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lunedì 3 maggio 2021
domenica 17 maggio 2020
mercoledì 1 aprile 2020
giovedì 25 luglio 2019
02-14-JO05 – Clara Eugenia JOZON
CLARA EUGENIA JOZON
Clara
Eugenia Jozon, Perrier da nubile, è nata a Rouen[1]
il 19 ottobre 1827; sposata, senza figli; operaia, sotto la Comune era
segretaria dell’Unione
delle Donne. Il nome esatto dell'associazione definisce i suoi obiettivi: «Union
des femmes pour l’organisation des ateliers et la défense de Paris (Unione
delle donne per l'organizzazione dei laboratori e la difesa di Parigi)». Clara
Jozon, come disse suo marito, andava tutti i giorni al municipio del 18°
arrondissement con la sua sciarpa e la coccarda rossa. Il 17 dicembre 1872,
è stata condannata in contumacia dal 6°
consiglio di guerra, a venti anni di prigione, e successivamente assolta il
18 settembre del 1876, il giudizio contraddittorio da parte del 3°
consiglio di guerra.
02-14-JOU37 – François JOURDE
FRANÇOIS JOURDE
È stato impiegato in uno studio notarile, poi contabile di banca e
impiegato nell'ufficio ponti e strade del municipio di Parigi. Durante l'assedio
di Parigi del 1870 si arruolò nel 160º battaglione della Guardia
Nazionale, che lo elesse delegato al Comitato
centrale.
Il 26
marzo 1871 fu eletto al Consiglio
della Comune dal 5°
arrondissement e il 29
marzo assunse la funzione di commissario
alle Finanze, dove dimostrò competenza e onestà. I milioni necessari per
nutrire i 350.000 Comunardi,
François Jourde li gestì accontentandosi "di prelevare dieci franchi al giorno per la sua esistenza"[3].
Raccontò Camélinat,
allora direttore della Zecca: “Dopo due
mesi di gestione del tesoro dei proletari, mancavano solo cinque piccoli
centesimi nei registri dei conti di quella piccola cassa, dove lavorava come
notaio, impiegato nell'ufficio ponti e strade della città di Parigi, prima di
essere nominato delegato alle finanze della Comune. E mancavano anche due
franchi, un pomeriggio di maggio 1871 per regolare la nota del suo pranzo. Con le tasche rovesciate, ha dovuto prendere
in prestito la modesta somma da Protot,
allora ministro della Giustizia”.
"Jourde era ministro
delle Finanze della Comune, e nondimeno era povero" gridò Edouard
Vaillant al consiglio comunale di Parigi, il giorno dopo la sua morte,
avvenuta a Nizza il 20 marzo 1893. La sua integrità ed onestà fu riconosciuta
da tutti, compresi dai suoi critici. Jourde fu accusato con il delegato alla
banca Charles
Beslay di essere stati «i protettori della Banque de France, i gelosi custodi
della integrità del suo credito, considerato da loro come il credito della
Francia». Nella Histoire socialiste,
Louis Dubreuilh[4] lo
accusa di essere stato troppo innamorato della legalità, "troppo timido, troppo rispettoso delle
fortezze dell’Alto Capitale".
Il blanquista[5]
Gaston
Da Costa non è stato più tenero verso Jourde, "senza carattere e sicuramente al di sotto del compito rivoluzionario
che aveva assunto". Ma il sostituto procuratore della Comune
ammise di aver "adempiuto
onestamente, in modo semplice e in modo intelligente il suo incarico. Questo è
tanto... ".
Si dimise il 2
maggio per protesta contro l'istituzione del Comitato
di salute pubblica, ma riprese le sue funzioni pochi giorni dopo. I suoi
scrupoli legalitari gli impedirono di confiscare i fondi della Banca di
Francia, indebolendo l'azione della Comune
contro il governo di Thiers,
e gli valsero il risentimento di molti Comunardi.
Jourde è stato anche sistematicamente rieletto a larga maggioranza
dall'assemblea
comunarda quando presentò le sue dimissioni, a seguito agli attentati di Pyat,
o, come citato precedentemente, per protestare contro la creazione del Comitato
di salute pubblica.
