Visualizzazione post con etichetta 02-14-LA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 02-14-LA. Mostra tutti i post

giovedì 25 luglio 2019

02-14-LA 03 – Napoléon LA CECILIA

NAPOLÉON LA CÉCILIA


Se la prima parte dell'esistenza di Napoléon La Cécilia è ricca di prodezze bellicose, dal suo matrimonio con Marie David, è impossibile trattare separatamente le vite di questi due esseri poiché hanno partecipato agli stessi tragici eventi e condiviso lo stesso ideale.
Napoléon La Cécilia è stato un uomo del calibro di quegli eroi cavallereschi che, durante il diciannovesimo secolo, non temevano di affrontare tutti i pericoli per difendere la libertà ovunque fosse minacciata.
Napoléon-François-Paul-Thomas La Cecilia, è nato il 13 settembre 1835 a Tours[1]. Il padre, Giovanni, storico, era di origine italiana, sua madre è nata in Corsica.
Dopo aver studiato al College di Ajaccio, si trasferì a Parigi nel 1855. Matematico e filologo, la sua conoscenza delle lingue antiche e moderne era notevole. Nella capitale francese collaborò con la Revue philosophique (Rivista filosofica) di Renouvier, di cui ne divenne il discepolo. Nel 1856 diventò professore di matematica presso l'Università di Iéna, in Germania.
Rifiutò di servire il Secondo Impero e nel 1860 fu attivo nel Risorgimento italiano al fianco di Giuseppe Garibaldi partecipando alla spedizione dei Mille con il grado di capitano del genio, prima di assumere le funzioni di capo di stato maggiore del generale Avezzana. Si distinse a Marsala e Palermo.
Ardente republicano, non accettò di essere mantenuto nel suo grado di colonnello nel regio esercito italiano; abbandonò queste funzioni nel 1861 per mantenere la nazionalità francese. Trasferitosi a Napoli, insegnò sanscrito presso il college asiatico dal 1861 al 1869. E quando l’istituto venne restituito ai gesuiti, si rifiutò di continuare la professare e si trasferì ad Ulm, in Germania, dove per un po' di tempo insegnò matematica.
Decise, in seguito, di andare a Parigi. Collaborò con il quotidiano repubblicano «Le Rappel». Lì incontrò il giornalista Edgar Monteil che diventerà suo amico e lo ritroverà al tempo della Comune.
Unitosi con l'opposizione repubblicana alla fine del Secondo Impero, si arruolò dopo il 4 settembre 1870, dopo la sconfitta di Sedan e la proclamazione della Repubblica, nell’armata della Loira, partecipando alla difesa di Châteaudun e alle battaglie di Coulmiers e di Alençon e divenne, verso la fine della guerra, colonnello del primo battaglione dei Franchi-tiratori[2] di Pargi.del generale Joseph Antoine Ernest Lipowski.
Venne nominato sottotenente poi tenente e capitano dopo il combattimento di Milly-sur-Oise. Il suo battaglione si mise in evidenza a Barneville, Chateaudin, Varize e Alençon. La Cecilia venne nominato comandante dopo la battaglia di Nogent-le-Rotrou e tenente colonnello per il suo eroico contributo alla vittoria di Coulmiers (Loiret). Nel gennaio 1871 divenne colonnello.
Nonostante questa attività traboccante, Napoléon La Cécilia trovò il tempo per sposare Marie David.
Il 15 marzo 1871, La Cécilia si unì al Comitato centrale della Guardia Nazionale federata, e dopo la rivolta del 18 marzo 1871, è diventato capo di stato maggiore del generale Émile Eudes.
Il 24 aprile, venne nominato generale della piazza di Parigi, e prese il comando dell'armata della Comune che operava tra la riva sinistra della Senna e la Bievre[3].
Il suo stato maggiore era situato prima in place Vendôme, successivamente all'Ecole militaire. Prese con se il suo amico giornalista de «Le Rappel», Edgar Monteil, come ufficiale d’ordinanza. Quest'ultimo, nel suo libro dei ricordi, ci dà il ritratto del generale: "Era un uomo piccolo, magro, che camminava veloce, nervoso, la sua faccia era vuota, segnata dal vaiolo, il labbro sottile e stretto senza barba, un po' di baffi, molto miope, portava degli occhiali con lenti spesse”.
