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giovedì 4 marzo 2021

04-18-32 - Chiesa di Saint-Pierre de Montrouge

 CHIESA DI SAINT-PIERRE DE MONTROUGE

 

 

La chiesa di Saint-Pierre de Montrouge è un luogo di culto cattolico di Parigi situato nel quartiere del Petit-Montrouge, nel 14° arrondissement, sede dell'omonima parrocchia retta dal clero dell'arcidiocesi di Parigi, e si trova in Avenue du Général Leclerc numero 82.

Il quartiere del Petit-Montrouge, che prende il nome dal comune adiacente del quale fece parte fino al 1860, venne edificato a partire dal 1830. Nel 1847 venne costituita la prima parrocchia cattolica del quartiere la cui chiesa, situata tra rue Thibaud e passage Rimbaut, si rivelò presto insufficiente per il crescente numero di fedeli tanto che, nel 1860, fu stabilito di edificarne una più grande.

Nell'ambito della trasformazione di Parigi sotto il Secondo Impero operata dal Barone Haussmann venne individuato il luogo per la costruzione del nuovo edificio all'incrocio tra avenue du Maine, avenue de Châtillon, avenue de Montrouge e la route d'Orléans, denominato Quatre-Chemins; il progetto venne affidato a Joseph Vaudremer, architetto del 14° arrondissement; il costo previsto, ad eccezione del terreno, era di 2,28 milioni di franchi. I lavori iniziarono nel 1863 e furono interrotti nel 1867 con la parte apicale del campanile ancora incompiuta; furono portati a termine nel 1872, dopo la guerra franco-prussiana (nel corso della quale l'edificio venne adibito ad ospedale) e la Comune del 1871. Durante quest'ultima la chiesa fu occupata dai rivoluzionari: il 30 aprile, infatti, le navate divennero sede del club de Montrouge mentre il capocroce, separato dal resto della chiesa tramite un tramezzo, rimase in uso alla parrocchia; la convivenza tra le due realtà risultò difficoltosa tanto che dal 9 maggio le celebrazioni religiose si spostarono in un'abitazione privata in rue d'Alésia. Fu utilizzata come bastione e, a causa dell'installazione di un cannone sul campanile il 22 maggio, quest'ultimo venne ripetutamente bombardato dalle truppe regolari. L'occupazione dell'edificio terminò insieme alla Comune durante la Settimana sanguinante, il 28 maggio, quando fu teatro di una battaglia accanita tra Federati e versagliesi, che fucilarono tutti i prigionieri. La chiesa, per quanto aperta al culto dal 21 aprile 1867, venne consacrata soltanto il 13 febbraio 1923 dall'arcivescovo di Parigi cardinale Louis-Ernest Dubois.

Il 12 luglio 1982 la chiesa è stata dichiarata monumento storico di Francia.






martedì 2 febbraio 2021

04-18-31 - Élysée Montmartre

 ÉLYSÉE-MONTMARTRE

 

 

Immagine dell’Élysée-Montmartre ai primi del ‘900

L’Élysée-Montmartre è un auditorium parigino situato al numero 72 di boulevard de Rochechouart, nel cuore del quartiere di Montmartre.

Inaugurato nel 1807, l’Élysée Montmartre diretto dalla famiglia Serres era allora una sala da ballo-guinguette. A quel tempo i balli erano classificati in balli regia e in balli guinguette. Questi ultimi erano luoghi danzanti ubicati presso dei mercanti di vino alle porte delle barriere di Parigi accanto alla concessione, il che permetteva di non pagare le tasse d'ingresso sui vini. I balli di regia, invece, erano appositamente assegnati alla danza e annunciati per mezzo di manifesti. Come sala da ballo divenne uno dei "luoghi sacri" del can-can in Francia nel 19° secolo.

Émile Zola descrisse la sua facciata nel suo romanzo L'Assommoir.

Nel 1860 Parigi s’ingrandì e assorbì il comune di Montmartre che divenne uno dei venti arrondissement di Parigi.

Immagine dell’Élysée-Montmartre ai giorni d'oggi

La proprietaria, la vedova Serres, decise due anni prima di affidarsi ai servizi dell'Architetto Stanislas Delahot per trasformare i luoghi e fare costruire un ampio salone di mille metri quadrati senza alcuna colonna e con gallerie che correvano in periferia intorno alle pareti e che andavano a fermarsi su un grande palco destinato a portare l’orchestra. Furono costruiti anche un ristorante e uno chalet con sala giochi. L'inaugurazione ebbe luogo domenica 4 luglio 1858 con un grande ballo nel nuovo salone.

