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domenica 9 dicembre 2018

02-11-72 - Domenica 28 maggio 1871

DOMENICA 28 MAGGIO 1871
(8 PRATILE ANNO 79)


Soldati versagliesi alla fine della Settimana sanguinante
La pioggia. Gli incendi. Il bombardamento di Belleville: sono le ultime ore della resistenza dei lavoratori di Parigi. L'estrema resistenza sulle barricate viene opposta al Faubourg du Tempie, rue Oberkampf, rue Saint Maur, rue Ramponneau.
I soldati non lasciano tregua agli ultimi Comunardi. Alle 5 del mattino, gli uomini di Vinoy e Ladmirault riprendono la loro avanzata. Costeggiano le fortificazioni della città fino alla porta Romainville, occupano la barricata di rue Rebeval e attaccano da dietro le posizioni di rue de Paris. Cinque o sei Federati tengono la barricata per diverse ore. 
Alle 8 del mattino, l'esercito dell'ordine occupa il municipio del 20° arronsissement. Vinoy manda una colonna di soldati per prendere la prigione di la Roquette, che era stata evacuata tanto tempo fa. Alle 9 del mattino, i soldati liberano 150 prigionieri, poliziotti, gendarmi, preti, molti nemici della Comune di cui i parigini non se ne erano più occupati.
Alle 10 in punto, un piccolo gruppo di insorti resiste ancora. Alcune barricate sono ancora in piedi nel 20° arronsissement, come quella di rue Ramponeau. Nell’11° arronsissement, i Federati tengono la piccola area tra le vie del Faubourg du Temple, la Fontaine-aux-Rois, e il boulevard de Belleville. Un piccolo battaglione di Comunardi, guidato da Varlin, Ferré e Gambon, cinto di sciarpe rosse, si ritira verso l'11° arronsissement; prendono posizioni dietro le barricate.
Circondati, senza alcuna speranza di fuga, contendono la strada ai soldati di Versailles. Si combatte in rue Oberkampf, rue Saint-Maur, rue Parmentier. I soldati di linea fanno cannoneggiare le barricate che non possono essere aggirate. Alle 11, i Federati non hanno munizioni. A mezzogiorno, sparano l'ultimo colpo di cannone della settimana di maggio. I soldati sparano ai Federati che vengono catturati vivi.
In rue Ramponeau sorge l'ultima barricata della Comune. Solo un Federato la difende. Per tre volte, con un colpo preciso, spezza il pennone della bandiera di Versailles, che occupa la barricata di rue de Paris. Grazie al suo coraggio, l'ultimo difensore dell'insurrezione parigina riesce a fuggire.
Varlin, che è riuscito a fuggire, è riconosciuto da un prete in place Cadet. Questi avvisa un ufficiale. Il Comunardo eletto, che ha combattuto per tutta la settimana, viene arrestato dal tenente Sicre. Il soldato gli legò le mani dietro la schiena e lo trascinò per un'ora attraverso le strade di Montmartre. La folla di soldati, guardie nazionali dell'ordine, agenti di Versailles e altri nemici della Comune linciano questo coraggioso uomo che ha rischiato la vita per salvare quella degli ostaggi di rue Haxo.