Edgar Monteil, senza valide ragioni, attribuì alla moglie di La Cecilia i cambiamenti di carattere del marito che da energico era diventato indeciso e fiacco. Louis Rossel, che sapeva apprezzare gli ufficiali competenti, affidò a La Cecilia il comando dell'esercito del centro della Comune (tra la Senna e la riva sinistra della Bievre). Dal 1° maggio 1871, ha fermamente diretto le operazioni per liberare Fort Issy. Lottò fino all'ultima ora con notevole coraggio, come affermò persino un rapporto della polizia versagliese.
Dopo la sconfitta comunarda, il generale La Cecilia andò in fuga. Come egli stesso raccontò a Victor Hugo, fu salvato da una donna, una sarta, che lo conosceva a malapena. La donna lo nascose a casa sua per cinquantadue giorni; durante una ricerca verso le quattro del mattino, lo fece mettere sul letto e lo coprì con piumini e vestiti, gli uomini della pattuglia cercarono nella stanza e trascurano il letto dove La Cecilia era nascosto.
Marie La Cécilia, sua moglie, fuggì in Belgio. Suo marito si unì a lei e, il 20 luglio 1871, riuscirono ad arrivare in Lussemburgo, a Vianden, dove si trovavano Victor Hugo e la sua famiglia espulsi dal Belgio, che è coerente con le informazioni fornite da Le Radical il 14 giugno 1872 (rimase nascosto cinquantadue giorni da una sarta).
Il poeta raccontò il suo incontro con la coppia: "Il borgomastro [di Vianden] entrò nel giardino dove si trovava un nostro tavolo e mi disse: -Vi presento due compatrioti-. Mi disse i nomi. Arrivavano da Parigi. Erano arrivati cinque giorni prima. Lui si chiamava Monsieur Lacombe. Il signore e Madame Meurice mi sembrava di conoscerli. Li ho fatti sedere. Il borgomastro se ne andò. Allora Monsieur Lacombe mi disse: -Io sono il generale La Cecilia-".
La Cecilia venne espressamente a Vianden per giustificare la sua condotta durante l'esecuzione di una spia versaigliese che non era un bambino come sosteneva la stampa reazionaria. Victor Hugo, in «L’année terrible (L’anno terribile)», aveva scritto "Johannard è crudele e Sérizier infame".
È necessario ristabilire i fatti nella loro rigida realtà. Il 18 maggio 1871, alle Hautes Bruyères, un giovane, perfettamente consapevole delle sue azioni, fu arrestato dai Federati per aver fornito ai pianificatori di Versailles le posizioni dei Comunardi e aver ricevuto 20 franchi come ricompensa per il suo tradimento. Fu condannato a morte da un Consiglio di guerra composto dal generale La Cécilia, comandante del corpo dell'esercito, Johannard, delegato della Comune e da tutti i capi battaglione della zona.
Lissagaray ha commentato così l'evento: "Questo fatto odiosamente mascherato ha fornito a Victor Hugo, che era scarsamente informato su tutta la guerra civile, lo spunto per un versetto di «L’année terrible» tanto ingiusto con La Cécilia e Johannard quanto per uno dei fucilatori di Satory, Sérizier". Victor Hugo, convinto dalle spiegazioni di La Cécilia, diede il suo apprezzamento al suo visitatore: "È un uomo distinto, con un viso molto dolce. Lui è coraggioso”.
La Cecilia e sua moglie sono riusciti a trasferirsi in Germania, dove l'ex generale fu uno dei fondatori della scuola francese destinata ai bambini dei rifugiati.
Dopo si recarono in Inghilterra, dove lavorò per giornali socialisti, insegnò francese presso la «Royal Navy School» di New Cross, a sud-est di Londra, e divenne un membro della Società Filologica d'Inghilterra. La sua cultura e conoscenza di molte lingue antiche e moderne giustifica la sua appartenenza alla Philosogical Society of England. Non appartenne a nessuna formazione politica, ma aveva affinità con i blanquisti.
Collaborò ai giornali di Vermersch e quando apprese l'esecuzione di Rossel e Ferré, scrisse il 29 novembre 1871, sul «Qui vive» di Londra, un articolo elegiaco intitolato «I Martiri»: “(...) Loro sono il coraggio! Rossel e Ferré non ci sono più. Rossel, l'ardente patriota, il fiero soldato, il più intelligente, il più capace. Ferré, l'uomo con la volontà indomabile, l'incarnazione delle idee rivoluzionarie della Comune! (...)".
