venerdì 19 luglio 2019

02-14-FER30 – Théophile FERRÉ

THEOPHILE FERRÉ


Théophile Charles Gilles Ferré è nato a Parigi il 6 maggio 1846 è stato un politico e giornalista francese, tra i protagonisti della Comune di Parigi. Non si sa quasi niente della sua gioventù, si sa solo che fu assistente nello studio di un avvocato. Militante blanquista[1] fu più volte arrestato dalla polizia bonapartiste e fu condannato in quattro occasioni sotto il Secondo Impero per le sue idee politiche. Nel 1868 ha pronunciato un discorso di fuoco sulla tomba di Baudin deputato ucciso in una barricata nel 1851. Nel luglio 1870 è stato processato per aver preso parte ad un complotto per assassinare Napoleone III, venne assolto per mancanza di prove, ma fu espulso dalla corte di Blois[2] per insulti all’Alta Corte.
Con la proclamazione della Repubblica, 4 settembre 1870, collaborò a La Patrie en danger (La Patria in pericolo) giornale di Auguste Blanqui. Si arruolò nel 152º battaglione della Guardia Nazionale (con sede a Montmartre), divenne delegato al Comitato centrale repubblicano dei venti arrondissement, nonché membro del Comitato di vigilanza di Montmartre, al fianco di Louise Michel, Paule Mink, ed altri.
Il 18 marzo 1871 ha diretto la difesa dei cannoni, piazzati sulla collina di Montmartre, dal tentativo del governo di sottrarle alla Guardia Nazionale, evento che funse da pretesto per il sollevamento parigino e della creazione della Comune. Immediatamente propose, e si offrì, di marciare immediatamente verso Versailles dove si trovava l'Assemblea nazionale e il governo di Adolphe Thiers.
Il 26 marzo, fu eletto al Consiglio della Comune da parte del 18° arrondissement, e fu incaricato nella Commissione Sicurezza generale, dalla quale si dimise il 24 aprile, ma ne venne immediatamente rieletto.
Il 5 aprile, la Comune approvò un decreto che autorizzava l'arresto delle persone di cui si pensava che fossero fedeli al governo francese di Versailles, gli arrestati erano da ritenersi «ostaggi del popolo di Parigi». Tra questi l'arcivescovo di Parigi Georges Darboy, l'abate Deguerry, la curia della Chiesa de la Madeleine, e diverse centinaia di altri. La Comune sperava di poter scambiare i suoi ostaggi per Auguste Blanqui, un rivoluzionario e Presidente onorario della Comune, che venne arrestato dal governo francese il 15 marzo. Tuttavia, il capo provvisorio del governo francese, Adolphe Thiers rifiutò qualsiasi trattativa con la Comune per il rilascio degli ostaggi.
Il 1° maggio, Ferré venne nominato sostituto procuratore della Comune e il 13 maggio delegato alla Sicurezza generale. Votò a favore della creazione del Comitato di Salute pubblica
Il 21 maggio, le forze governative francesi entrarono a Parigi. Questo segnò un periodo di pesanti combattimenti tra le truppe governative e le guardie nazionali, che passò alla storia come la "Settimana sanguinante", con le truppe governative che effettuarono esecuzioni sommarie degli uomini catturati della Guardia Nazionale e dei sospetti Comunardi.
Il 24 maggio, la resistenza della Comune stava cominciando a disintegrarsi. Una delegazione di uomini della Guardia Nazionale, guidata da Gustave Genton, membro del Comitato di Salute pubblica, si recò nella nuova sede della Comune presso il municipio dell’11° arrondissment per chiedere l'esecuzione immediata degli ostaggi detenuti presso il carcere di La Roquette. Ferré, che era il nuovo procuratore della Comune, inizialmente esitò ma poi scrisse una nota che autorizzava le esecuzioni. Genton chiese dei volontari per formare un plotone d’esecuzione, e andò alla prigione di La Roquette, dove erano tenuti molti degli ostaggi. Genton selezionò sei nomi dalla lista degli ostaggi, tra cui Georges Darboy, l'abate Deguerry, Bonjean (Presidente della camera alla Corte di cassazione), e Allard, Clerc, Ducoudray, tre membri della Compagnia di Gesù.