Jourde fu quindi un "genio della finanza", come lo
presentò la Revue socialiste (la
Rivista socialista) di Benoit
Malon. Ma Jules Clère[6]
scrisse nel suo Les
Hommes de la Commune (Gli Uomini del Comune): “Gli insorti gli hanno lasciato gestire le finanze solo perché hanno
visto l'impossibilità di sostituirlo".
Già dal suo insediamento, Jourde si diede da fare. Il 20
marzo 1871, insieme a Varlin
prese delle misure energiche per continuare a ricevere sussidi. Lo stesso
giorno, egli usò delle minacce per ottenere dalla Banca di Francia, il primo
milione di franchi per la Comune,
essenziale per pagare lo stipendio ai membri della Guardia
Nazionale. Fu l'autore del decreto che accordava una pensione alle donne,
sposate o meno, vedove delle guardie nazionali cadute in combattimento. Egli
provocò anche la furia dei proprietari decretando delle condizioni generali per
uno sconto sugli affitti di ottobre 1870, gennaio e aprile 1871 di vitale
importanza per il popolo di Parigi (il 90% delle persone erano affittuari). Il 29
marzo, un decreto firmato da lui sospese la vendita di oggetti lasciati in pegno.
Il 25
aprile, annullò il riconoscimento dei debiti inferiori a 20 franchi.
Fu arrestato dal governo di Versailles
il 30 maggio, fu processato dal tribunale
versaigliese il 2 Settembre 1871. Le sue indubbie abilità oratorie gli
permisero di rendere conto dei 41 milioni di franchi passati attraverso le sue
mani, senza la minima nota di opposizione dei giudici. Impressionato, Leon
Millot, giornalista de La Justice (La Giustizia - giornale fondato da Georges
Clemenceau), esclamò: "Un giorno sarà il ministro delle Finanze
della Repubblica!". Il tribunale gli mostrò po' di gratitudine, dal
momento che venne condannato nel mese di settembre del 1871 con la semplice
deportazione in Nuova
Caledonia all'Isola dei Pini, dove giunse nel novembre 1872.
Presto le sue competenze di gestione furono utilizzate nella
colonia, e li permisero di raggiungere Nouméa nell'ottobre del 1873, dove
lavorò come contabile e fondò con Juliette
Lopez, l'Union, società di mutuo soccorso e assistenza ai deportati
in stato di bisogno. Agli antipodi della libertà, questo moderato si trasformò
in rivolta. Il deportato semplice si infuriò di fronte la situazione degli
«internati», "confinati dentro una fortezza su una penisola arida,
senza acqua, con una dieta appena sufficiente per non morire di fame".
Minacciato per l'organizzazione di solidarietà con i detenuti
Jourde decise di fuggire. Evase il 21 marzo 1874 con Achille
Ballière, Charles
Bastien, Paschal
Grousset, Olivier
Pain e Henri
Rochefort.
Cominciò così un viaggio di 6000 miglia sui mari,
che portano da Sydney a Liverpool via San Francisco e New York. Raggiunta
l'Inghilterra, partecipò a una sottoscrizione per i Comunardi
vittime della repressione di Versailles.
Si trasferì successivamente a Strasburgo (allora in Germania) poi a Ginevra,
dove denunciò in un libro scritto con Grousset
le terribili condizioni dei deportati, poi si recòBruxelles e di nuovo a
Londra. Nel 1874, si trasferì a Schiltigheim, in Alsazia diventata tedesca, e
lavorò come contabile in una grande istituzione industria meccanica creata da
ex esiliati ed ex membri
della Comune. Una società troppo prospera al giudizio di Mac-Mahon,
che ne chiese l'espulsione a Bismarck.
I giornali conservatori locali protestarono. Invano. Ancora una volta, osservò
il perspicace storico Lissagaray
nella sua Histoire
de la Commune de 1871 "si
appellò ai tedeschi contro gli uomini
della Comune".
Tornando alla Francia dopo l'amnistia
del 1880, fu particolarmente attivo nella solidarietà con i Comunardi
amministrati, ma la sua deportazione in Nuova
Caledonia lo segnò particolarmente, tanto da abbandonare la politica;
Jourde fu disgustato dalla sua deportazione sull'Isola dei Pini in Nuova
Caledonia.
