mercoledì 25 settembre 2019

04-05 - I consigli di guerra

I CONSIGLI DI GUERRA

Un tribunale di guerra a Versailles
  

 Nello stesso momento in cui venivano ammassati a Versailles e nei porti le masse dei prigionieri Comunardi, s organizzavano un ufficio di polizia e un ufficio di informazioni, incaricati di preparare gli elementi che potevano servite all'istruttoria. Dal 19 marzo, a capo dell’amministrazione della Giustizia c’era il generale di brigata comandante la sottodivisione di Seine-et-Oise e provvisoriamente la 1ª divisione militare; nulla fu mutato per il ristabilimento in Parigi del comando della 1ª divisione. Ma, nel momento in cui la Comune crollava, non esistevano a Versailles che quattro Consigli di guerra: il 1° e il 2°, permanenti, il 3° e il 4°, creati il 22 gennaio 1871 dal Governo della Difesa nazionale. Il 16 maggio 1871 fu stabilito che questi due ultimi consigli sarebbero stati incaricati di deliberare esclusivamente sui fatti relativi all'insurrezione, giacché dagli altri due dipendevano i casi in cui si trovassero implicati militari e i delitti di carattere meramente militare o collegati con lo stato d`assedio. Era impossibile, con una simile organizzazione, soddisfare a tutte le esigenze. La legge del 7 agosto 1871 rese più agevole il funzionamento della giustizia militare e autorizzò la creazione di nuovi consigli di guerra a seconda delle necessità. Cosi furono creati, il 19 agosto, il 5° e il 6° consiglio a Versailles, il 7° e l'8° a Saint-Germain; il 19 agosto, l'11° a Rambouillet; il 23 settembre, il 12° a Rueil, il 13° e il 14° a Saint-Cloud, il 15° a Chartres; il 28 settembre, il 16° e il 17° a Versailles; il 15 ottobre, il 19° e il 20° a Versailles. Non fu tutto; per giudicare i militari accusati di fatti collegati con l’insurrezione furono creati, il 15 ottobre 1871, il 18° consiglio di guerra a Parigi; il 16 novembre il 21° a Parigi e il 22° e 23° a Vincennes. Tutti questi tribunali, completati da due consigli di revisione, l'uno normale, l'altro creato il 27 settembre, funzionarono simultaneamente, e, nonostante il ritmo dei processi, all'inizio del febbraio 1872 rimanevano da giudicare ancora più di 8.000 imputati; così vennero creati il 24° consiglio di guerra, il 3 febbraio al Mont Valérien; il 15, il 25° al Mont Valérien e il 26° a Chartres. Nel mese di giugno 1871, il Servizio della giustizia poté considerarsi giunto al termine della prima parte della sua missione: erano state emanate 22.240 ordinanze di non luogo a procedere, che tuttavia comportavano detenzioni preventive di otto/nove mesi; le sentenze avevano portato a 195; assoluzioni e 8.545 condanne.

Un tribunale di guerra
Occorre notare che, per i soli ragazzini, vi furono circa 460 ordinanze di non luogo a procedere; 80 ragazzini furono rinviati ai Consigli di guerra che dovevano esprimersi sulla questione del discernimento e applicare la legge con o senza il beneficio degli articoli 66 e 67 del codice penale ordinario. 44 di questi ragazzini, “rottami della vita sociale”, avevano un passato giudiziario. Quanto alle donne, 613 furono poste in libertà, sia dopo un interrogatorio sommario, sia dopo un’ordinanza di proscioglimento. Soltanto duecento circa furono deferite ai Consigli di guerra. Infine, ci sono stati 1.715 stranieri arrestati; 1.136 beneficiarono di un non luogo a procedere, e soltanto 62 di essi furono espulsi; 89 vennero trattenuti per un supplemento d'istruttoria.
Liquidata la “prima serie”, la giustizia si dedicò alla seconda serie degli incartamenti, riguardanti istruttorie che non erano in rapporto immediato con la repressione propriamente detta, ma miravano ad attuare il piano di eliminare dalla vita pubblica e civile tutti gli indesiderabili. Questo lavoro si svolse su 19.180 incartamenti circa, di cui 1.190 furono scartati dal principio perché si trattava di doppioni. Le istruttorie, che continuarono sino al 31 dicembre 1874, si elevarono al numero di 10.200, ma le decisioni giudiziarie furono ritardare in seguito alla soppressione di molti Consigli di guerra: il decreto del 21 luglio 1871 soppresse il 2°, 11°, 15°, 24°, 25° e 26°; quello del 21 settembre 1872, il 7°, 8°, 12°, 13° e 14°, e quello del 18 gennaio 1873, il 9° e il 10°. Restarono in funzione soltanto gli otto Consigli di guerra risiedenti a Versailles, 3°, 4°, 5°, 6°, 16°, 17°, 19° e .20°. D'altronde, il 15 marzo 1874, il 3° e 4° Consiglio di guerra lasciarono Versailles per Parigi, dove sostituirono il 18° e il 11°, soppressi dal decreto del 14, e il generale comandante la sottodivisione di Seino-et-Oise cessò di dirigere le operazioni della Giustizia militare. Si può dire, grosso modo, che l’opera della repressione giudiziaria terminò alla fine dell'anno. In quel momento si potevano registrare:
·         9.291 Rifiuti d’istruttoria
·         25.025 Non luogo a procedere
·         2.461 Assoluzioni
·         10.04 Condanne contraddittorie
·         50.379 Condanne in contumacia
·         Totale delle decisioni = 50.579
Un tribunale di guerra

