giovedì 29 novembre 2018

02-07 - La «Settimana sanguinante»

LA «SETTIMANA SANGUINANTE»


Immagine tratta da Le cri du peuple di Jacques Tardi, Jean Vautrin

Ducatel, agitando la sua bandiera bianca su Bastion 64, viene avvistato
dal capitano Trève (incisione piuttosto bizzarra pubblicata nel 1881)

Il 21 maggio i soldati di Thiers entrarono a Parigi grazie ad un tradimento. All'inizio di maggio, il traditore Jules Ducatel, che per la Comune era uno dei supervisori dei ponti e delle strade, prese contatto con il corpo militare del generale Douay, la cui artiglieria bombardava i bastioni vicino alle porte di Saint-Cloud e Point-du-Jour per creare una breccia nelle fortificazioni della Capitale. Divenuto un indicatore dell'esercito di Versailles, Ducatel svolse quindi diverse missioni di ricognizione, sotto l'apparenza delle sue attività al servizio della sottocommissione per le barricate di Passy. Domenica pomeriggio, le truppe versagliesi del generale Douay bombardarono e assediarono la sporgenza che forma il bastione di Point-du-Jour. Tra le 14 e le 15, Ducatel scoprì che la porta di Saint-Cloud e i suoi dintorni non erano più sorvegliati; allora, dopo aver improvvisato una bandiera bianca con un fazzoletto fissato su un rastrello, si arrampicò, nonostante i proiettili sparati da Montretout, sul bastione 64, tra la porta d'Auteuil e la porta de Saint-Cloud (la cui posizione corrisponde all’attuale rue de l’Arioste), per avvisare le truppe di Versailles posizionate nelle trincee scavate sotto il bastione 65, sul lato del Parc des Princes, che quel punto non era controllato e la via era libera.
Informato dal capitano di fregata Auguste Trève, Thiers ordinò all'esercito regolare di entrare a Parigi con quasi 48 ore di anticipo rispetto al piano iniziale. Liberato per ordine di Douay dopo essere stato brevemente fermato dai soldati versagliesi che temevano uno stratagemma di Federati, Ducatel guidò poi la divisione Vergé, comandata dal colonnello Piquemal, verso il Trocadéro.
I prussiani, che occupavano i forti settentrionali e orientali, permisero ai versagliesi di avanzare attraverso il terreno vietato dall'armistizio a nord della città, e con ciò di attaccare su un largo fronte che i parigini avevano ragione di credere protetto dall'armistizio e che perciò non avevano occupato che debolmente. In conseguenza di ciò la resistenza nella metà occidentale di Parigi, cioè nella vera città aristocratica, non poté che esser debole; diventò più tenace e più dura quanto più le truppe avanzanti si avvicinarono alla metà orientale, alla vera città operaia.
Le truppe di Mac-Mahon penetrarono quasi indisturbate nei sobborghi occidentali. Erano soldati di origine contadina, sordi all'invito di «fraternizzare col popolo» rivolto loro dai Comunardi, frugarono casa per casa arrestando chiunque sembrasse loro sospetto.
Mentre oltrepassava una barricata che bloccava il quai de Passy in rue Guillou, Ducatel venne catturato il 22 maggio dai Comunardi. Fu portato all’École militaire per essere processato e probabilmente fucilato, ma ebbe l'opportunità di scappare quando gli insorti dovettero lasciare la scuola di fronte all'avanzata dei soldati di Versailles che divennero padroni dell’ovest della città.
I versagliesi occuparono le fortificazioni da cui fecero partire qualche colpo di fuoco, poi il terreno intorno alla linea ferroviaria della piccola cintura. Il Consiglio della Comune, che era in procinto di giudicare Cluseret, non inviò alcun rinforzo, nonostante la richiesta di Dombrowski che comandava il settore interessato.
Il Comitato di Salute Pubblica inviò un osservatore che venne fatto prigioniero dai versagliesi, che nel frattempo avevano occupato Auteuil e Passy. Perquisivano sistematicamente le case, procedevano alle denunce, agli arresti e iniziarono a fucilare le Guardie Nazionali della zona che porta al cimitero di Longchamp, ai margini del Bois de Boulogne che dominava l'ippodromo.
Contemporaneamente, si svolse l'ultima riunione del Consiglio della Comune.
Alla fine della sera, un concerto ebbe luogo al Louvre in beneficenza delle vedove e degli orfani della Comune.





