lunedì 29 luglio 2019

02-14-TR02 – Gustave TRIDON

GUSTAVE TRIDON



Edme Marie Gustave Tridon è nato a Châtillon-sur-Seine[1] il 1º gennaio 1841, ed è stato un avvocato, un uomo politico, giornalista, socialista rivoluzionario e scrittore francese. Seguace di Blanqui è stato membro della Prima Internazionale e della Comune di Parigi.


Il blanquismo[2] e l'Internazionale

Figlio di un ricco proprietario terriero ha studiato legge a Parigi, ed anche se ha ottenuto tutte le sue qualifiche professionali, realmente non ha mai praticato la professione. Quando era studente Tridon diventò un materialista metafisico, un ateo convinto (considerava l'ateismo la più alta realizzazione della ragione scientifica), un repubblicano radicale ed un avversario del Secondo Impero di Napoleone III. Tra le figure della prima rivoluzione francese, egli ammirava di più Jacques-René Hébert[3], il leader parigino sans-colotte che è stato ghigliottinato dai Giacobinicerca. Tridon pubblicò due libri sugli Hebertisti: Les Hébertistes, plainte contre une calomnie de l'Histoire (Gli Hebertisti: Protesta contro una storica calunnia) nel 1864, con prefazione di Blanqui e La Comune del 1793: Gli Hebertisti nel 1871. Ha pubblicato anche una storia dei Girondini, La Gironda e i Girondini (1869). Inoltre, Tridon fu un patriota francese incandescente.
Il punto di vista di Tridon, in tutte le questioni politiche, corrispondeva con quello del veterano rivoluzionario Louis Auguste Blanqui. Il primo incontro tra Tridon e Blanqui fu nella prigione di Sainte-Pélagie nel 1865; Tridon era stato incarcerato lì per aver scritto degli articoli anti-religiosi che sono stati ritenuti contrari alla morale. Da allora divenne un caro amico e fervido seguace di Blanqui.
La pubblicazione de Les Hébertistes, plainte contre une calomnie de l'Histoire gli conferì una certa notorietà e gli permise di fondare vari giornali repubblicani come La Critique (1867). Dopo il suo rilascio, Tridon finanziò e divenne il direttore del giornale Candide (1865) del suo amico Blanqui, che servì da piattaforma per il blanquismo[2] ed i suoi associati. Blanqui stesso contribuì scrivendo articoli con uno pseudonimo. Il giornale venne poi chiuso dalle autorità. Tridon fu arrestato nei primi mesi del 1866, in una riunione al Café de la Renaissance à Saint-Michel, insieme a Eugène Protot, Raoul Rigault, i fratelli Edmond e Leonce Levraud, ai fratelli Charles, Gaston e Jules Da Costa, Alfred Verlière, Longuet, Genton e Landowski.
Nel 1866, entrò a far parte della Prima Internazionale, fu uno dei primi blanquisti[2] a farlo. Alcuni blanquisti[2] erano diffidenti nei confronti dell’Internazionale perché la sezione francese era dominata da sindacalisti e proudhoniani[4], che loro consideravano insufficientemente rivoluzionari. Tridon era uno dei sei blanquisti[2] francesi che parteciparono al congresso di Ginevra della Prima Internazionale nel 1866; partecipò in qualità di rappresentante di Blanqui. Tridon ed i suoi compagni blanquisti con rabbia denunciarono la maggioranza proudhoniana della delegazione francese come agenti di Napoleone III. I blanquisti[2] furono gettati fuori dal Congresso, ma si guadagnarono la gratitudine di Karl Marx, la cui contesa con Proudhon risaliva dal 1840.
Tornato in Francia, dal Congresso Internazionale, fu arrestato e condannato a quindici mesi di prigione. La detenzione, però, non fermò la sua attività di pubblicista. Fondò il giornale Revue, tra gli altri, ed ha scritto articoli per diversi altri giornali. Fu rilasciato nel 1868. Ha partecipato con il suo amico Albert Regnard all’anti-concilio di Napoli nel dicembre 1869[5]. Nel gennaio 1870 è stato coinvolto in un processo politico a Blois; temendo l'arresto imminente, fuggi recandosi a Bruxelles.



