domenica 9 dicembre 2018

02-11-72 - Domenica 28 maggio 1871

DOMENICA 28 MAGGIO 1871
(8 PRATILE ANNO 79)


Soldati versagliesi alla fine della Settimana sanguinante
La pioggia. Gli incendi. Il bombardamento di Belleville: sono le ultime ore della resistenza dei lavoratori di Parigi. L'estrema resistenza sulle barricate viene opposta al Faubourg du Tempie, rue Oberkampf, rue Saint Maur, rue Ramponneau.
I soldati non lasciano tregua agli ultimi Comunardi. Alle 5 del mattino, gli uomini di Vinoy e Ladmirault riprendono la loro avanzata. Costeggiano le fortificazioni della città fino alla porta Romainville, occupano la barricata di rue Rebeval e attaccano da dietro le posizioni di rue de Paris. Cinque o sei Federati tengono la barricata per diverse ore. 
Alle 8 del mattino, l'esercito dell'ordine occupa il municipio del 20° arronsissement. Vinoy manda una colonna di soldati per prendere la prigione di la Roquette, che era stata evacuata tanto tempo fa. Alle 9 del mattino, i soldati liberano 150 prigionieri, poliziotti, gendarmi, preti, molti nemici della Comune di cui i parigini non se ne erano più occupati.
Alle 10 in punto, un piccolo gruppo di insorti resiste ancora. Alcune barricate sono ancora in piedi nel 20° arronsissement, come quella di rue Ramponeau. Nell’11° arronsissement, i Federati tengono la piccola area tra le vie del Faubourg du Temple, la Fontaine-aux-Rois, e il boulevard de Belleville. Un piccolo battaglione di Comunardi, guidato da Varlin, Ferré e Gambon, cinto di sciarpe rosse, si ritira verso l'11° arronsissement; prendono posizioni dietro le barricate.
Circondati, senza alcuna speranza di fuga, contendono la strada ai soldati di Versailles. Si combatte in rue Oberkampf, rue Saint-Maur, rue Parmentier. I soldati di linea fanno cannoneggiare le barricate che non possono essere aggirate. Alle 11, i Federati non hanno munizioni. A mezzogiorno, sparano l'ultimo colpo di cannone della settimana di maggio. I soldati sparano ai Federati che vengono catturati vivi.
In rue Ramponeau sorge l'ultima barricata della Comune. Solo un Federato la difende. Per tre volte, con un colpo preciso, spezza il pennone della bandiera di Versailles, che occupa la barricata di rue de Paris. Grazie al suo coraggio, l'ultimo difensore dell'insurrezione parigina riesce a fuggire.
Varlin, che è riuscito a fuggire, è riconosciuto da un prete in place Cadet. Questi avvisa un ufficiale. Il Comunardo eletto, che ha combattuto per tutta la settimana, viene arrestato dal tenente Sicre. Il soldato gli legò le mani dietro la schiena e lo trascinò per un'ora attraverso le strade di Montmartre. La folla di soldati, guardie nazionali dell'ordine, agenti di Versailles e altri nemici della Comune linciano questo coraggioso uomo che ha rischiato la vita per salvare quella degli ostaggi di rue Haxo.
Quando arriva in rue des Rosiers, al culmine della Butte Montmartre, non si regge più. I soldati lo reggono. La sua faccia è irriconoscibile, un occhio pende dalla sua orbita. I versagliesi devono farlo sedere per fucilarlo. Dopo l'esecuzione, i soldati si avventano sul suo corpo, e lo colpiscono con i calci dei loro fucili. Il tenente Sicre prende l'orologio di Varlin, di cui ne ha fatto un ornamento.
Parigi intera appartiene alla reazione. La grande città è un quadrilatero dell'esercito dell'ordine, che impedisce a chiunque di entrare o uscire. Le granate, i proiettili e gli incendi devastarono le strade e i boulevard. Le piazze sono disseminate di cadaveri. Di fronte alle caserme, i corpi sono accatastati a decine. Ovunque continuano le esecuzioni. Alla prigione della Roquette, vicino a Père-Lachaise, si fucila per tutto il giorno. I soldati, ubriachi di massacri, sono accampati nelle strade.
Jean Baptiste Clément, nella dedica della sua canzone Il tempo delle ciliege alla «valorosa cittadina Louise» rievoca questi ultimi istanti della resistenza operaia.
Quando già tutta Parigi è alla mercè della reazione vittoriosa, c'è ancora chi lotta in rue Fontaine-au-Roi. Ci sono dietro una barricata che li ripara malamente una ventina di combattenti... Tra le undici e mezzogiorno vediamo venirci incontro una ragazza di 20-22 anni, che ha fra le mani un paniere. Le chiediamo da dove venga, che cosa faccia qui, perché si esponga in questo modo. Risponde con la più grande semplicità che lei è portantina, e che, essendo caduta la barricata di Rue Saint Maur, è venuta a vedere se noi abbiamo bisogno della sua opera. Abbiamo saputo soltanto che si chiamava Louise e che era operaia... Che ne è stato di lei? È stata come tanti altri fucilata dai versagliesi?”. 
Abitanti di Parigi” proclama Mac-Mahonla vostra città è liberata! La lotta è finita: ci sarà ordine, lavoro,sicurezza”.
Proclama di Mac-Mahon ai parigini.
Si, regna l'ordine, fra morti e rovine. A «lotta finita» migliaia di persone sono rastrellate nei pressi del Père Lachaise e incarcerate alla Roquette. “C'è all'entrata” scrive Lissagaray “il responsabile di un battaglione, squadra i prigionieri e, a suo arbitrio, decide: «a destra, a sinistra!». Quelli di sinistra erano stati da lui condannati alla fucilazione. Si vuotano le loro tasche, si fanno allineare al muro e si ammazzano. Lì vicino due preti- biascicano le preghiere per i moribondi. In 24 ore nella sola Roquette sono uccise 1900 persone”. 
Prima pagina de Le Cri du Peuple del 28 maggio 1871
"La vostra città è liberata" proclamava Mac-Mahon, senza rendersi conto che Parigi era già libera, e che da quel momento non lo fu più.

È stato ucciso a colpi di fucile
A colpi di mitraglia
È seppellito con la sua bandiera
Nella terra argillosa
La turba dei grassi carnefici
Si credé la più forte
Tutto questo non impedisce,
Nicolas,
Che la Comune continui a vivere.
Come un giardiniere falcia un prato
Un contadino scrolla un albero di mele
I versagliesi hanno massacrato
Almeno centomila uomini.
Pensi che non contino
Questi centomila assassinati?
Tutto questo non impedisce,
Nicolas, 
Che la Comune continui a vivere.



Uomini della Guardia Nazionale giacciono morti per le strade di Parigi