Barricata, pittura di Édouard Manet, 1871
Solo il lunedì 22 maggio tutti i parigini si resero conto che tre corpi di versagliesi penetrarono in città, che avevano sotto controllo le porte di Auteuil, di Passy, di Sèvres e di Versailles e avevano già conquistato due arrondissement, il 15° e il 16°, e istallato delle artiglierie sulla collina di Chaillot e all'Étoile. Le truppe al comando dei generali Douay e de Cissey occuparono lo spazio tra le fortificazioni e la ferrovia. Jaroslaw Dombrowski (comandante della 11ª legione della Guardia Nazionale) apprese la notizia alle 16 e telegrafò al Consiglio, chiedendo rinforzi. Solo alle 19 il Consiglio venne informato dell'invasione: “mi sembrò che tutto il mio sangue scendesse a terra (scrisse Jules Vallès nelle sue memorie) e che gli occhi mi divenissero più chiari e grandi nella faccia pallida”. Il resto di Parigi finalmente apprese la notizia da un manifesto firmato da Charles Delescluze, membro del Comitato di Salute Pubblica e Delegato alla guerra, che chiamò la cittadinanza alle armi:
«Si tratta di vincere o cadere nelle mani senza pietà dei reazionari e dei clericali di Versailles, di questi miserabili che hanno venduto la Francia ai Prussiani e che ci fanno pagare il prezzo dei loro tradimenti».
Una ventina di membri del Consiglio si riunirono per l'ultima volta all'Hôtel de Ville, decidendo di rientrare nei propri quartieri per combattere e dare l'esempio.
Si iniziarono a fare proclami al popolo delle «braccia nude» perché prendesse il fucile, e la resistenza si organizzò erigendo barricate ovunque. Mancò però un centro di coordinamento della difesa, così che, a seguito di quella proclamazione, ogni combattente Comunardo tornò al suo quartiere per difenderlo, disinteressandosi di quello che succedeva nei quartieri vicini
Nelle strade si elevarono ovunque barricate (se ne contarono almeno 164) dove erano attivi anche donne e bambini. Vennero costruite barricate nella place Saint-Jacques, nelle rue Auber, a Chateaudun, nel Faubourg Montmartre, a Notre-Dame de Lorette, a la Trinité, a La Chapelle, a la Bastille, alle Buttes Chaumont, al boulevard Saint-Michel, al Pantheon ...
I versagliesi, ormai in numero di 130.000, avanzavano lentamente: violenti combattimenti si segnalarono nel quartiere delle Batignolles, a nord, dove i prussiani avevano permesso alla divisione del generale Montaudon di attraversare le loro linee nella zona che doveva essere neutrale, prendendo alle spalle i difensori. Dei combattimenti si svolsero presso place de Clichy e i Batignolles che furono ripresi dai versagliesi.
Alla fine della giornata i versagliesi occuparono l'Ètoile, gli Champs-Elysées, la stazione ferroviaria di Saint-Lazare, l'Ecole militaire, dove erano collocati i canoni della Comune, la stazione Saint-Lazare, mentre a sud raggiunsero la stazione di Montparnasse.
La loro progressione era lenta, perché nei quartieri che venivano conquistati, gli ufficiali frenavano l’avanzata dei loro soldati per montare la tensione e per eseguire esecuzioni sommarie, soprattutto nelle caserme della rue de Babylone.
Il Comitato di Salute Pubblica fece affiggere sulle strade un appello ai soldati di Versailles:
«[...] Come noi, voi siete dei proletari; come noi, voi avete interesse a non lasciare più ai congiurati monarchici il diritto di bere il vostro sangue, come essi bevono i nostri sudori [...] Venite con noi, fratelli, le nostre braccia sono aperte».
Anche il Consiglio della Comune pubblicò un appello alla fraternizzazione:
«[…] Fate come i vostri fratelli del 18 Marzo! Abbandonate le file! Entrate nelle nostre case! Venite a noi, in mezzo alle nostre famiglie, voi sarete accolti fraternamente e con gioia!».


Appelo ai soldati versaillesi Comitato Salute Pubblica
Appelo ai soldati versaglesi da parte della Comune

Inutile tentativo! “Questo appello - scrisse l’amico di Amilcare Cipriani e giornalista Prosper-Oliver Lissagaray - che non poté pervenire ai soldati neppure in un solo esemplare, rivela l'ultima illusione di molti dei Membri della Comune; i quali, nella massima buona fede, credettero alla defezione dell'armata, non appena entrata in Parigi!”.
Il Comitato di Salute Pubblica mandò un suo membro in ricognizione a Passy. Nella notte, vide dei Federati ammassati lungo i muri di rue Beethoven. Avvicinatosi, si accorse che erano tutti morti, fucilati dai soldati di Versailles. Thiers cantava già vittoria di fronte all'Assemblea e annunciava vendetta: “Signori, l'espiazione sarà completa”. Era ricominciato il massacro dei prigionieri e dei sospetti.
I soldati di Versailles, ormai ubriachi e fanatici, non vedevano più che sangue e distruzione e continuarono l'avanzata.