Con la guerra scoppiata contro la Prussia, la vita notturna parigina continuava ma ogni sera le danze erano interrotte da canti patriottici. Con la sconfitta francese l’Élysée Montmartre divenne un ospedale da guerra.

Félix Tournachon, detto Nadar, appassionato di aeronautica, requisì l’Élysée Montmartre per fabbricare palloni aerostatici postali destinati a mantenere la comunicazione con l’esterno di Parigi.

I club, dove fermentavano le idee rivoluzionarie, erano numerosi a Parigi. Il «Club della Rivoluzione» teneva le sue riunioni all’Élysée Montmartre con lo scopo di stabilire la Comune. Tra i suoi partecipanti ricordiamo Jean-Baptiste Clément, l'autore de «Le temps des cerises». La sessione tenuta il 14 dicembre 1870 è stata condotta da Louise Michel, insegnante molto coinvolta nell'attivismo politico e la Comune di Parigi.







04-18-30 - Château Rouge

CHÂTEAU ROUGE

 

 

Non c'è una rue du Château-Rouge, né un quartiere, è solo il nome di una piazza e della stazione della metropolitana che permette di immergersi, o piuttosto emergere direttamente nella folla di venditori di frutta esotica, anelli in vero oro, occhiali Chanel, eroina, cinture Gucci, borse Vuitton, sigarette Marlboro, pamphlets di Frantz Fanon, hashish, giornali cabili, spuntini tunisini, cd di predicatori salafiti, valium scaduto, piatti couscous, prodotti miracolosi per sbiancare la pelle, mais alla griglia, kebab, crack e così via, tutto ciò che rende l'identità francese del quartiere Goutte d'Or (18° arrondissement) e il fascino del "mercato esotico" di rue Dejean.

Ma in passato esisteva una piccola casa padronale, era (più o meno) rossa, nota come Château Rouge, situata in precedenza all'angolo tra le rue Doudeauville e Clignancourt. Da qui il nome della piazza e della fermata metropolitana.

Questa residenza, costruita probabilmente tra il 1775 e il 1795, aveva anche un vasto parco delimitato dalle strade Doudeauville, des Poissonniers, Cristiani e Ramey.

Il primo proprietario del posto, era un certo signor Christophe, subdelegato dell'intendenza di Parigi. Poi gli successe Jean Feutrier, direttore delle imposte del Dipartimento della Senna, mestiere remunerativo.

Il luogo divenne famoso nel 1814 per aver ospitato il posto di comando di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, incaricato della difesa di Parigi contro gli eserciti della coalizione.

Il banchetto allo Château-Rouge il 9 giugno 1847)

La casa, lasciata all'abbandono, divenne poi proprietà di una signora che aveva una rivendita di ornamenti d'occasione, banco dei pegni, o eventualmente usurpatrice, una certa Ozanne, che vi nutriva greggi di gatti.

La tenuta, che comprendeva un vasto parco tra gli attuali boulevard Barbès e rue de Clignancourt, fu tagliata e messa in vendita in lotti nel 1844, aprendo le vie Poulet e Custine. Un certo Boboeuf comprò l'edificio e ciò che rimaneva del terreno per farne una sala per ballo pubblico il «Bal du Château-Rouge». Era la moda dei balli popolari detti campestri alle porte di Parigi, dove i borghesi venivano a divertirsi, a ballare la polka e la mazurka, balli di coppia. Molto rapidamente, il posto diventò una tappa obbligata per tutti i festaioli del tempo.

Tutto questo ci porta nel 1847.

La Francia di Luigi Filippo era afflitta dalla corruzione, dalla crisi industriale e finanziaria, dai cattivi raccolti, dalla disoccupazione. La miseria s’installò tra gli operai, la carestia minacciava. I repubblicani, delusi dai risultati delle elezioni censitarie dell'agosto 1846, cercarono di fare campagna aggirando il divieto delle riunioni pubbliche imposto da Guizot.

Lo Château-Rouge durante la Comune

Un certo Laurent-Antoine Pagnerre, un libraio-editore, era segretario del Comitato centrale degli elettori dell'opposizione del dipartimento della Senna. Riunì in casa gli oppositori di tutte le tendenze e redasse una petizione che chiedeva la riforma elettorale e parlamentare. Fu lui che ebbe l'idea, per raccogliere migliaia di firme, di organizzare banchetti pubblici. Il 9 luglio 1847 al Bal du Château-Rouge. 1.200 persone parteciparono, di cui 86 deputati, al primo di quei famosi banchetti politici, che portarono alla rivolta del 1848 e alla caduta di Luigi Filippo.

