sabato 8 dicembre 2018

02-11-65 - Domenica 21 maggio 1871

DOMENICA 21 MAGGIO 1871
(1 PRATILE ANNO 79)


 
Ducatel dal bastione 64 avvisa i versagliesi
  
I Parigini pensano di vivere una domenica di festa popolare come le precedenti. Persino più grandiosa, dato che c'è «il grande festival di tutte le musiche della Guardia Nazionale alla Concorde e alle Tuileries». Avvenimento che, anche per il tiepido sole di questo maggio, aveva attirato una folla immensa, curiosa, spensierata, decisa a riappropriarsi dei quartieri, dei giardini pubblici, dei divertimenti riservati fino ad allora all'«alta società» imperiale o repubblicana. Ma per la seconda volta, Thiers sferra il suo attacco contro la Parigi dei lavoratori, degli «insorti».
É con il tradimento che i versagliesi riescono a penetrare fra le mura di Parigi: alle 15 sulle indicazioni di un sinistro informatore, un certo Jules Ducatel di triste memoria, assoldato certamente da Thiers, vedendo bastioni deserti, le porte lasciate incustodite, salito sulle fortificazioni al bastione 64 della porta Saint-Cloud, sventola una bandiera bianca gridando: “Entrate, non c'è nessuno”.
I soldati del generale Douai si erano riuniti dal giorno precedente ai bastioni vuoti, in vista di un assalto. Questi coraggiosi reazionari non osarono entrare per paura di cadere in un'imboscata. Al segnale di Ducatel, mandano un ufficiale della marina in ricognizione, che entra in città e fa una ispezione. Dopo aver trovato i bastioni abbandonati e le case circostanti vuote, torna alla trincea e telegrafa la notizia a Versailles. I versagliesi entrano in città e occuparono senza difficoltà il 15° e il 16° arrondissement
Quel settore, bombardato da diversi giorni dal fuoco dei forti Issy e Vanves, non era quasi più difendibile, gli artiglieri non potevano nemmeno tenere la loro postazione. Il delegato della Guerra, che conosceva lo stato deplorevole della difesa, aveva promesso di installare una barriera mobile e di inviare rinforzi. Ma nulla era stato fatto In più bisogna considerare che tra le guardie nazionali predomina lo scoramento, derivato dalla disorganizzazione militare e dalle continue incertezze a livello di comando. C'è anche da dire che non erano pochi a nutrire ancora illusioni di conciliazione con i sedicenti repubblicani, tipo Ferry[1] o Thiers. Solo il battaglione di volontari, inviato sul posto, oppose una seria resistenza a questi movimenti di truppe. Isolati, i difensori di Parigi dovettero ripiegare sulla Muette, poi sugli Champs-Élysées. Al Consiglio della Comune si continua a trascurare la situazione militare. Non è un problema di competenza dei cinque del Comitato di Salute pubblica a cui la maggioranza ha delegato i pieni poteri? Si arzigogola su questioni di secondaria importanza; la seduta del pomeriggio, presieduta da Vallès (assessore Courbet), è prevalentemente dedicata al processo contro il generale Cluseret (giudicato innocente). Solo alle 19 un telegramma, firmato Dombrowski, arriva al Consiglio. «I versaglieli sono penetrati in città dalla porta Saint Cloud. Prendo provvedimenti per ricacciarli. Se potete inviarmi rinforzi, io. rispondo di tutto».

Dal fumetto Le cri du peuple - Entrata dei versagliesi e lettera di Dombrowski
L'esercito versagliese entra a Parigi
A Parigi, non ci preoccupiamo delle notizie militari. Il cuore è alla festa. Oggi, come ogni domenica per un mese, c'è un grande concerto di sostegno per le vedove e gli orfani della rivoluzione. Che spettacolo vedere questi uomini e donne del popolo, a volte esclusi dai quartieri alti, vengono a passeggiare nei giardini nel centro di Parigi, partecipare all’intrattenimento popolare nei palazzi dei re e imperatori!
Questo pomeriggio dalle ore 14, i parigini sono stati invitati al giardino delle Tuilleries, per il "grande festival di tutta la musica della Guardia Nazionale". Sono venuti più che mai ad ascoltare le fanfare dell'esercito popolare che suonano l'aria della lotta e della speranza. Il rombo attutito dei cannoni, ora vicino, non sembra commuovere gli uditori.
Alla fine del concerto, un ufficiale ha preso la parola: "Cittadini, il signor Thiers aveva promesso di entrare a Parigi ieri; Il signor Thiers non è entrato. Lui non entrerà. Vi invito per la prossima domenica, qui, nello stesso luogo, al nostro secondo concerto a beneficio delle vedove e degli orfani”. La folla entusiasta applaudì, mentre nello stesso momento, a due tirate di fucile più in là, l'avanguardia delle truppe di Versailles entrava a Parigi.
La Comune apprende la notizia solo la sera, grazie al dispaccio di Dombrowski che diede l'allarme. Nel frattempo, il generale Douai telegrafava la notizia a Thiers e Mac Mahon, che sovrintendono al bombardamento dal Monte Valérien. I generali danno l'ordine di lanciare l'assalto e fermare il fuoco per consentire alle truppe di schierarsi. Mentre cala la notte, gli uomini del battaglione linea entrano silenziosamente nella città insorta.
Parigini, abbiamo subito l'assedio, i bombardamenti, la carestia, le cospirazioni e i tradimenti, consentiremo di distruggere i nostri sforzi da un esercito di reazionari? Spetta al popolo armato difendere la rivoluzione! Sapevamo come combattere per ottenerla, sapremo come morire per questa. Tutti alle barricate!

Concerto alle Tuilleries


[1] Jules François Camille Ferry (Saint-Dié-des-Vosges, 5 aprile 1832 – Parigi, 17 marzo 1893) è stato un politico francese, oppositore di Napoleone III e tra le più eminenti personalità del partito repubblicano nella Terza Repubblica francese. Attraverso una serie di articoli denunciò le speculazioni finanziarie operate dal barone Haussmann per il rinnovamento urbanistico di Parigi. Grazie a questa sua iniziativa il barone venne successivamente estromesso dai poteri concessi. D'altra parte egli stesso, «avvocato squattrinato», divenuto sindaco di Parigi alla proclamazione della Repubblica nel settembre 1870, «riuscì a spremersi un patrimonio dalla carestia» della città assediata dai prussianiFerry, comprendendo che la Germania era troppo potente, per perseguire l'idea di acquistare un grande impero coloniale si fece promotore di una politica di collaborazione con Otto von Bismarck al fine di guadagnarne una «benevola neutralità» nel Sistema bismarckiano.