello scontro tra Marx e Bakunin prese con decisione posizione a favore del secondo partecipando attivamente alla Conferenza di Rimini e al successivo Congresso Internazionale di Saint-Imier.