Ma la giustizia militare doveva ancora processare gli individui compromessi nella Comune che le sarebbero stati ulteriormente segnalati e giudicare i contumaci che sarebbero stati arrestati, o che si sarebbero consegnati volontariamente.
Generale Appert
L’enorme compito dei Consigli di guerra fu controllato dai consigli di revisione, che annullarono 2.960 sentenze, e dalla Commissione delle grazie nominata dall'Assemblea Nazionale, il 1° luglio 1871, esercitante senza limite il diritto di grazia unitamente al capo del potere esecutivo, in virtù delle disposizioni della legge del 17 luglio 1871. Al 1° gennaio 1874 erano state accordate 310 grazie complete, oltre a 286 riduzioni di pena e a 1.295 commutazioni, vale a dire in tutto 1891 misure di grazia su un totale di 10.137 condanne.
Enorme compito quello esercitato dai Consigli di guerra, che stritolarono nella loro terribile procedura le povere comparse del dramma comunardo mal difese da un corpo di avvocati che ridusse al minimo l'adempimento del dovere professionale, domato com'era. dai giudici.
I più terribili di questi Consigli di guerra furono il 2°, 3°, 13° a Saint-Cloud: condanne a morte, all'ergastolo, ai lavori forzati, alla detenzione, pronunciate in massa per completare l’annientamento dell’insurrezione vinta, questo fu il loro bilancio. Certo essi applicavano la legge, come aveva annunciato Thiers, ma era la loro legge, la legge del più forte sul più debole, la legge dei vincitori sui vinti e, indipendentemente da qualsiasi indulgenza, come se tra quei magistrati in uniforme, come tra i deputati in giacca a doppio petto, non ci fosse un solo cristiano capace di perdonare e un solo uomo politico capace di comprendere.
Le statistiche dal generale Appert[1] forniscono minute precisazioni sull'origine sociale degli individui arrestati, sulla loro parte durante la Comune, il loro stato civile, la loro istruzione, la loro mentalità, la loro professione e le principali circostanze del loro arresto. Ciò che conviene mettere in rilievo è il numero dei Federati, che raggiungono i 22.807, ai quali vanno aggiunti i quadri, vale a dire 6.604 individui, e i corpi franchi e i corpi speciali, e cioè un totale generale di 29.575; si dimostra cosi l'interesse che prese al moto la Guardia Nazionale. 5.546 individui soltanto sono stati arrestati che non hanno fatto parte di quest’ultima. Nella cifra di 5.546 figurano 438 accusati che hanno esercitato funzioni pubbliche, in particolare 27 membri della Comune, 45 membri del Comitato centrale; i servizi delle delegazioni, della prefettura di polizia, dei municipi e delle prigioni formano gli altri grossi contingenti. Per quest'ultima categoria ci furono 44 assoluzioni, 11 condanne a morte, 6 delle quali commutate.
L’insurrezione è stata nazionale, checché si sia detto in proposito: contro 1.715 stranieri, 34.584 francesi. È stata proletaria, come dimostra il quadro delle professioni inserito nel rapporto del generale Appert[1].
Quanto alle condanne, esse si suddividono come segue:

23
7
151
1.160
5.417
160
Condannati a morte, poi giustiziati
Condannati a morte, commutati
Lavori forzati a vita
Deportazione in un luogo fortificato
Deportazione semplice
Lavori forzati a tempo

1.147
37
35
19
3.368
117
Detenzione
Reclusione
Bando
Lavori pubblici
Imprigionamento o ammenda
Sorveglianza di polizia
                 Detenzione in case di correzioni (minorenni) ………. 55;


l processi in contumacia, in numero di 3.232, si suddividono come segue:

A morte
175
Arrestati e giudicati in contraddittorio
4

Lavori forzati a tempo
114
Arrestati e giudicati in contraddittorio
6
Lavori forzati a vita.
159
6

Detenzione
22
13
Deportazione in un luogo fortificato
2.820
36

Reclusione
7
3
Deportazione semplice
190
160

Imprigionamento o ammenda
39
153





In una casa di detenzione
1
15

Se si considera la suddivisione dei condannati in relazione al genere dei delitti e al sesso, si ottengono le seguenti cifre:
·         Delitti contro l’ordine pubblico (fatti insurrezionali, usurpazione: di funzioni, diserzioni, altri fatti): 9.315 uomini, 60 donne.
·         Delitti contro le persone (omicidi e tentativi, assassini e tentativi, ferite e colpi gravi, sequestri di persone, altri casi): 391 uomini, 46 donne.
·         Delitti contro le proprietà (furti nelle chiese, saccheggi e guasti di monumenti pubblici, furti con violenza, incendi, distruzione di monumenti o di case, altri delitti): 297 uomini, 27 donne.
In totale: 9.910 uomini e 132 donne, più 54 ragazzi e una giovinetta al disotto dei 16 anni.

Per i contumaci ripresi e giudicati in contraddittorio, vi furono 136 assoluzioni e 287 condanne, la cui analisi è indicata più su.
La Gazette des Tribunaux riporta la fisionomia dei dibattimenti dei Consigli di guerra, i cui incartamenti, ormai accessibili, potranno apportare ancora nuovi elementi alla storia della Comune. Gli atteggiamenti di alcuni Comunardi furono deplorabili, come Urbain, che rimpianse di aver proposto il decreto sugli ostaggi e si indignò “degli incendi e degli ultimi delitti della Comune”; Jourde, che spiegò come egli avesse fatto comprendere alla Banca di Francia la necessità di abbandonare un po' di danaro per evitare che i sobborghi si muovessero; Régère, il quale affermò che “Parigi ha avuto a che fare con uomini ebbri di sangue, di vino, e scatenati”; Champy, il quale tentò di far credere di essere stato convinto che la Comune dovesse occuparsi unicamente della pace con Versailles; Rastoul, che respinse ogni solidarietà con gli “uomini che hanno incendiato Parigi e fucilato gli ostaggi”; Charles Lullier, il quale confessò di aver lavorato per danaro a una controrivoluzione.
D’altra parte ci furono quelli che affrontarono i processi con coraggio e a viso aperto, come Trinquet, il quale dichiarò con semplice coraggio:
Io non ho commesso nessun attentato, ho preso parte all’insurrezione e ho pagato di persona. Mi sono battuto e ho avuto il Chepì e il cappotto forato dalle palle. Il mio solo rammarico è di non essere stato ucciso: non avrei il dolore di assistere allo spettacolo dei miei colleghi che cercano di eludere le responsabilità degli atti che sembravano che sembravano così ansiosi di compiere”.
Il colonnello Merlin, ufficiale e presidente
del Terzo Consiglio di guerra del 1871
Vi fu una dura lotta anche tra Théophile Ferré e i suoi giudici. Ferré tentò sino alla fine non già di scolparsi, ma di giustificare: i suoi atti, da un capo d’accusa all’altro. Egli finì con queste parole:
Membro della Comune di Parigi, io sono tra le mani dei vincitori. Essi vogliono la mia testa. Se la prendano! Mai salverò la mia vita con una viltà! Sono vissuto Libero, e voglio morire tale!”
Fu in quel spiacevole giorno del 22 settembre, al 3° Consiglio di guerra di Versailles, presieduto dal colonnello Merlin, che vennero giudicati gli uomini enumerati tra i più valorosi e il cui processo era iniziato il 17 agosto. Ferré e Lullier furono condannati a morte - Urbain e Trinquet ai lavori forzati a vita, Assi, Billioray, Champy, Régère, Grousset, Verdure, Férat alla deportazione in un luogo fortificato, Jourde Rastoul alla deportazione semplice, Courbet a 6 mesi di prigione, Clément a 3 mesi, Descamps e Parent furono assolti.
Il 16 dicembre 1871, il 6° consiglio di guerra, presieduto dal colonnello Delaporte, processò Louise Michel. La requisitoria pronunciata contro di lei era piena di assurdità e di bassezze. Essa rispose semplicemente:
Non voglio difendermi, non voglia essere difesa; io appartengo tutt’intera alla Rivoluzione sociale, e dichiaro di accettare la responsabilità dei miei atti … Ciò che reclamo da voi, che vi considerate nostri giudici, che, perlomeno, non vi nascondete come la Commissione delle grazie, è il campo di Satory dove sono già caduti i miei fratelli. Vi è stato ingiunto di tagliarmi fuori dalla società; ebbene, il commissario del Governo ha ragione. Giacché sembra che ogni cuore che batte per la libertà abbia diritto soltanto ad un po’ di piombo, ne reclamo la mia parte! Se mi lasciate vivere, non cesserei di gridare vendetta, e denuncerei alla vendetta dei nostri fratelli gli assassini delle Commissione delle grazie”.
Satory fu negato a Louise Michel, che venne deportata.
Rossel fu condannato a morte dal 3° Consiglio di guerra: tuttavia Merlin fu pieno di riguardi per l’ufficiale insorto, che, dal canto suo, mostrò rispetto per l’esercito, affermando di essere stato attivo verso la Comune unicamente dalla speranza di una ripresa della guerra contro i prussiani.
Gli avvenimenti relativi a Clément-Thomas e al generale Lecomte, a Chaudey, agli ostaggidiedero luogo a dibattimenti spaventevoli e portarono a sentenze terribili. All'inizio, i condannati a morte erano messi in cella nella prigione di rue Saint-Denis; quando furono troppo numerosi, vennero chiusi in due cantine della caserma di rue de Noailles.
Dopo l'esecuzione di Genton, alcuni deputati e consiglieri municipali di Parigi intervennero presso Thiers perché arrestasse l’effusione del sangue. Il giorno prima delle quattro esecuzioni del 25 luglio 1872, si produsse una specie di mutamento dell’opinione pubblica; durame le vacanze parlamentari, i deputati repubblicani compreso Gambetta, tentarono di intervenire presso Thiers che, dopo aver rifiutato di rispondere, nel mese di ottobre, col far uscire sui giornali una lettera di Barthélemy-Saint-Hilaire[2], nella quale si diceva che, «salvo casi che era impossibile prevedere, non vi sarebbero state più esecuzioni». Alla Commissione di grazia vi fu un conflitto tra un gruppo minoritario indulgente, diretto da Mattel, e il gruppo maggioritario dei giuristi, diretto da Batbie[3]; se la commutazione per Da Costa fu ottenuta dagli indulgenti (20 dicembre), i repressivi ottennero ancora, il 22 gennaio 1873, tre esecuzioni, le ultime per i Consigli di guerra di Parigi. Così si scaglionano le 23 esecuzioni, dal 28 novembre 1871 al 22 gennaio 1873:

28 novembre 1871 …..….
2 febbraio 1872 ……..…..
19 marzo 1872 ….….……
30 aprile 1872 …….….….
25 maggio 1872 …….…...
6 luglio 1872 ……….….…
25 luglio 1872 ……….…..
18 settembre 1872 ……...
22 gennaio 1873 ………...
Préau de Védel (per l`esecuzione di Chaudey).
Genton (per l'esecuzione degli ostaggi della Roquette).
Sérizier. Boudin, Boin (per l’esecuzione dei Domenicani di Arcueil
Beaudion e Rouilac (il primo per l’incendio di Saint-Eloi e l’uccisione di un avversario; il secondo per l’uccisione di un avversario)
François (per l'esecuzione della Roquette), Dalivoux, de Saint-Omer e Aubry (per l’esecuzione della rue Haxo).
Lolive (per l'esecuzione di monsignor Darboy), Denivelle e Deschamps (per l'esecuzione del capitano dei Federati de Baufort).
Bénot, Fenouillas (detto Philippe) e Decamps

A questo funebre bilancio vanno aggiunti i giustiziati di Marsiglia, Gaston Crémieux (30 novembre 1871) e, qualche giorno prima di lui, i due soldati Paquès ed Estragnat, accusati della morte del poliziotto Vizentìni, gettato nella Senna al momento delle manifestazioni della Bastiglia. Si può aggiungere anche un giovane soldato fucilato nel 1875. Per lo meno questi morti si sottrassero ai lunghi rigori della deportazione.


Una pubblicazione sui Consigli di guerra







[1] Félix Antoine Appert (Saint-Remy-sur-Bussy, 12 giugno 1817 - Passy, XVI arrondissement di Parigi, 18 aprile 1891) era un soldato e diplomatico francese. Durante la Comune e fino al 1875, comandò la suddivisione della Seine-et-Oise. In tale veste, fu responsabile della direzione della giustizia militare che giudicò i Comunardi a Versailles.
[2] Jules Barthélemy-Saint-Hilaire (Parigi, 19 agosto 1805 – Parigi, 24 novembre 1895) è stato un filosofo, giornalista e politico francese.
[3] Anselme Batbie (Seissan, 31 maggio 1828 – Parigi, 12 giugno 1887) era un giurista e politico francese.