Le preoccupazioni dell'amministrazione scolastica dei bambini rifugiati, i conflitti personali e gli estenuanti orari della sua vita professionale stavano rovinando la sua salute. Doveva partire di casa alle sei del mattino per insegnare al college navale, e tornare alle sei di sera per insegnare di nuovo ai bambini dei rifugiati. La sua forza si esaurì, i suoi polmoni erano fragili e il clima dell'Inghilterra non gli andava bene. Il 23 ottobre 1872, Napoléon La Cécilia fu condannato in contumacia dal 17° Consiglio di Guerra alla deportazione in un carcere fortificato. Nel frattempo, il 7 luglio 1872, a Napoléon e Marie, nacque un figlio.
All'inizio del 1877, Napoleone La Cécilia, molto malato, dovette abbandonare l'amministrazione della scuola dei bambini dei proscritti e, insieme alla moglie, decisero di lasciare l'Inghilterra per l'Egitto, dove sperava di trovare un clima più favorevole alla sua salute. Ma era già troppo tardi. Morì di tisi polmonare a Ramleh vicino ad Alessandria il 25 novembre 1878. Aveva solo 43 anni.



[1] Capoluogo del dipartimento Indre e Loira nella regione Centro-Valle della Loira
[2] L'espressione Francs-tireurs si trova nei resoconti giornalistici della guerra franco-prussiana, usata per definire un "combattente o piccolo gruppo di combattenti che pratica azioni di guerra contro truppe regolari per evitare l'occupazione o l'evacuazione di centri abitati", in poche parole “cecchini”.
[3] La Bièvre è un fiume che nasce a Guyancourt e dopo 34,6 km si getta nel principale collettore fognario di Parigi. La Bièvre una volta confluiva nella Senna a Parigi (all'altezza della stazione ferroviaria di Parigi-Austerlitz).



02-14-LA 02 – Marie (DAVID) LA CECILIA

MARIE (DAVID) LA CECILIA


Il 3 settembre 1870 fu l'ultimo sabato del Secondo Impero.
Al municipio del diciottesimo arrondissement, in place de l'Abbaye (oggi Place des Abbesses), come altrove a Parigi, un ufficiale statale celebrò matrimoni civili.
Un vice sindaco, Louis Achille Lorrain, sposò alcune coppie al mattino. Poi, alle tre del pomeriggio, Marie David, un'insegnante, sposò Napoléon La Cecilia l'uomo della sua vita, con cui visse in rue Houdon numero 4. Il certificato di matrimonio ci dice che iniziò a portare il nome di sua madre, Grangeret, e poi quello di suo padre, David, quando questi la riconobbe. Era conosciuta come Marie David, da quel sabato si chiamò Madame La Cecilia.
Il giorno prima, il 2 settembre, Napoleone III capitolò dopo quello che è noto come il "disastro di Sedan". Il giorno successivo, il 4 settembre, fu proclamata la Repubblica - fu così che un ufficiale repubblicano, Georges Benjamin Clemenceau, celebrò, martedì 6, il primo matrimonio repubblicano. I coniugi La Cecilia si contentarono di Lorrain.
Giovane donna (nata nel 1839) attivista, allieva e amica di Louise Michel e di André Léo, insegnante, il suo nome comparve come firmataria di alcuni articoli nel settimanale Les Droits des femmes. Marie David ha partecipato alle riunioni del circolo di rue Nollet, presieduti da André Léo, dove si discuteva della liberazione della donna e il sostegno alla scuola laica. André Léo voleva creare una scuola laica per ragazze che doveva aprire a Parigi il 1° ottobre 1870. Marie David era tra le insegnanti selezionate per questa scuola. La dichiarazione di guerra contro la Prussia mise fine a questo progetto. Marie David è stata segretaria della Société de la revendication des Droits des femmes (Società per la rivendicazione dei diritti delle donne), di cui Elie Reclus scrisse parte del programma, che si riuniva a casa sua (e in cui troviamo André Léo, Noémi Reclus, Caroline e Augustin Verdure). Questa associazione era stata creata da Léon Richer[1]. Doveva fare la  professoressa di contabilità nella scuola per ragazze preparate da questa società (il cui professore di geografia sarebbe stato Élisée Reclus) ma non fu possibile perché la scuola fu distrutta dalla guerra ancora prima della sua apertura nell'ottobre del 1870.