"Il tempo era splendido - raccontava Garnier-Pagès[1] deputato della Sarthe, uno degli organizzatori - ammorbidito dalla brezza della sera, il sole proiettava sulla sala del banchetto onde mescolate di luce e di ombra. Attorno a quattordici tavoli svolti sotto una vasta tenda, si premeva l'assemblea (...). La musica, lanciando ai venti della sera i più bei canti della Rivoluzione, celebrava questa doppia festa della natura e del pensiero".

La campagna dei «banchetti repubblicani», più successivamente denominati banchetti rivoluzionari, ebbe inizio. 50 banchetti vennero organizzati in tutta la Francia, nel corso dei sei mesi successivi, riunendo più di 20.000 persone. Infine, il 21 febbraio 1848, il prefetto di Parigi proibì un banchetto previsto per il giorno successivo agli Champs Elysées. Il 22 febbraio, la folla si riunì sulla place de la Madeleine, accendendo la miccia ai moti rivoluzionari del ’48 francese. Il resto è storia.

Gli edifici costruiti al posto dello Château-Rouge
dal numero 
42 al 54 di rue de Clignancourt

Anche a Montmartre si vivevano in giugno gli ultimi sussulti di quella rivoluzione. Alla fine dell'insurrezione operaia, dopo che le barricate del faubourg Saint-Antoine e del faubourg Saint-Martin furono rovesciate dall'esercito, i combattimenti continuarono a la Chapelle e a la Goutte d'Or, divenute da alcuni anni quartieri operai. Lo Château Rouge fu requisito per confinare l'esercito. Gli ultimi insorti tentarono di rifugiarsi nelle cave di Montmartre. L'esercito li inseguì nel labirinto sotterraneo e più di cento uomini furono massacrati. Il generale Cavaignac rifiutò di risarcire il signor Boboeuf per i danni causati dalle truppe, cosa che lo portò al fallimento.

Il Bal du Château Rouge andò in disuso durante gli anni 1860. La casa padronale fu ristrutturata con l'apertura di rue Custine, e dichiarata di Pubblica Utilità nel 1863.

Nell'agosto 1870, quando iniziò l'assedio di Parigi da parte dei prussiani, lo Château Rouge fu nuovamente trasformato in caserma, questa volta per la Guardia Nazionale, e fu usato anche come sede del Comitato di vigilanza di Montmartre.

Il 18 marzo 1871, giorno in cui scoppiò l'insurrezione della Comune, quando il generale Lecomte, che ha condotto le truppe del governo di Thiers all'assalto di Montmartre, venne fatto prigioniero dagli abitanti e dalle guardie nazionali, è stato allo Château Rouge che venne prima portato. Dallo Château Rouge, fu condotto nel primo pomeriggio in un altro postazione della Guardia Nazionale, in cima alla collina, al n° 6 di Rue des Rosiers, dove venne fucilato. Trasformato in corte marziale, dopo la vittoria dell’esercito versagliese, vide il massacro di molti Comunardi durante la Settimana Sanguinante.

Caduto nell'oblio, il ballo dello Château Rouge sopravvisse ancora alcuni anni e poi chiuse. Nel 1881, una società immobiliare lo acquistò e, nel 1882, demolì sia edificio che il parco e fece costruire al suo posto tredici edifici. Si possono ancora vedere, con le loro facciate identiche, all'incirca, dal 42 al 54 di rue de Clignancourt e dal 7 al 13 bis di rue Custine.



[1] Louis-Antoine Pagès detto Garnier-Pagès (Marsiglia 16 febbraio 1803 Parigi 31 ottobre 1878) è stato un politico francese. Fu membro del governo provvisorio del 1848, sindaco di Parigi (1848) e infine membro del governo della Difesa Nazionale (1870-1871). 





domenica 29 novembre 2020

04-18-29 - Porta du Point-du-Jour

 PORTA DU POINT-DU-JOUR

  

Viadotto del Point-du-Jour bombardato

Viadotto del Point-du-Jour bombardato
Le truppe di Versailles entrano a Parigi dalla
Porte du Point-du-Jour il 21 maggio 1871,
litografia di Charles Leduc, museo Carnavalet2


    
La Porte du Point-du-Jour era una piccola porta di accesso a Parigi, situata nel 16° arrondissement, a 400 m a ovest della Porte du Bas-Meudon e a 150 m a est della Porte de Saint-Cloud. È la prima porta di accesso a Parigi situata sulla riva destra a valle della Senna. Si trova sul Boulevard Murat, all'incrocio con Avenue Marcel-Doret. Questa strada era precedentemente chiamata "avenue de la Porte-du-Pont-du-Jour" e conduceva a Boulogne-Billancourt, rue du Point-du-Jour. Questo asse fu diviso in due durante la costruzione della circonvallazione di Parigi, cosicché questa porta non esiste più come tale.