[1] François per alcuni, per altri
Francis. Per tutti, era solo "Jourde".
[2] Nel
dipartimento del Puy-de-Dôme nella regione dell'Alvernia.
[3] La
Commune vécue (L’esperienza della Comune) Gaston Da Costa
[4] Louis
Dubreuilh è stato un politico francese. Fu il primo segretario generale della
Sezione Francese dell'Internazionale Operaia dal 1905 al 1918. Giornalista,
milita inizialmente al fianco di Édouard Vaillant e diviene nel 1901 segretario
generale del Partito socialista di Francia.
[5] Il blanquismo fu un movimento dottrinale e
attivista a favore, in primo luogo, della Repubblica e, una volta raggiunta,
del comunismo in Francia, che era in vigore durante il diciannovesimo
secolo, penetrò fino in fondo in modo dominante ed eccitante tra intellettuali
e studenti, e fu anche caratterizzato da una forte disciplina rivoluzionaria
combattiva. Deve il suo nome allo
scrittore, politico e leader di questa fazione, il francese Louis Auguste Blanqui.
[6] Jules Clère, nato a Parigi il 10
ottobre 1850 e morto a Parigi il 23 luglio 1934, è un giornalista e biografo
francese.
02-14-JOH01 – Jules JOHANNARD
JULES JOHANNARD
Jules Paul Johannard è nato a Beaune[1],
il 22 gennaio 1843, ed è stato un attivista francese. Membro della 1a
Internazionale, fu una personalità della Comune di
Parigi.
Figlio di Bonne Girard e di Etienne Johannard, un commerciante di
stoffe, Jules Johannard lavorò come rappresentante di fiori artificiali.
Iscritto alla massoneria e oppositore del regime bonapartista, dovette
esiliarsi a Londra, dove nel 1867 aderì alla Prima Internazionale e ne divenne membro del Consiglio generale. Tornato in
Francia nel 1870, fu arrestato e condannato a un anno di carcere al terzo
processo dell'Internazionale.
Liberato alla proclamazione
della Repubblica, il 4 settembre 1870, il Comitato di vigilanza del 2°
arrondissement di Parigi lo scelse come suo delegato al Comitato
centrale dei venti arrondissement, ed egli partecipò alla sollevazione del 31
ottobre contro il governo
di difesa nazionale.
Dopo la proclamazione
della Comune, fu eletto
il 16 aprile 1871 al Consiglio da parte del 2°
arrondissement, fece parte della Commissione esteri e poi della Commissione
militare. Votò a favore della creazione del Comitato
di Salute pubblica e fu nominato, il 16
maggio, delegato civile presso il generale federato La
Cécilia.
Dopo la Settimana
sanguinante, mentre la corte
marziale di Versailles lo condannava a morte in contumacia, Johannard
riuscì a fuggire a Londra, dove continuò la sua militanza nel Consiglio
generale dell'Internazionale.
É morto a Londra il 16 novembre 1892.
02-14-JOF03 – Jules JOFFRIN
JULES LOUIS ALEXANDRE JOFFRIN
![]() |
| Tomba di Jules Joffrin (cimitero Père Lachaise, divisione 95) |
Jules Louis Alexandre Joffrin è nato a Vendeuvre-sur-Barse[1],
il 16 marzo 1846, ed è stato un politico francese.
Ha combattuto durante la guerra
franco-prussiana del 1870. Nel 1871 sostenne la Comune di
Parigi e il suo amico, l'avvocato Eugène
Protot, capo del Ministero della Giustizia. Dopo la Settimana
sanguinante, fu costretto all'esilio e scappò in Inghilterra come rifugiato
politico per undici anni. Fece parte del gruppo possibilista del partito
socialista, che si opponeva alle posizioni ortodosse di Jules
Guesde. Dopo l'amnistia
del 1880, ritornò in Francia e divenne membro del consiglio comunale di
Parigi nel 1882, e vicepresidente dello stesso nel 1888 e nel 1889.