Non sposò un completo estraneo: Napoléon La Cecilia, suo marito, era un matematico, linguista e distinto militare, descritto modestamente come un «uomo di lettere» nel certificato matrimoniale. Al suo matrimonio André Léo, né Louise Michel, né Caroline Verdure fecero da testimoni: solo gli uomini potevano interpretare questo ruolo. Marie potrebbe essere rimasta incinta il giorno del suo matrimonio, ma il fatto è che la piccola Marguerite Elisabeth Marie Pauline La Cecilia nacque sette mesi dopo ... e ammirevolmente scelse il giorno e l’ora: 28 marzo alle quattro del pomeriggio, nel momento preciso quando fu proclamata la Comune nella piazza dell'Hôtel-de-Ville. Questo spiega perché non sentiamo molto parlare di Marie David durante la Comune.
Era descritta come «senza professione» sul certificato di nascita della figlia; invece Napoléon La Cecilia, come «colonnello comandante i franchi tiratori di Parigi (cecchini)». In particolare Napoléon, poco dopo il suo matrimonio, aveva partecipato gloriosamente alla battaglia di Chateaudun per difendere Parigi e nella quale potrebbe aver partecipato anche Marie.
Temendo il ricatto contro il marito che poteva essere arrestato da parte delle truppe di Versailles, durante la Settimana sanguinante decise di nascondersi. E non aveva torto perché, pur di rintracciare il marito, fecero pubblicare false notizie. Riporta il giornale del Le Gaulois[2] il 30 maggio: "La moglie del generale La Cecilia è stata uccisa dietro una barricata, non che difendeva, ma a cui ha portato pietre da pavimentazione. Il suo corpo è stato trovato, trafitto da baionette. Era la madre di una bambina di sette mesi che non è stata trovata".
Era naturalmente una falsa notizia. Ecco un altro articolo citato da Pain et Tabaraud ne L'Intransigeant del 4 settembre 1880, un vero pezzo di antologia:
"Il museo di Orfila si arricchirà di un oggetto tanto curioso dal punto di vista scientifico quanto dal punto di vista dei ricordi che suscita: è la mano della moglie del generale La Cécilia, tagliata dopo la sua esecuzione e conservata da Dr. Bayle. Questa mano è di una patrizia, piccola, elegante, fine; il suo polso è delicato, le sue unghie ben piazzate. Solo un indizio tradisce la barricadera: la mano aristocratica è sporca, le unghie non sono tagliate e piangono la cura accurata. L'esame della conformazione di questa piccola mano rivela allo stesso tempo l'energia del carattere della donna: il pollice è lungo, un segno di una volontà vicina alla testardaggine; l'indice raggiunge l'altezza del medio, che indica la necessità di comando; infine, il monte di Marte, nel palmo della mano, ha una particolare prominenza.
Sappiamo come questa giovane ed elegante donna fu uccisa. Era il giorno dell'ingresso dell'esercito dietro la barricata all'angolo di rue de la Paix.
Questa barricata fu circondata e tutti i suoi difensori furono fatti prigionieri. Sorpresi di vedere, in mezzo ai tipi orribili della Comune, una giovane donna coperta di seta e pizzo, gli ufficiali la notarono in modo particolare, e uno di loro la riconobbe. Era stato il compagno d'armi di La Cecilia, un ufficiale dell'esercito della Loira.
Nel frattempo, i ribelli armati, erano stati erano stati allineati lungo la barricata, e l'esecuzione iniziò; gli ufficiali, conoscendo il nome della giovane donna, desideravano salvarla. Hanno dato l'ordine di condurla in un posto vicino.
Ma, pazza, mal guidata, la donna infelice respinse violentemente i soldati; si gettò a terra, rotolò nel fango urlando e urlando agli sgomenti ufficiali:
- Vigliacchi, vigliacchi che uccidono donne, uccidetemi!
Invano abbiamo cercato di farla alzare; lei resistette come una furia. Alla fine un soldato, stanco dei suoi insulti, gli sparò un colpo di fucile: lei cadde stupita.
Il suo cadavere fu portato a Clamart, e fu lì che il dottor Bayle fu autorizzato a tagliare la sua mano per tentare i suoi esperimenti".
Napoléon potrebbe non aver letto questo articolo, che è apparso dopo, ma aveva creduto nell'esecuzione di Marie. Invece Marie era viva, ma ebbe difficoltà a trovare qualcuno che la ospitasse, trascorse molto tempo sotto la pioggia con la sua bimba di due mesi, che morì nell'hotel in rue Saint-André-des-Arts dove finalmente aveva trovato rifugio. La morte fu dichiarata sotto falso nome (forse Marie Marguerite Lecointre) e la piccola venne sepolta. Marie poi riuscì a raggiungere il Belgio, dove sperava che suo marito, con il quale è stata in grado di comunicare, potesse unirsi a lei.