La Porte du Point-du-Jour non costituisce un accesso alle corsie della tangenziale. È servita dalla linea 9 della metropolitana alla stazione di Porte de Saint-Cloud, nonché dalle linee di autobus 22, 72 e PC.

Fu attraverso questa porta che il 21 maggio 1871, durante la Comune di Parigi, grazie all'aiuto di un guardiano dei ponti e strade di Parigi, Jules Ducatel, le truppe regolari di Versailles entrarono a Parigi. Era l'inizio della Settimana sanguinante. 







04-18-28 - Folies-Belleville

 FOLIES-BELLEVILLE

 

La facciata delle Folies-Belleville in rue Dénsez (settembre 2017)

 

Le Folies-Belleville verso il 1860

Le Folies-Belleville è un'ex sala di cabaret, riunioni pubbliche, caffè-teatro, sala da musica e cinema in rue de Belleville 8, nel quartiere parigino di Belleville.

Intorno al 1790, il cabarettista Gilles Dénsez aprì un locale a Belleville, che all'epoca era un villaggio fuori dai confini di Parigi, con il nome Vielleuse, su un terreno molto grande che acquisì da terreni già parzialmente costruiti, situati ad est del Boulevard de Belleville, tra l'attuale rue de Belleville (a nord), rue Lemon (a sud) e un ulteriore est, oltre il sito della futura rue Dénsez (che pertanto tenne il cognome del cabarettista). Gli successe un uomo di nome Close che lo trasformò in una locanda dove vendeva del vino e alla sua morte, uno dei suoi figli, Jean-Claude, aprì una nuova locanda col nome Le Grand Saint Martin in un edificio che non esiste più, nell'attuale numero 10 di rue de Belleville. Questa taverna era tipica di quelle che brulicavano all'epoca alla periferia di Parigi. Esistevano altri stabilimenti intorno al Grand Saint Martin, ma era di fronte a questo, che godeva di un'ottima reputazione, che ogni anno, alla fine del Carnevale di Parigi, si formava la processione dei partecipanti alla discesa de la Courtille, che chiudeva i festeggiamenti.

Il declino di questo carnevale, dopo il 1842, ostacolò il successo dell'azienda di famiglia; due figli di Jean-Claude rilanciarono la loro taverna aprendo una locale nei giardini di fronte, chiamandolo Folies de Belleville (indicato dai clienti come Folies Dénsez).

Ducasse sul palco di un incontro pubblico
presso la Folies-Belleville

Nel 1860, i giardini furono suddivisi e il locale beneficiò di una nuova costruzione permanente in rue de Belleville 8, un edificio che ospitava anche, all'angolo di rue Dénsez, un locale per bere gestito da un uomo di nome Papin. Si affacciava sull'ex Maison Dénsez al numero 10 di rue de Belleville, sul marciapiede opposto da rue Dénsez, uno stabilimento che è diventato il Calliope, ora gestito da un uomo di nome Vienne, e che non era più una guinguette ma un caffè-concerto, perché erano questi tipi di stabilimento che erano diventati di moda.

In seguito alla legge del 6 giugno 1868 che autorizzava lo svolgimento di riunioni pubbliche non politiche, la Salle des Folies-Belleville divenne un importante luogo di ritrovo rivoluzionario: non meno di 124 sessioni, notate per la qualità e la violenza delle loro i dibattiti, si svolsero lì sotto la presidenza di oratori con idee radicali vicine al comunismo e al pensiero libero. La stampa del tempo riferiva quotidianamente su questi incontri agitati, come quella del 10 ottobre 1869 in cui Ducasse affermò dalla tribuna che era necessario sospendere gli ufficiali giudiziari e che terminò in una scazzottata con le forze di polizia. La sala vide solo il suo slancio fermato dai sentimenti anti-socialisti del suo proprietario che si rifiutò di affittarla dalla fine del 1869, ma riaprì le porte all'avvento della Comune di Parigi pochi mesi dopo.