Nel 1888, in reazione al
boulangismo[2], Clemenceau,
Arthur
Ranc e Joffrin crearono la Société des Droits de l'Homme et du Citoyen
(Società dei diritti dell’Uomo e del Cittadino) contro il cesarismo e il
plebiscito del generale Boulanger[3]:
"A queste diverse manifestazioni dell'indignazione repubblicana
provocate dagli inizi del boulangismo, è stata fatta una conclusione pratica.
Da ogni parte si capiva. In primo luogo, la gioventù repubblicana si è
organizzata nella Lega anti-plebiscitaria, alla quale tutti i repubblicani del
parlamento e della stampa hanno immediatamente aderito. Un'altra società si
fonderà presto, in mezzo ad un profondo entusiasmo, tra le tonalità più diverse
e finora più divise dell'opinione repubblicana. Sull’appello dei signori Clemenceau,
Joffrin e Ranc,
è stata fondata la Società dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino"[4].
Attaccato violentemente dagli organi Boulangisti, L'Intransigeant[5]
e La France, vinse contro di loro una causa per diffamazione, e nel 1889
contese il 18°
arrondissement di Parigi al Generale Boulanger, che ottenne una maggioranza
di 2.000 voti, ma venne dichiarato ineleggibile.
Joffrin venne ammesso alla Camera sono dopo una accesa
discussione, e continuò ad essere attaccato dai nazionalisti. Morì a Parigi il
15 settembre 1890 ed è stato sepolto presso il Cimitero del Père-Lachaise
(95ª Divisione).
A lui è stata dedicata una stazione della metropolitana di Parigi.
[1] Nel
dipartimento dell'Aube nella regione del Grand Est.
[2] Movimento politico francese, a
carattere nazionalista, che, nella Terza Repubblica, ebbe a capo il generale
G.-E. Boulanger (1837-1891), da cui prese il nome.
[3] Georges-Ernest-Jean-Marie Boulanger,
generale e uomo politico francese, nato a Rennes il 29 aprile 1837, morto a
Bruxelles il 30 settembre 1891. Si presentò come candidato alla deputazione nel
dipartimento del Nord, e fu eletto (1888). Nel suo programma elettorale aveva
propugnata la revisione della costituzione del 1875. Malgrado l'appoggio di
partiti filo monarchici e bonapartisti, la sua proposta di revisione fu
respinta dalla camera dei deputati e lo spettacolo dell'ibrida coalizione che
lo sosteneva risvegliò le diffidenze dei repubblicani moderati, che furono
spinti a riavvicinarsi ai radicali per la difesa del regime. L'allarme divenne
più forte quando la stessa capitale rinnovò l'investitura di Boulanger,
nominandolo deputato a grande maggioranza. Il generale non nascose il suo
proposito d'aspirare alla presidenza della Repubblica, ritenuta dai più una
semplice tappa verso la restaurazione della monarchia. Il ministro
dell'Interno, Constant, iniziò silenziosamente una procedura giudiziaria,
imputando del delitto di alto tradimento il Boulanger; il quale, preso d'un
tratto dal panico, fuggì a Bruxelles il 1° aprile 1889.
[4] Lissagaray, Le bilan de
Boulanger.
[5] L'Intransigeant era un quotidiano
francese, fondato a Parigi nel luglio 1880 da Eugène Mayer, direttore di La
Lanterne, e da Henri Rochefort, che divenne il suo primo editore. Inizialmente
un giornale di opposizione di sinistra, fu stampato in circa 70.000 copie
quando fu creato nel 1880 e formato da 4 pagine vendute per 5 centesimi Si
spostò verso destra durante l'affare Boulanger (Rochefort sostenne Boulanger) e
divenne un importante giornale di destra negli anni '20. evolvendosi
rapidamente verso posizioni nazionaliste. Nel 1898, partecipò al coro della
stampa antisemita ostile a Dreyfus. L'Instransigeant cessò la pubblicazione
l'11 giugno 1940, dopo la debacle del 40 giugno. Conobbe una breve ricomparsa,
dal 13 maggio 1947, con Paul Gordeaux , direttore. Il titolo fu assorbito il 30
settembre 1948 da Paris-Presse, che prese il titolo Paris Presse,
L'Intransigeant. A sua volta, questo titolo fu assorbito da France-Soir nel
1970.
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