La barricata della place Blanche difesa dalle donne
Marie La Cécilia fuggì in Belgio. Suo marito, con il quale è stata in grado di comunicare, si unì a lei. Fu sotto il nome di Lacombe che lei e suo marito andarono a visitare Victor Hugo a Vianden (Lussemburgo) dopo che questi ultimi furono espulsi dal Belgio, il 20 luglio 1871, che è coerente con le informazioni fornite da Le Radical il 14 giugno 1872 (“rimase nascosto cinquantadue giorni da una sarta”). Quindi si rifugiarono a Londra. Il poeta raccontò il suo incontro con la coppia: "Il borgomastro [di Vianden] entrò nel giardino dove si trovava un nostro tavolo e mi disse: -Vi presento due compatrioti-. Mi disse i nomi. Arrivavano da Parigi. Erano arrivati cinque giorni prima. Lui si chiamava Monsieur Lacombe. Il signore e Madame Meurice mi sembrava di conoscerli. Li ho fatti sedere. Il borgomastro se ne andò. Allora Monsieur Lacombe mi disse: -Io sono il generale La Cecilia-".
Marie La Cécilia e il marito sono riusciti a trasferirsi in Germania, dove l'ex generale fu uno dei fondatori della scuola francese destinata ai bambini dei rifugiati.
Non si sa se lei trovò un lavoro, suo marito invece, insegnava lingue asiatiche. Lei corrispondeva con i suoi amici in Francia. Ecco un estratto da una lettera ad Euphémie Garcin, un'amica dai tempi dei Diritti delle donne, che Le Figaro cita, il 21 novembre 1871, dopo essere stato pubblicato ne L'Avenir: "Parlano degli ostaggi. Sì, il massacro degli ostaggi è una cosa terribile; ma, prima, l'arcivescovo avrebbe potuto essere scambiato, se Messieur Thiers lo avesse voluto ... E poi, in tutta onestà, non dobbiamo dimenticare che furono fucilati solo due o tre giorni dopo migliaia e migliaia di Federati, prigionieri e disarmati, avevano macchiato con il loro sangue i marciapiedi delle strade.vCome sei stata in grado di convincere te stessa, solo leggendo le infami riviste che fiorirono sotto l'Impero, in quel periodo vedevamo, a Parigi, degli uomini con il sangue marcio".
Trascriviamo adesso ciò che un informatore della polizia britannica scrisse da Londra, l'8 ottobre 1873, in un rapporto su La Cecilia: "In relazione a sua moglie, lei non è né giovane né bella, ma è una buona persona, senza pretese, che si adatta perfettamente alla sua casa".
All'inizio del 1876 alla coppia nacque un figlio, a cui diedero il nome di Vindex-Chateaudun (Vendicatore-Chateaudun: La Cecilia aveva comandato il corpo dei cecchini, i Franc-Tireurs de Paris, a Chateaudun, Eure-et-Loir, dove si era messo in evidenza).
Napoléon era malato e soffriva il clima londinese, così all'inizio del 1877, i La Cecilia partirono per l'Egitto, il cui clima pur essendo migliore per lui, non gli impedì di morire di tubercolosi a Ramleh vicino ad Alessandria d’Egitto il 25 novembre 1878. Aveva solo 43 anni.
Marie venne travolta dalla sua scomparsa e da una profonda miseria. Ebbe grande difficoltà nel pagare il ritorno in Francia suo e quello di suo figlio. Giunta a Parigi, Marie ricordò la buona accoglienza ricevuta a Vianden e condivise la sua triste situazione con Victor Hugo.
Era così in difficoltà che si trova scritto in una lettera di Juliette Drouet a Victor Hugo, il 10 dicembre, quanto segue: "Vi ricordo anche che avete un centinaio di franchi per aiutare la signora La Cecilia".
Marie La Cecilia fu soggetta a costante sorveglianza della polizia. Un rapporto ne elenca i suoi diversi indirizzi; ne cambiò spesso per confondere le tracce. Viene ricordata come una donna molto decorosa, modesta, senza indossare distintivi, neanche durante la Comune. Marie la discreta compì il suo lavoro di propaganda senza rumore, ma con efficacia. Le sue condizioni economiche continuavano a non essere buone, tanto che fu organizzata una conferenza pubblica, il 5 marzo 1879, a cui parteciparono Carjat, Callet, Lockroy, Clemenceau ed altri, e dove venne fatta una raccolta fondi a loro beneficio.