Quando arriva in rue des Rosiers, al culmine della Butte Montmartre, non si regge più. I soldati lo reggono. La sua faccia è irriconoscibile, un occhio pende dalla sua orbita. I versagliesi devono farlo sedere per fucilarlo. Dopo l'esecuzione, i soldati si avventano sul suo corpo, e lo colpiscono con i calci dei loro fucili. Il tenente Sicre prende l'orologio di Varlin, di cui ne ha fatto un ornamento.
Parigi intera appartiene alla reazione. La grande città è un quadrilatero dell'esercito dell'ordine, che impedisce a chiunque di entrare o uscire. Le granate, i proiettili e gli incendi devastarono le strade e i boulevard. Le piazze sono disseminate di cadaveri. Di fronte alle caserme, i corpi sono accatastati a decine. Ovunque continuano le esecuzioni. Alla prigione della Roquette, vicino a Père-Lachaise, si fucila per tutto il giorno. I soldati, ubriachi di massacri, sono accampati nelle strade.
Jean Baptiste Clément, nella dedica della sua canzone Il tempo delle ciliege alla «valorosa cittadina Louise» rievoca questi ultimi istanti della resistenza operaia.
“Quando già tutta Parigi è alla mercè della reazione vittoriosa, c'è ancora chi lotta in rue Fontaine-au-Roi. Ci sono dietro una barricata che li ripara malamente una ventina di combattenti... Tra le undici e mezzogiorno vediamo venirci incontro una ragazza di 20-22 anni, che ha fra le mani un paniere. Le chiediamo da dove venga, che cosa faccia qui, perché si esponga in questo modo. Risponde con la più grande semplicità che lei è portantina, e che, essendo caduta la barricata di Rue Saint Maur, è venuta a vedere se noi abbiamo bisogno della sua opera. Abbiamo saputo soltanto che si chiamava Louise e che era operaia... Che ne è stato di lei? È stata come tanti altri fucilata dai versagliesi?”. 
“Abitanti di Parigi” proclama Mac-Mahon “la vostra città è liberata! La lotta è finita: ci sarà ordine, lavoro,sicurezza”.
Proclama di Mac-Mahon ai parigini.
Si, regna l'ordine, fra morti e rovine. A «lotta finita» migliaia di persone sono rastrellate nei pressi del Père Lachaise e incarcerate alla Roquette. “C'è all'entrata” scrive Lissagaray “il responsabile di un battaglione, squadra i prigionieri e, a suo arbitrio, decide: «a destra, a sinistra!». Quelli di sinistra erano stati da lui condannati alla fucilazione. Si vuotano le loro tasche, si fanno allineare al muro e si ammazzano. Lì vicino due preti- biascicano le preghiere per i moribondi. In 24 ore nella sola Roquette sono uccise 1900 persone”. 
Prima pagina de Le Cri du Peuple del 28 maggio 1871
"La vostra città è liberata" proclamava Mac-Mahon, senza rendersi conto che Parigi era già libera, e che da quel momento non lo fu più.