Il direttore del carcere, Francois, si rifiutò di consegnare l’Arcivescovo senza un ordine specifico della Comune. Genton mandò un messo da Ferré per ottenere l’ordine scritto. Ferré lo compilò scrivendo "e soprattutto l'arcivescovo" sul fondo della sua nota. I sei ostaggi furono portati nel cortile della prigione, allineati contro il muro, e fucilati. I difensori della Comune in seguito giustificarono l'azione di Ferré come un atto di ritorsione per le esecuzioni sommarie condotte dall'esercito francese durante la Settimana sanguinante.
Alla caduta della Comune, Ferré venne catturato dalle forze governative francesi. Fu processato l'8 agosto. Al suo processo per la partecipazione alla Comune, si voleva dare anche a lui la responsabilità di aver dato l'ordine di incendiare il Ministero delle Finanze, che si rivelò falso. Durante il processo, Ferré rifiutò di difendersi. Tuttavia, sopraffatto dalle calunnie, scrisse una lettera in cui si difendeva; lesse quella breve dichiarazione, venendo continuamente interrotto dal commissario dell'accusa Gaveau, che si concludeva con le parole: “Membro della Comune, sono nelle mani dei vincitori. Loro vogliono la mia testa, che se la prendano! Non salverò mai la mia vita per viltà. Sono vissuto libero, tale voglio morite. Aggiungo solo una parola: la fortuna è capricciosa, io confido all'avvenire la cura della mia memoria e della mia vendetta”.
Venne condannato a morte il 2 Settembre 1871. La mattina presto del 28 novembre fu giustiziato da un plotone nel campo di Satory a Versailles, al fianco di Louis Rossel e del sergente Pierre Bourgeois, due militari dell'esercito francese che avevano disertato per aderire alla Comune. «Ferré gettò la benda, respinse il prete che veniva verso di lui e, aggiustandosi gli occhiali, guardò bene in faccia i soldati (Lissagaray, Histoire de la Commune de 1871)». Venne solo ferito dalle pallottole del plotone d'esecuzione, fu ucciso da un solo colpo sparato come colpo di grazia. Anche Gustave Genton venne fucilato per il suo ruolo nell'esecuzione degli ostaggi.
Louise Michel, la "Vergine rossa" della Comune celebrata in una poesia di Victor Hugo, era profondamente innamorata di Théophile Ferré. Durante il loro internamento nelle carceri di Versailles, Louise e Théophile corrisposero clandestinamente tramite l’abate Folley. Le lettere erano di argomento politico, ma lasciavano traspirare da parte di Louise un attaccamento più profondo del semplice essere compagni di lotta. Quando venne a sapere della condanna a morte di Théophile, gli inviò un fiore rosso avvolto nella sua sciarpa insieme ad una poesia. Entrambi erano dallo stesso quartiere: Montmartre. Entrambi ebbero lo stesso atteggiamento di sfida al loro processo, come descritto da Lissagaray nella sua "Histoire de la Commune de 1871", ed entrambi sono stati poi sepolti (Louise Michel morì nel 1905) nello stesso cimitero, quello di Levallois-Perret (periferia di Parigi).
Anche la sorella, Marie Ferré (1852-26 febbraio 1882), fu una militante della Comune e buon'amica di Louise Michel che di lei scrisse nelle Memorie: «La vita di Marie Ferré non fu che abnegazione e devozione alla causa per la quale suo fratello morì».

Esecuzione di Louis Rossell, Pierre Bourgeois e Théophile Ferré a Satory il 28 novembre 1871

Parigi rue Fontaine-au-roi n° 17, 11° arrondissement.
Luogo dell’ultima barricata
Parigi rue Fontaine-au-roi n° 17, 11° arrondissement
Targa commemorativa in onore di
Eugène Varlin, Théophile Ferré e Jean-Baptiste Clément




[1] Il blanquismo fu un movimento dottrinale e attivista a favore, in primo luogo, della Repubblica e, una volta raggiunta, del comunismo in Francia, che era in vigore durante il diciannovesimo secolo, penetrò fino in fondo in modo dominante ed eccitante tra intellettuali e studenti, e fu anche caratterizzato da una forte disciplina rivoluzionaria combattiva. Deve il suo nome allo scrittore, politico e leader di questa fazione, il francese Louis Auguste Blanqui.
[2] Capoluogo del dipartimento del Loir-et-Cher, nella regione del Centro-Valle della Loira.