Nel fascicolo della polizia che la riguardava, c'era una curiosa copia di una lettera datata 18 novembre 1879 inviata da Marie a una certa Louise (forse Louise Michel?). Si indignò per un'umiliazione che dovette subire: rifiutò una posto di insegnante, a cui aveva diritto, ma concessa a condizione di rinnegare il suo passato. Degli amici socialisti, indignati per tale proposta, scrissero una lettera di protesta che venne pubblicata sul quotidiano di Paul Brousse il «Prolétaire». Nella stessa lettera diede notizie di suo figlio. Era cresciuto ed era il ritratto di suo padre di cui aveva intelligenza, rettitudine e coraggio. Questo bambino era tutta la sua ragione di vita. Senza di lui, avrebbe voluto unirsi a quelli che erano morti per la libertà. La stampa reazionaria non poteva ammettere che una Comunarda potesse tornare al suo lavoro di insegnante. Marie continuò la sua attività militante. Nell'agosto 1880, un incontro di ex circoscritti di Londra si tenne a casa sua, al numero 37 di rue des Noyers, nel quinto arrondissement di Parigi.
Il 19 marzo 1881, nella sala de «La Fraternité», in rue Saint-Denis 156, durante un banchetto dell'anniversario della Comune, Marie La Cecilia parlò per ricordare il lavoro della Rivoluzione del 18 marzo a favore dell'emancipazione delle donne. Nel 1882, ottenne una posizione di insegnante grazie all’aiuto di Lefèvre Ronner, ex vice capo di stato maggiore del Ministero della guerra e vice giudice della corte marziale della Comune. Per anni, Marie La Cecilia visse modestamente come insegnante, assicurando l'educazione di suo figlio. Fu sempre ardente nella sua fede nella difesa della scuola laica e nella richiesta dei diritti delle donne.
Nei primi anni del 1890, Marie La Cecilia gestì un'istituzione per giovani ragazze delinquenti nel dipartimento della Senna, stabilita a Yzeure[3], fu un lavoro duro e ingrato. Trascorse quattro anni lì. Nel 1893, tornò a Parigi e visse in rue Pavée 24, nel Marais e dove continuò ad insegnare.
Per anni, Marie La Cécilia vivrà modestamente come insegnante, assicurando l'educazione di suo figlio. Fu sempre ardente nella sua fede nella difesa della scuola laica e nella richiesta dei diritti delle donne.
L'ultima traccia che abbiamo di lei è una lettera che scrisse ad André Léo nel giugno del 1898 e che è conservata negli archivi Descaves ad Amsterdam:
"Cara amica
Questo è quello che ho fatto questa settimana:
47 ispezioni a Charonne
2 pomeriggi dedicati alla giovane Henriette Chassaing che ha superato il suo brevetto.
Un pomeriggio alla fiera della pittura dove potevo entrare solo oggi sabato perché avevo il biglietto. Ero lontano dall'attenderti quel giorno. Aggiungi a questo un grande raffreddore che mi ha lasciato un forte male al petto e capirete che domenica [illeggibile] non posso andare al Giardino dell'acclimatazione. Purgherò me stessa e realizzerò i miei scritti. Se vuoi andremo domenica prossima. In questo caso scrivimi una piccola lettera o altrimenti. Così penso che andrò a vedere amici Garcin che non vedo da quasi due anni.
La tua più devoto che ti abbraccia
M. La Cecilia".
Non si conosce il luogo e la data della sua morte.


Busta con l'indirizzo di Marie



[1] Léon Richer, nato il 19 marzo 1824 a L'Aigle e morto il 15 giugno 1911 a Parigi, era un giornalista indipendente e femminista francese. Hubertine Auclert lo considerava il «padre del femminismo» e Simone de Beauvoir il suo «vero fondatore».
[2] Quotidiano francese fondato il 5 luglio del 1868. In origine di ispirazione monarchica, assunse poi toni bonapartisti e antirepubblicani. Fino al 1870 vi scrisse anche Émile Zola (con 59 articoli). Fu chiuso durante la Comune di Parigi.
[3] Comune francese situato nel dipartimento dell'Allier della regione dell'Alvernia-Rodano-Alpi.