È stato ucciso a colpi di fucile
A colpi di mitraglia
È seppellito con la sua bandiera
Nella terra argillosa
La turba dei grassi carnefici
Si credé la più forte
Tutto questo non impedisce,
Nicolas,
Che la Comune continui a vivere.
Come un giardiniere falcia un prato
Un contadino scrolla un albero di mele
I versagliesi hanno massacrato
Almeno centomila uomini.
Pensi che non contino
Questi centomila assassinati?
Tutto questo non impedisce,
Nicolas, 
Che la Comune continui a vivere.



Uomini della Guardia Nazionale giacciono morti per le strade di Parigi 







02-11-71 - Sabato 27 maggio 1871

SABATO 27 MAGGIO 1871
(7 PRATILE ANNO 79)


 Al mattino la nebbia avvolge la città. Incendi, granate e sparatorie oscurarono il cielo. I versagliesi lanciano l'offensiva all'alba. Prendono senza difficoltà la porta di Montreuil e la porta di Bagnolet, occupano Charonne e alle 7:00 raggiungono la place du Trône, che le guardie nazionali furono costrette ad abbandonare.
I soldati installano una batteria di sei cannoni all'ingresso del boulevard Voltaire e bombardano la barricata del municipio dell'11°, che risponde in qualche modo con i suoi due cannoni. Durante questo periodo i soldati di linea versagliesi proseguono verso la Villette, alle 10 del mattino prendono la barricata di rue Puebla, e sono fermati in rue de Crimée da uno dei cannoni del luogo della place des fêtes.
Alle undici, alcuni membri del consiglio comunale si incontrano in rue Haxo. Vogliono decidere. Ranvier, che viene a chiedere aiuto agli uomini per difendere Buttes Chaumont, grida "Andate a combattere, invece di litigare!". Ognuno parte per la sua postazione.
Alle 4 del pomeriggio, i cannoni delle Buttes Chaumont non hanno più munizioni. Scarseggiano. le munizioni, i cannoni tacciono, si combatte all'arma bianca. Seicento Comunardi resistono per sei ore alle cannonate e agli assalti di intere brigate di Versailles. Uno contro dieci è il rapporto di forze di questa settimana di lotta.
Gli artiglieri, al loro posto dal mattino, prendono i loro fucili e si ritirano verso rue Ménadier, rue Fessart e rue Annelets, dove ancora resistono alcuni Federati. Alle cinque in punto, approfittando di un diversivo, i soldati occupano place des fêtes. Le ultime guardie nazionali si ritirano verso la Buttes Chaumont.
In tutta la città gli arresti si moltiplicano. La giustizia è sbrigativa: un'occhiata alle mani callose e nere, mani di lavoratori, dunque di Comunardi. Basta questo per essere fucilati sul posto o per essere spediti nei famigerati carceri speciali, istituiti da Thiers prima che il suo esercito entrasse a Parigi.
La stampa borghese, incita esplicitamente al massacro: “Che cosa è un repubblicano?” chiede «Le Figaro» “Una bestia feroce... Sotto dunque, brava gente. Basta più poco per finirla col verminaio democratico e sociale”.
La sanguinosa repressione trasforma i quartieri popolari in veri e propri carnai. Racconta un giornalista inglese: “Ho visto fucilare circa 60 uomini nello stesso posto, mischiati con delle donne. Ho visto una donna afferrata da quattro soldati e spogliata. Un ufficiale la interroga: «Avete ammazzato due dei miei soldati». La donna risponde sprezzantemente: «Mi punisca Iddio per non averne ammazzati di più. Avevo due figli ad Issy, tutti e due uccisi; due erano a Neuilly, essi pure uccisi. Mio marito è morto su questa barricata, e ora fate di me quello che volete». Non ho sentito di più; mi allontanai strisciando dietro le macerie, non abbastanza in fretta per non sentire l'ordine «fuoco», che significava che tutto era finito». 
Dalla metà del pomeriggio, i versagliesi hanno assediato 200 guardie nazionali che si sono trincerate nel Père-Lachaise, una delle ultime isole di resistenza. Alle 6 del pomeriggio, un gran numero di soldati del battaglione di linea versagliese si radunarono davanti al cimitero e spararono con il cannone contro grande porta, che cedette senza difficoltà nonostante la barricata che la rinforzava. I soldati vanno all’assalto. Sotto i proiettili i Federati resistono palmo a palmo fra le tombe, dietro le quali trovano riparo e dove si difendono fino all'ultimo, e ciò, fino a notte alta. Si combatte con mazze e baionette.
Combattimenti al cimitero di Père Lachaise, 27 maggio 1871
Stasera, gli ultimi Comunardi rimasti sono circondati dai soldati di Versailles. Gli uomini di Douai e Clinchant sono distaccati a sud, al boulevard Richard-Lenoir, mentre quelli di Vinoy e Ladmirault si dirigono a nord. Alcuni bastioni federati si trovano ancora nell'11° e 20° arrondissement.
La pioggia non si è fermata. Il fuoco delle banchine de la Villette illumina il cielo parigino. I bombardamenti continuano su Belleville, alcune granate arrivano fino a Bagnolet e feriscono i soldati prussiani. Nel municipio del 20°, la situazione è disperata. I restanti membri della Comune che stanno ancora combattendo, Trinquet, Ferré, Varlin, Ranvier e Jourde, sono impotenti al disastro. Arrivano i feriti e non c'è un dottore, nessun materasso, nessuna coperta. Il fischio delle granate scandisce le ultime ore della città ribelle. 
Non c'è quartiere i cui muri non s'imbrattino del sangue dei fucilati. Come scriverà più tardi Eugène Pottier:
La tua storia, borghese,
È scritta su questi muri
Non è un testo oscuro
La tua feroce ipocrisia:
È scritta su questi muri!




02-11-70 - Venerdì 26 maggio 1871

VENERDÌ 26 MAGGIO 1871
(6 PRATILE ANNO 79)