Anche se Tridon detestava il regime di Napoleone III, fu un sostenitore della difesa nazionale durante la guerra franco-prussiana del 1870-71. Nel 1870 finanziò il giornale La Patrie en danger (La Patria in pericolo), un altro quotidioano blanquista[2]. Nelle sue pagine, Tridon attaccò fortemente il governo di Napoleone III. Tornò a Parigi alla caduta del Secondo Impero, dopo la proclamazione della Repubblica il 4 settembre 1870. Si oppose con forza ai negoziati di pace con la Prussia effettuati dal governo repubblicano conservatore di Adolphe Thiers. Il 31 ottobre 1870, i blanquisti[2] tentarono una rivolta senza successo contro il governo Thiers, e Tridon evitò l’arresto.
Nel mese di gennaio 1871 come Parigi era assediata dall'esercito prussiano, Tridon aderì al Comitato centrale repubblicano dei venti arrondissement, in cui blanquisti[2], proudhoniani[4], giacobini[6] e vari altri radicali, che erano stati rivali fino a poco tempo prima, collaborarono. Insieme ad Edouard Vaillant, Jules Vallès e altri partecipò alla stesura dell’Affiche rouge (il Manifesto rosso pubblicato il 6 gennaio 1871), dove si denunciava il governo Thiers, si chiedeva l'istituzione dell’autonomia comunale (la Comune) di Parigi e metteva in avanti tre richieste principali: requisizione generale di tutte le risorse umane e materiali, razioni gratuite per tutti, e la massimo lotta contro l'assedio.
Alle elezioni dell’8 febbraio 1871, Tridon corse come candidato alle elezioni dell'Assemblea nazionale e fu eletto deputato per il dipartimento della Côte-d'Or. Si dimise, a Bordeaux[7], dopo aver votato contro i preliminari di pace firmato tra il governo di Adolphe Thiers e la Germania, e ritornò a Parigi.
Il 26 marzo, è stato eletto al Consiglio della Comune da parte del 5° arrondissement con 6.469 voti su 12.422 votanti e fece parte della Commissione Esecutiva e della Commissione Guerra. Tridon fece parte della minoranza che al Consiglio votò contro la creazione di un Comitato di Salute pubblica, sul modello di quello della prima rivoluzione francese, che aveva scatenato il terrore. L'opposizione di Tridon al Comitato di Salute pubblica fece di lui uno strano compagno di letto di molti dei suoi rivali di un tempo, proudhoniani[4] come Eugène Varlin, e lo mise in contrasto con i socialisti giacobini[6] come Félix Pyat e Théophile Ferré, la cui ideologia potrebbe nel complesso essere sembrata più vicino alla sua. Forse la simpatia di Tridon per gli Hebertisti, che erano stati vittime del primo Comitato di Salute pubblica, ha motivato la sua opposizione alla rinascita del Comitato.
A quanto pare Tridon è stato a lungo sofferente di un qualche tipo di disturbo nervoso; i massacri della Semaine sanglante (Settimana sanguinante) lo fecero precipitare in una crisi emotiva. Tridon fuggì da Parigi e si rifugiò a Bruxelles, dove morì il 29 agosto 1871. A quanto pare la sua morte fu un suicidio.