Immagine tratta da Le cri du peuple di Jacques Tardi, Jean Vautrin


Martedì 23 maggio i versagliesi superarono le difese di Batignolles e attaccarono da sud e da nord la collina di Montmartre; la lotta fu impari.
Il Comitato di Salute Pubblica e il Comitato Centrale della Guardia Nazionale avevano chiesto ai soldati di Versailles  di fraternizzare col popolo parigino, ma invano.
I combattimenti cessarono ai Batignolles nonostante gli sforzi delle truppe comandate da Benoît Malon.
“[…] I soldati invadevano le case e mentre alcuni dirigevano dalle finestre un fuoco omicida sui federati, gli altri rompevano i muri e, di casa in casa, s'avanzavano per l'interno fino al piede della barricata. Allora da ogni finestra delle case circostanti, tiravano a colpo sicuro sui Comunardi, che cadevano fulminati. Approfittando del panico, circondavano poscia la barricata e fucilavano immediatamente i federati non caduti alle prime scariche. Accadevano cose orribili! il sangue scorreva a fiotti fra grida strazianti; poi l'ufficiale gridava: - bravi! (Io udii questo grido all'assalto della barricata di rue des Dames a Batignolles). I soldati lasciavano il posto, dopo aver fatto un cumulo di cadaveri (Benoît Malon, giornalista e Comunardo)”.
Tra i Federati si distinse Louise Michel, la maestrina con tanto coraggio correva da una barricata all'altra a rincuorare i combattenti, e il suo esempio trascinò altre popolane ad imbracciare il fucile a fianco degli uomini. Louise Michel, il generale Brunel, l'esule polacco Dombrowski, le donne e i ragazzi sulle barricate di Montmartre: tutte figure episodiche di una resistenza disperata e più efficace sul piano umano che su quello militare.
I versagliesi conquistarono la collina di Montmartre nel primo pomeriggio e, come ci racconta Prosper-Oliver Lissagaray, festeggiarono la vittoria fucilando 49 persone: a Montmartre, nello stesso luogo, al numero 6 di rue des Rosiers, dove il 18 marzo, per decisione di popolo, furono fucilati due generali, Lecomte e Thomas, furono rastrellati per strada 42 uomini, 3 donne, 4 ragazzi; portati dove caddero i due e passati per le armi. Una delle donne, con un bambino in braccio, prima che i massacratori aprissero il fuoco, gridò ai compagni: “Fate vedere a questi miserabili che sapete morire in piedi”.
Quarantanove persone, trucidate per vendicare due «miserabili» dell'esercito di Thiers: neanche Kappler, dopo tutto, è arrivato a tanto, ché i soldati tedeschi uccisi a Roma, a via Rasella, furono, se ben ricordiamo, 32, ed egli mise a morte 335 ostaggi, un rapporto di neppure 1 a 11, mentre Thiers, il «salvatore della Francia», adottò un rapporto di circa 1 a 25 (uno a venticinque esatto, se ai 49 aggiungiamo Varlin, portato a morire sul luogo dell'esecuzione dei due generali).
Un soldato a Batiginollés, stanco di uccidere, si rifiuta di fucilare donne e fanciulli inoffensivi: è immediatamente messo a morte per ordine dell'ufficiale. Un uomo mentre usciva di casa per provvedere cibo alla famiglia è arrestato e trascinato dalla soldataglia, la moglie col bambino in braccio corre per dimostrare la sua innocenza e salvarlo, ma non è ascoltata e poiché gli s'avvinghia per strapparlo si fucila marito, moglie e bambino; il medico Izquierdo si precipita per salvare il bambino che respira ancora... è preso e fucilato anche Izquierdo! (V. d'Esboeuf: La verité sur la Commune et les versaillais)“.
Si combattè ai piedi della collina, dove a place Pigalle si distinsero ancora una volta per valore le donne, mentre nella vicina barricata di rue Myrtha il comandante della Comune, Dombrowski, venne ferito mortalmente.
La resistenza persisteva presso la Butte-aux-Cailles (con Walery Wroblewski), al Pantheon (con Lisbonne), in rue de l'Université, rue Saint-Dominique, rue Vavin, rue de Rennes e alla stazione ferroviaria de l'Est.
I versagliesi occuparono l'Opéra, il faubourg Montmartre e la Concorde, raggiunsero l'Osservatorio e fecero esecuzioni di massa a Montmartre, al parco Monceau e alla Madeleine, mentre centinaia di parigini furono fucilati al parco Monceau altri trecento alla Madeleine, 37 in rue Lepic.
A piazza Blanche”, riferisce Lissagaray, le centoventi donne che difendevano quella barricata tennero in iscacco per quattro ore le truppe di Clinchant. Soltanto ad undici ore, estenuate e prive di munizioni furono sopraffatte dagli assalitori e quelle che non possono fuggirne vennero massacrate sul posto. La barricata di piazza Pigalle non poté essere vinta che dopo tre ore di lotta ed ivi s'eran rifugiate le superstiti di piazza Blanche. Le ultime sopravvissute s'avviarono verso la barricata del boulevard Magenta. Ma non una si salvò! È uno dei numerosi episodi di questa barricata divenuta leggendaria (Prosper-Oliver Lissagaray - Storia della Comune di Parigi del 1871)”.