Esecuzioni sommarie da parte dei versagliesi
Parigi si sveglia sotto la pioggia. I Federati, stremati dalla mancanza di sonno e dai bombardamenti, distinguono a malapena le posizioni nemiche. I versagliesi, durante la notte, hanno rimosso le barricate lasciate incustodite dalle guardie nazionali. Al mattino, occupano le barricate di rue d'Aubervilliers e del boulevard de la Chapelle a nord, la square du Temple, la barricata di rue Saint-Antoine e la Gare de Lyon.
La Bastiglia resiste ancora. Ma i versagliesi circondano la piazza. I soldati del generale Vinoy aggirano la Bastiglia seguendo la Senna. Alle sette entrano nel faubourg St. Antoine. I Federati li fermano in rue d'Aligre e in rue Lacuée. Un centinaio di guardie nazionali mantengono la piazza, sotto una valanga di proiettili. Trincerati nelle case, contendono il marciapiede per diverse ore. 
Lissagaray: “Segoyer il comandante della fanteria versagliese, essendosi spinto troppo avanti dalla parte della Bastiglia, è stato catturato e fucilato «senza rispetto delle leggi di guerra», ha potuto dire Thiers, come se dopo tre giorni in cui ha fatto fucilare tutti i prigionieri, compresi donne e ragazzi, Thiers rispettasse in guerra una legge diversa da quella dei selvaggi. Possiamo dire a testa alta, ad onore dei Federati, che questa è stata l'unica esecuzione sommaria. Durante le sei settimane d'assedio non hanno giustiziato nessun versagliese fatto prigioniero in combattimento.
Esecuzione di Comunardi
I Federati, mentre sui campi di battaglia venivano uccisi i loro vivandieri, fucilati i loro medici anche se portavano i segni della Croce Rossa, raccolgono e curano senza discriminanti i feriti di Vinoy o di Gallifet. Chi si preoccupò di far sì che gli abitanti d'Issy e di Neuilly, incessantemente bombardate, potessero trovar riparo a Parigi? La Comune. Chi rifiutò questo per giorni e giorni? Thiers. Chi ha commesso la mostruosa violazione delle leggi di guerra bombardando Parigi senza intimazione preventiva? Chi ha fatto uso per primo di bombe al petrolio avvolgendo nelle fiamme il quartiere di Temes? Chi ha fatto tirare sui massoni quando, disarmati, issavano la loro bandiera sugli spalti? Lui, Thiers, che osa indignarsi per l'esecuzione di un prigioniero. É proprio in virtù di questo suo impasto di falso e di scaltra bonomia, che è diventato l'idolo della borghesia francese”. 
In tutti i quartieri occupati, i generali hanno installato dei mattatoi. I tribunali e i consigli di guerra improvvisati in cui migliaia di parigini sono giudicati sommariamente, condannano a morte la maggior parte dei prigionieri.
Morte di Milliere
Quelli che non sono giustiziati rimangono prigionieri. Per soddisfare le macabre necessità dell'esercito dell'ordine, le esecuzioni sono centralizzate nei cortili delle caserme, come nella caserma Lobau, nella scuola militare, nell’orto botanico, nella piazza Montholon, nelle stazioni ferroviarie dell’Est e del Nord. I soldati hanno fucilato i condannati a gruppi, con la mitragliatrice.
Quando non sono assassinati sul posto, i prigionieri federati sono portati a Versailles dove sono ammassati come bestie all'«Orangerie» senza acqua. “Due volte al giorno” scrive Lissagaray “viene loro somministrata una brodaglia giallastra: questo il loro nutrimento Nessuna assistenza sanitaria, i feriti sono distrutti dalla cancrena. Quindi, dopo una sosta a Satory, luogo altrettanto micidiale, sono rinchiusi, solidamente incatenati, in carri bestiame, e spediti in qualche parte per esser deportati nei bagni penali. Basta il sospetto di ammutinamento perché fucili e pistole facciano strage”.
La Vilette dopo l'esplosione