L'antisemitismo

Le opinioni antisemite erano diffuse nel XIX secolo in Europa e si possono trovare pure negli scritti di molti socialisti francesi del periodo. Di solito, però, questi erano espressioni private di pregiudizio. Proudhon, per esempio, si è lamentato nei suoi diari che la Francia è stata invasa da ebrei e stranieri, mentre Blanqui, nelle sue lettere, a volte ha usato il termine «Shylock[8]» come sinonimo di capitalismo o di usuraio. Tuttavia, alla fine del XIX secolo, alcuni veterani di precedenti movimenti rivoluzionari hanno espresso il loro veemente e pubblico antisemitismo, di solito combinato con un feroce nazionalismo. Questa miscela ideologica - nazionalismo, antisemitismo e radicalismo sociale - ha spianato la strada ai movimenti fascisti francesi del XX secolo. Il marchio di alta acqua di questo rivoluzionario anti-semita è venuto a galla durante l'affare Dreyfus[9] del 1890, quando alcuni ex rivoluzionari repubblicani, tra cui alcuni veterani blanquisti[2] come Ernest Granger, si schierarono con gli anti-dreyfussiani. Questi eventi si sono verificati molto tempo dopo la morte di Tridon, tuttavia, egli ebbe un’influenza postuma su di loro, principalmente attraverso un manoscritto che scrisse, ma non pubblicò: Du Molochisme Juif: Études Critiques et Philosophiques (Sul Molochismo ebraico:. Studi Critici e Filosofici) Questo libro è stato pubblicato postumo nel 1884, ed è stato citato come influente verso gli apostoli dell’antisemitismo francese come Édouard Drumont[10]. Nel libro, Tridon ha proclamato la superiorità dell’«indo-ariano» sulla cultura «semitica» e risalendo dall'ebraismo arrivò all'antico culto del dio Moloch; Tridon vide nell'ebraismo una sopravvivenza del culto sanguinario a Moloch, quella statua arroventata, nella cui bocca i Fenici gettavano bambini vivi. Tridon associò anche l'ebraismo con il capitalismo e lo sfruttamento.