Nel 1872, la sala des Folies divenne un locale usato per ballare e cantare, e per eseguire operette e spettacoli teatrali. Quest'ultima attività soppiantò le altre dal 1903 al 1914, durante questo periodo le Folies furono ribattezzate Théâtre populaire de Belleville, diretto per i primi tre anni da Eugène Berny. Nel 1915, la Folies-Belleville divenne di nuovo un café-concerto, che presentò cantanti di alto livello fino al 1947, vedendo passare Maurice Chevalier ed Édith Piaf. Quindi viene trasformato in un cinema e successivamente, alla fine degli anni '80, divenne un negozio.

La grande parete cieca dell'edificio che corre lungo rue Dénsez è stata completamente coperta di graffiti, spesso artistici, in continuo rinnovamento per diversi anni.

Il bar adiacente al Folies, rue de Belleville n°8, che è diventato un bistrot parigino del quartiere, non è scomparso, il suo nome Aux Folies conserva il ricordo del luogo, in una decorazione degli anni '50.

Rue de Belleville 8




04-18-27 - Tour Saint-Jacques

 TOUR SAINT-JACQUES

Fiamme attorno la Tour Saint-Jacques mentre i versagliesi attaccano

    

 

La Tour Saint-Jacques è un edificio in stile gotico fiammeggiante di Parigi; è l'unico vestigio della chiesa di Saint-Jacques-la-Boucherie, smantellata pietra dopo pietra dopo la rivoluzione, ad eccezione del campanile che fu costruito tra il 1509 e il 1523. È situata nel quartier Saint-Merri, nel 4° arrondissement, al centro della piazza che da essa trae il nome, lungo rue de Rivoli.

Ricordiamo questo sito perché i cadaveri dei Comunardi giustiziati nella caserma Lobau furono gettati in fosse comuni nel cuore di Parigi prima di essere trasportati in altre fosse.

Alcune fosse comuni erano state scavate ai piedi della Tour Saint-Jacques.

Purtroppo, ai piedi della torre, non c'è alcun ricordo delle fosse comuni del maggio 1871 ... L'unico evento storico celebrato in questa piazza è il suicidio di Gérard de Nerval: il poeta si è impiccato su una ringhiera in rue de la Vieille lanterne nel gennaio 1855. Per il resto: silenzio sul dramma collettivo della caserma Lobau, silenzio sulle fosse comuni di place Saint-Jacques ...





04-18-26 - Saint-Pierre de Montmartre

 SAINT-PIERRE DE MONTMARTRE

 

 

La chiesa di Saint-Pierre de Montmartre è una chiesa parrocchiale cattolica romana situata nel 18° arrondissement di Parigi, in cima alla collina di Montmartre, in rue du Mont-Cenis numero 2, ad ovest della Basilica del Sacro Cuore. È stata più volte ricostruita e modificata nel corso dei secoli

Si sa con certezza che tutta l’area della collina di Montmartre – in francese la butte de Montmartre – è stata impiegata fin dall’epoca dei galli come area sacra, ospitando prima un tempio druido e poi uno romano.

Probabilmente la chiesa fu costruita al posto di un’altra di epoca merovingia, che a sua volta era stata edificata su un tempio romano, da cui furono riciclate pietre per la costruzione.

L’edificio attuale succede a una basilica merovingia dedicata a Saint Denis. Molto fatiscente all'inizio del XII secolo, l'antica basilica fu acquisita dal re Luigi le Gros nel 1133, che la fece sostituire da una nuova chiesa romanica consacrata nel 1147, con lavori non ancora terminati, da papa Eugenio III, probabilmente contando di concludere la costruzione di lì a poco, tuttavia i fatti si svolsero diversamente. Alcuni errori di calcolo costrinsero i costruttori a dover intervenire già sull’edificio in costruzione, questo spiega perché alcuni elementi originari della chiesa sono in stile romanico, altri in stile gotico. La chiesa venne completata nel XIII secolo, e che faceva parte della grande abbazia di Montmartre, una delle più importanti di tutta la Francia.

La regina Adelaide di Savoia fondò allo stesso tempo un'abbazia di monache benedettine a sud della chiesa, conosciuta come l'abbazia reale di Montmartre. La chiesa è quindi parrocchia e abbazia allo stesso tempo. Dal 1686, le suore si trasferirono in un nuovo monastero vicino a Place des Abbesses, e da allora la chiesa è stata ad uso esclusivo della parrocchia, ma rimase di proprietà dell'abbazia reale di Montmartre.