Sulla riva sinistra, il Luxembourg è uno di quei luoghi in cui vengono fucilati centinaia di parigini. Stamattina, Millière riconosciuto fu arrestato lì e portato al Pantheon per ordine del generale Cissey. Gli ordina di inginocchiarsi ai piedi del monumento, per espiare i suoi fatti. I soldati devono costringerlo ad inginocchiarsi. Millière apre il suo cappotto e grida "Lunga vita all'umanità!" prima di cadere sotto i proiettili. Un militare si avvicina al cadavere e scarica il suo fucile nel tempio del morto.
Verso mezzogiorno, i moli della Villette prendono fuoco. L'incendio di questo immenso deposito di petrolio, benzina e materiale esplosivo rende inutili le barricate di rue de Flandre e rue Riquet. Trincerati dietro il canale Saint Martin, i Federati respingono un'offensiva dei versagliesi che non riescono ad attraversare il canale.
All'inizio del pomeriggio i soldati conquistano la Bastiglia. Vinoy lascia gli uomini indietro per procedere alle perquisizioni e alle esecuzioni e torna con le sue truppe nel 12° arrondissement. La barricata in rue de Reuilly li rallenta per alcune ore.
Incendio della Vilette
A nord, si combatte a la Villette da stamattina. I Federati si sono assemblati dietro il canale Saint Martin e hanno barricato la rue de Crimée.
Nel municipio del 20° arrondissement, gli ultimi funzionari eletti e officiali della Comune cercano di coordinare gli sforzi. Il quartier generale si trova in rue Haxo. Ranvier, che ha combattuto per giorni, ha scritto un proclama: «Cittadini del XX, se soccombiamo, voi sapete quale destino è riservato a noi ... Alle armi! Prestate il vostro sostegno al XIX, aiutatelo a respingere il nemico. Avanti quindi ... Lunga vita alla Repubblica!».
Barricata canale St. Martin
Nei quartieri che resistono, i parigini sono esausti, provati dai bombardamenti che si sono intensificati da una settimana. Le atrocità dell'esercito dell'ordine, i soldati che massacrano indiscriminatamente uomini, donne e bambini, che massacrano i feriti sulle ambulanze, il destino riservato ai prigionieri fanno salire la rabbia. Si parla di vendicare i Federati che morirono in battaglia, di giustiziare gli ostaggi.
Ora, le masse parigine, travolte da una ben comprensibile collera per i bombardamenti e i massacri versagliesi, premono perché siano passati per le armi, per rappresaglia, alcuni ostaggi. Verso le 18:00, la folla si è radunata alla postazione di rue Haxo. Gli ostaggi tenuti nella prigione di La roquette sono stati portati lì. Tra questi, 34 gendarmi arrestati il 18 marzo, dieci ecclesiastici e quattro spioni dell'Impero. Tutti sono ammassati al muro. In rappresaglia per le esecuzioni sommarie, come previsto dal decreto del 5 aprile, le guardie nazionali decidono di fucilarli. Nonostante le proteste di Varlin e Louis Piat, i Federati scaricano i loro fucili e uccidono 50 ostaggi: undici tra preti e religiosi; trentacinque gendarmi, quattro vecchi spioni dell'Impero. Naturalmente la borghesia non aspettava altro per accrescere la propria indignazione. In realtà queste esecuzioni rappresentano ben poca cosa rispetto all'accanimento sanguinario dell'ordine «repubblicano».
I Federati, dopo un'accanita resistenza, devono ripiegare verso Ménilmontant. Dall'alto delle proprie fortificazioni possono vedere i prussiani collaborare con i versagliesi; interrompono le comunicazioni ferroviarie, bloccano le strade, arrestano coloro che tentano di uscire da Parigi (consegnandoli ai versagliesi) segnalano alla fanteria di Versailles i movimenti dei Federati.
Le due borghesie, quella prussiana e quella francese, collaborano fraternamente per schiacciare la rivoluzione proletaria. 
Stasera, gli ultimi insorti mantengono ancora il diciannovesimo e il ventesimo arrondissement, una parte dell'undicesimo e la parte orientale del decimo.
Gli ostaggi radunati in rue Haxo 88