[1] Nel dipartimento della Côte-d'Or nella regione della Borgogna-Franca Contea.
[2] Il blanquismo fu un movimento dottrinale e attivista a favore, in primo luogo, della Repubblica e, una volta raggiunta, del comunismo in Francia, che era in vigore durante il diciannovesimo secolo, penetrò fino in fondo in modo dominante ed eccitante tra intellettuali e studenti, e fu anche caratterizzato da una forte disciplina rivoluzionaria combattiva. Deve il suo nome allo scrittore, politico e leader di questa fazione, il francese Louis Auguste Blanqui.
[3] Jacques-René Hébert (Alençon, 15 novembre 1757 – Parigi, 24 marzo 1794) è stato un giornalista e rivoluzionario francese. Fondatore nel 1790 del giornale Le Père Duchesne, iscritto al Club dei Cordiglieri e a quello dei Giacobini, divenne il rappresentante, dopo gli arrabbiati, dell'ala più radicale della Rivoluzione francese, dagli avversari chiamata "gruppo degli esagerati" o hébertisti. Fu arrestato e giustiziato durante il Regime del Terrore di Robespierre.
[4] Per proudhoniani s’intendono definire i seguaci del filosofo francese Pierre-Joseph Proudhon, fondato essenzialmente sul mutualismo e sul federalismo, da molti studiosi inserito impropriamente nell’ambito di quello che Marx definì socialismo utopistico. L’anarchismo proudhoniano educa i seguaci ad una società libera e federata, di artigiani e piccoli contadini, che pone al centro i problemi del credito e del prestito ad interessi limitati. Gli elementi basilari dell’anarchismo proudhoniano sono il federalismo, il decentramento, il controllo diretto da parte dei lavoratori, abolizione della proprietà (ma non del possesso poiché reputato naturale), l'istruzione sotto il controllo degli insegnanti e dei genitori, l'istruzione legata all’apprendistato ecc.
[5] L’Anticoncilio di Napoli fu un evento anticlericale che ebbe luogo contemporaneamente al Concilio Vaticano I, di cui rappresentò una contestazione pubblica. L'iniziativa, principalmente presa dal deputato Giuseppe Ricciardi e sostenuta da Giuseppe Garibaldi, David Levi e altri sessanta deputati, fece sorgere il movimento italiano del Libero Pensiero "Giordano Bruno". L'Anticoncilio fu aperto al Teatro San Ferdinando il 9 dicembre. Vi inviarono delegati 62 logge massoniche italiane e straniere, 34 società operaie, 25 associazioni italiane, 26 associazioni straniere, 63 gruppi di liberi pensatori italiani e vi parteciparono a titolo personale 27 stranieri, 58 deputati e 2 senatori. Il 10 aprile, durante la seconda seduta, l'Anticoncilio fu sciolto dalla forza pubblica, allarmata dalle accese dichiarazioni politiche contenute in alcuni interventi.
[6] Con il termine giacobinismo si intende un movimento e un'ideologia politica risalenti all'esperienza del Club dei Giacobini durante la Rivoluzione francese (il club des Jacobins fu un'associazione politica fondata a Parigi nel novembre 1789 con sede nel convento domenicano di San Giacomo -Saint-Jacobus- in rue Saint-Honoré). Il giacobinismo si diffuse in buona parte dell'Europa durante l'epoca rivoluzionaria ed ebbe un'influenza politica notevole nella storia francese per tutto il XIX secolo, in particolare negli eventi della Rivoluzione di luglio, della Rivoluzione francese del 1848 e, soprattutto, nell'esperienza della Comune di Parigi del 1871. Il giacobinismo è sopravvissuto a lungo alla sua fine storica, che viene canonicamente fissata al 1800. Quello che Vovelle ha definito giacobinismo trans-storico ha infatti alimentato le vicende politiche della Francia e, in parte, anche del resto d'Europa. Durante la Rivoluzione di luglio, nel 1830, si assisté a una nuova fase del giacobinismo, dove tuttavia andarono a mescolarsi istanze repubblicane, socialiste e cattoliche, unite solo dall'opposizione a una nuova esperienza monarchica[. Il “neogiacobinismo” del XIX secolo, sempre più legato al socialismo repubblicano, si consolidò con la rivoluzione del 1848 e con la Seconda Repubblica, ma finì per essere spazzato via dall'ascesa di Napoleone III. Con la brevissima e drammatica esperienza della Comune di Parigi (1871), il giacobinismo tornò al governo della capitale francese, in una replica delle forme dell'anno II, a partire dalla ricostituzione del Comitato di salute pubblica e dalla rinnovata applicazione del vecchio Calendario repubblicano. La diffusione del comunismo su scala europea, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, alimentò le ipotesi di una sua discendenza dal giacobinismo. Karl Marx e Friedrich Engels, nel 1848, lo scrissero esplicitamente: “Il giacobino del 1793 è diventato il comunista dei giorni nostri”.
[7] Capoluogo del dipartimento della Gironda e della regione della Nuova Aquitania.
[8] Shylock è un immaginario usuraio ebreo veneziano, principale antagonista della commedia Il mercante di Venezia di William Shakespeare, che accorda un prestito a Bassanio (amico di Antonio), con Antonio (mercante di Venezia) come garante. Shylock stabilisce che in caso di mancato pagamento, Antonio debba pagare con una libbra di carne dal proprio corpo.
[9] Alfred Dreyfus (Mulhouse, 9 ottobre 1859 – Parigi, 12 luglio 1935) è stato un militare francese. Nel 1871 la Francia era reduce dalla sconfitta subita nella guerra Franco-Prussiana, ed i rapporti interni erano ancora tesi. Nonostante il processo si basasse su documenti palesemente falsi, Dreyfus fu condannato quale estensore di una lettera indirizzata ad un ufficiale tedesco in cui venivano rivelate importanti informazioni militari francesi. Nonostante l'esplodere del caso, Dreyfus non fu interamente riabilitato prima del luglio 1906, grazie a un verdetto della Corte di Cassazione.
[10] Edouard Drumont (Parigi, 3 maggio 1844 – Parigi, 5 febbraio 1917) era un giornalista, scrittore, polemista e politico francese. Fondatore del quotidiano La Libre Parole, antidreyfussiano, nazionalista e antisemita, fu il creatore, con il Marchese de Morès, della Lega nazionale antisemita francese. Deputato ad Algeri dal 1898 al 1902, è stato una delle figure storiche di spicco dell'antisemitismo in Francia.