Data la sua posizione sopraelevata, la collina di Montmartre era un luogo importante dal punto di vista strategico, e l’area circostante è stata sempre impiegata durante i numerosi assedi di Parigi dell’epoca.

Giovanna d’Arco passò certamente di qui durante l’assedio di Parigi nel 1429, e la chiesa fu danneggiata in seguito dagli inglesi durante la guerra dei cent’anni, per essere poi parzialmente ricostruita.

Con lo scoppio della rivoluzione francese la furia del popolo si abbatté sul clero: l'abbazia reale dovette fare una dichiarazione dei suoi beni all'inizio del 1790. Nel 1792, tutti gli edifici furono confiscati e l'abbazia fu evacuata domenica 19 agosto 1792. L'abbazia fu profanata e saccheggiata. Dichiarata proprietà nazionale, gli edifici dell'abbazia sottostante vennero messi all'asta in diversi lotti e i loro acquirenti furono pronti a demolirli. Sopra il coro, una torre destinata a sostenere il telegrafo ottico di Chappe fu costruita dal 1794, e rimase in vigore fino al 1840. Il coro stesso serviva da magazzino dipendente dal telegrafo. Davanti alla chiesa fu installata una ghigliottina, usata anche per uccidere l’ultima badessa del convento. Al posto del convento fu impiantata una vigna, ancora esistente.

La chiesa non fu riaperta al culto fino a tardi, nel 1803 o nel 1806, ben dopo il Concordato.

Durante l'invasione di Parigi da parte delle truppe russe, la chiesa fu requisita per servire come negozio di alimentari e nell'abside nord furono creati forni per il pane. La chiesa di Saint-Pierre venne quindi temporaneamente dismessa per la seconda volta. Subì certamente dei danni, ma fu solo nel 1834 che il consiglio comunale di Montmartre chiese all'architetto Haudeburt un rapporto sullo stato della chiesa. Il restauro della chiesa fu avviato nel 1838 e rimase solo parziale.

Durante la Comune, la chiesa fu profanata per la terza volta e trasformata in negozi di munizioni e in un laboratorio di abbigliamento. Due eroine della Comune di Parigi, Louise Michel e Paule Mink hanno usato le chiese di Saint-Pierre de Montmartre e Saint-Bernard-de-La-Chapelle per esprimere le loro convinzioni sociali.

Paule Mink, una donna istruita di una famiglia aristocratica polacca che si rifugiò a Clermont-Ferrand nel 1830, fu senza dubbio molto influenzata nella sua infanzia dalle idee socialiste a cui aderiva suo padre di ideali sansimoniani[1]. Durante la Comune di Parigi, questa attivista femminista, come Louise Michel, dirigeva un club rivoluzionario, ma sulla riva sinistra della Senna, nella chiesa di Saint-Sulpice. A Montmartre, conduceva un'azione di diversa natura: Paule Mink creò una scuola libera nella chiesa di Saint-Pierre.

La basilica più famosa e ingombrante della porta accanto (mi riferisco a quella del Sacro Cuore), troppo bianca, troppo grande, e inoltre costruita per ripristinare l'ordine cattolico dopo i "peccati della Comune", è semplicemente una finzione. Inoltre, un giorno dovremo chiederci quale sia il suo candore (dovuto alle pietre di Seine-et-Marne). C'è un grande bianco dove c'è stato molto rosso, il rosso dei circa 30.000 morti della Comune, il rosso del sangue dei Comunardi che caddero sulle barricate, sommariamente giustiziati o morti in deportazione.



[1] Il sansimonismo è stato un movimento socialista francese della prima metà del XIX secolo. Il movimento prende il nome dal suo ideatore il conte Henri de Saint-Simon, il centro di questo movimento fu l'École polytechnique. La società sarebbe stata gestita da scienziati e industriali che grazie alle scoperte scientifiche e allo sviluppo industriale avrebbero dato vita ad una società che garantisse migliori condizioni di vita ai proletari. L'opera di proselitismo, effettuata dai suoi discepoli Saint-Amand Bazard, Barthélemy Prosper Enfantin, Pierre Leroux e Louis Auguste Blanqui, fece diventare il sansimonismo un fenomeno rilevante che coinvolgeva 40 000 aderenti nel mondo. I sansimoniani erano mal visti dal governo francese perché contestavano l'assetto della società borghese e la proprietà privata, e vennero incriminati in numerosi processi.