sabato 8 dicembre 2018

02-11-69 - Giovedì 25 maggio 1871

GIOVEDÌ 25 MAGGIO 1871
(5 PRATILE ANNO 79)


Le truppe di Mac-Mahon proseguono la loro offensiva sulla riva destra verso Butte-aux-Cailles, la Bastiglia, lo Chateau d'Eau (attuale Place de la Republique). Ma si trovano di fronte dappertutto una resistenza accanita.
I bombardamenti non si sono fermati tutta la notte. Grazie all'oscurità, i Federati portano via i cannoni del 10° arrondissement dalla piazza dello Château-d'Eau, e l'arrondissement è evacuato. Un reparto della Comune che è rimasto indietro, un battaglione di Federati di Brunel composto da ragazzini dai 10 ai 17 anni, tengono le barricate di rue Magnan e del quai de Jemmapes da soli per diverse ore, di fronte ai soldati che hanno preso la parte settentrionale del boulevard Magenta. I versagliesi riescono a respingerli e ad occupare la loro caserma. Brunel, che aveva combattuto per quattro giorni, cadde ferito alla coscia. I reparti della Comune lo portano via su una barella.
Lissagaray: “In questa battaglia, strada dopo strada, i ragazzi. si dimostrano, come già avevano fatto in campo aperte; all'altezza degli adulti. Su una barricata di Faubourg du Temple, il più accanito tiratore è un ragazzo. Quando la barricata cade nelle mani versagliesi, i superstiti sono messi al muro. Il ragazzo chiede tre minuti di tempo. «Mia madre abita qui di fronte, lasciate che le porti il suo orologio d'argento, perché non perda proprio tutto». L'ufficiale, nonostante tutto, commosso, lo lascia andare, convinto di non rivederlo più. Tre minuti più tardi un «Eccomi qua!» è il ragazzo, che sale sul marciapiede e si addossa al muro accanto ai cadaveri dei compagni fucilati».
Bisogna pensare che questi «ragazzi» Comunardi erano in realtà dei piccoli operai che, avendo vissuto la schiavitù del lavoro fin dall'età di 6-8 anni, avevano un odio di classe uguale a quello dei loro compagni adulti.
Ragazzini della Comune
Le guardie nazionali che hanno cercano il riposo trovano la mattina le loro barricate occupate e la bandiera rossa sostituita dal tricolore.
Alla riva sinistra, i versagliesi rafforzano le loro posizioni. Hanno installato le batterie in place d’Enfer, al Luxembourg e, sulle mura, al Bastione 84. Una cinquantina di cannoni e mitragliatrici sono puntate sulla Butte-aux-Cailles; Cissey, nel disperato tentativo di prendere il 13° arrondissement, difeso con accanimento dagli uomini di Wroblewski, bombardò la collinetta. In difficoltà dopo la presa del Pantheon di ieri pomeriggio, il generale polacco conta sulla barricata del pont d'Austerlitz per assicurare il collegamento con la Federati sulla riva destra, e ha i suoi cannoni riuniti in place Jeanne d’Arc, dove installa la sua sede.
A mezzogiorno inizia l'attacco della butte. I forti di Montrouge e di Bicêtre furono abbandonati nella notte dalle guarnigioni, e i versagliesi installarono pezzi di artiglieria che cannoneggiano Fort Ivry e Butte-aux-Cailles. I soldati si separano, una divisione sale sul distretto a sud e scavalca le barricate principali dei giardini, mentre gli altri attaccano l’avenue dei Gobelins. Al prezzo di una lunga sparatoria, i due distaccamenti si incontrano al municipio dell’arrondissement, situato in place d’Italie.
Wroblewski, che da questa mattina ha ricevuto ordini di ritirarsi all'11° arrondissement, persiste fino a metà pomeriggio. Ma i versgliesi, che ora tengono avenue d’Italie, avenue Choisy e avenue Gobelins, risalgono il boulevard Saint-Marcel. Solo evitando di circondare le sue truppe, si ritirò in buon ordine sulla riva destra, con i suoi cannoni e un migliaio di uomini. Il fuoco della barricata del ponte Austerlitz protegge il suo ritiro. Le ultime guardie nazionali restanti che difendono il loro quartiere vengono catturate e giustiziate. La riva sinistra ora è interamente occupata dal nemico.
La riva destra, l'incendio dell’Hôtel de Ville è sotto controllo, e le rovine della Maison Commune sono occupate dai soldati. Intorno alle 10, raggiungono la barricata del faubourg Saint Denis che aggirano e catturano diciassette Federati, intimandoli alla resa. Le guardie nazionali si rifiutano e non hanno il tempo di gridare "Lunga vita alla Comune" che i militari li fucilano. I versagliesi occupano la barricata Saint Laurent, puntano i cannoni sulla place du Château d’Eau, e poi scendono verso quai de Valmy e rue de Lancry. 
Gli uomini di Clinchant e Douai marciano sulla place du Chateau d'Eau, mentre quelli di Vinoy continuano verso place de la Bastille. Alcune barricate sopravvivono ancora nei quartieri centrali, come rue Charlot o rue de Saintonge nel 3° arrondissement, o rue Montorgueil nel 2° arrondissement. Più ad est, Vinoy aggira la place de la Bastille sulle rive dell'Arsenal e spinge i suoi uomini a far occupare il grenier d’abondance (il granaio dell'abbondanza)[1]. Minacciati da questa nuova posizione dei versagliesi, i Federati che difendono la piazza hanno dato fuoco all'edificio.

Il granaio dell'abbondanza distrutto dalle fiamme, boulevard de la Bastille
Il combattimento si concentra sulla place du Château d'Eau, dove la resistenza è molto seria. Un ciclone di bombe e proiettili, case in fiamme, alberi sradicati, giardini squassati. È il punto centrale della lotta. Morti e feriti cadono sulle barricate. In rue du Château d'Eau la Guardia Nazionale fedele alla Comune, abbandona una barricata di fronte all'avanzata delle truppe di Versailles. Al grido di "Viva la Comune" molte donne armate di fucili accorrono per cercare di spingere indietro gli assalitori. Lo scontro è terribile. Solo cinquantadue Comunarde sopravvivono all'assalto. Disarmate, sono immediatamente fucilate dai versagliesi senza ulteriori indugi. Le barricate dei boulevard Magenta e Strasbourg non reggevano.
La barricata di boulevard Voltaire tiene tutto il giorno. I pochi instancabili della Comune, Lisbonne, Theisz, Jaclard e Jourde, resistono ancora. Vermorel, a cavallo, aggira le barricate, mantiene il morale dei Federati e dirige i rinforzi verso le posizioni minacciate. I feriti della Bastiglia sono diretti al municipio dell'11° arrondissement. Tra questi, i funzionari eletti della Comune riconosciamo Elizabeth Dmitrieff, che arriva sostenendo Leò Frankel, anch'egli ferito alla barricata del faubourg Saint Antoine. Wroblewski, che torna da Butte-aux-Cailles, continua la lotta come semplice soldato.
La Comune ora controlla solo i quartieri popolari del nord-est di Parigi. Dopo la caduta del Pantheon, è il turno della Butte-aux-Cailles ad essere presa nel pomeriggio dai soldati di Versailles. Le battaglie sono concentrate poi a place du Chateau-d'Eau, dove la resistenza è esemplare.
Alle 7 di sera, la piazza è dilaniata da bombardamenti e incendi. 
Delescluze, sfinito malato, sfibrato da tutti questi giorni senza tregua, disperato per non poter raddrizzare una situazione di cui era responsabile in quanto delegato alla guerra, rifiutandosi di lasciarsi prendere in vita e di sopravvivere ad un'altra sconfitta, avanza verso la barricata. Vermorel, che lo segue, è gravemente ferito. Il delegato alla guerra gli stringe la mano e va ai piedi alla barricata. Le guardie che lo accompagnano sono costrette a ritirarsi dalle raffiche di colpi di mitraglia dei versagliesi. Risoluto, Delescluze “con l'abito usuale, la sciarpa rossa alla cintura, supera le barricate, con passo tranquillo, come i vecchi montagnardi salivano sui patibolo”, sale sul marciapiede e si arrampica verso la sommità della barricata dello Chateau-d'Eau, il suo pugno si allunga verso il nemico. Poi cade morto, crivellato dai proiettili versagliesi. Alcune guardie nazionali che vogliono aiutarlo cadono a loro volta.
La morte di Delescluze, barricata du Chateau d’Eau
Alla fine della giornata la Bastiglia e lo château d’Eau appartengono ancora ai Federati. Il granaio dell'abbondanza, ormai bruciato dai difensori della Bastiglia, è occupato dagli uomini di Vinoy. I Comunardi evacuano il municipio dell'11° arrondissement. Le esecuzioni sommarie sono in aumento, e i soldati arrivano al punto di raccogliere i feriti dalle ambulanze per finirli.




[1] Il Grenier de réserve (granaio di riserva), noto anche come granaio dell'abbondanza, era un magazzino costruito e utilizzato a Parigi nel XIX secolo per la fornitura di grano e di cereali. La fornitura di grano in Francia era imprevedibile a causa del maltempo e una commissione del Consiglio di stato suggerì la costruzione di granai di riserva in tutto il paese. Napoleone I scelse di costruire il primo a Parigi. Costruito nel 1807 dall'architetto François-Jacques Delannoy, il grenier d’abondance si trovava nell'attuale 4° arrondissement di Parigi, lungo boulevard Bourdon, nel distretto dell'Arsenal, sul sito del Petit- Arsenal. La situazione, l'orientamento e la forma allungata dell'edificio ne hanno reso scomodo l'uso. Inoltre, nel 1836, fu intrapresa la costruzione di un vasto magazzino pubblico nel bacino della Villette. La città di Parigi acquistò il granaio dallo stato nel 1842 per fare un deposito pubblico di cibo. I panettieri dovevano disporre di una scorta di farina e frumento sufficiente a nutrire i loro clienti per tre mesi. L'olio e il vino sono stati conservati nel seminterrato. Per facilitare l'accesso all'attico vicino alla città, la rue de Brissac fu aperta nel 1843.