Costruzione della barricata di place Blanche
Barricata di place Blanche
Parigina alla difesa della barricata di Place Blanche
Battaglia nella barricade de la place Blanche tratto da
The penny illustrated paper. Paris, Musée Carnavalet
I quartieri presi dai versagliesi si trasformarono in macelli. La sete di sangue fu così ardente che i versagliesi uccisero persino i loro stessi agenti che muovevano ad incontrarli!
A sera scoppiarono gli incendi. Parigi bruciava, l'aria era piena di un odore acre di fumo, il cielo notturno era tutto illuminato di un bagliore rosso. Le artiglierie versagliesi, caricate a boulets rouges[1], i proiettili a petrolio, provocarono incendi a Champ de mars, alle Tuileries, alla Corte dei Conti, al ministero delle Finanze, al Consiglio di Stato, al palazzo della Legion d'onore, alla Concorde, al palazzo Borbone, al palazzo del Luxembourg. e in molte abitazioni. Nei giorni successivi andarono a fuoco il teatro di Porte-Saint-Martin, dei Délassements comiques ed il Lirico, il municipio del 12° arrondissement, i magazzini della Villette, le manifatture Gobelins, e circa duecento abitazioni.Parigi sembra torcersi in un'immensa spirale di fiamme e di fumo (osserva lo storico Lissagaray). Più di 200.000 tra volumi e documenti finirono in fumo. Nacque così la leggenda delle pétroleuses, creata e alimentata dalla storiografia reazionaria, secondo la quale «orde di donne vagabondavano a caso con un secchio di petrolio in mano», ad appiccare il fuoco. In realtà, fin dal tempo dell'assedio, il petrolio aveva sostituito a Parigi l'introvabile carbone, e alle donne serviva per tutti gli usi domestici e non veniva quindi usato in altro modo; gli incendi furono pertanto provocati dalle artiglierie versagliesi. Questa leggenda, scrisse il giornalista Olivier Lissagaray nella sua Storia della Comune di Parigi del 1871, “costò la vita a centinaia di donne accusate di gettare petrolio nelle cantine: ogni donna mal vestita che porti un recipiente per il latte, una boccetta, una bottiglia vuota, può essere un'incendiaria. Trascinata in brandelli nel muro più vicino, viene finita a revolverate”.



Esecuzione dei domenicani di Arcueil. Fotomontaggio di Ernest Eugène Appert
Gli incendi del 23 continuavano, compresi gli edifici residenziali della rue de Lille, di Saint-Sulpice e del Bac.
La mattina del 24 maggio la Commissione militare e il Comitato di Salute Pubblica si trasferirono nel municipio dell'11° arrondissement, mentre i versagliesi catturarono le cannoniere ormeggiate nella Senna e proseguirono l'invasione occupando il Palais-Royal, il Louvre, la rue d'Assas e Notre-Dame des Champs, place Vendôme, la Banca di Francia e la Borsa, facendo saltare in aria la polveriera del Luxembourg. Superate le barricate di rue Soufflot e di rue Gay-Lussac, nel 5° arrondissement, i versagliesi raggiunsero il Pantheon e vi massacrarono centinaia di Federati e di sospetti, tutto il quartiere latino cadde nelle loro mani e si intensificano le esecuzioni dei prigionieri: quaranta Federati furono fucilati in rue Saint-Jacques. Il quartiere latino venne attaccato; fu conquistato la sera e i suoi difensori (quasi 700) sono uccisi in rue St. James.
Alle 12.30, il dottor Faneau, alla guida dell'ambulanza posta al seminario del Saint-Sulpice, venne fucilato insieme ad 80 Federati feriti.
Per reazione, quella sera la Comune, come già scritto pagine prima, ordinò la fucilazione di sei ostaggi nella prigione di La Roquette, tra i quali l'arcivescovo Georges Darboy ed altri cinque ostaggi (compreso il presidente Bonjean che si era distinto durante la repressione anti-popolare del giugno 1848): “La vita degli ostaggi è stata sacrificata centinaia di volte nelle continue esecuzioni di prigionieri a cui i versagliesi si abbandonavano... Il vero assassino dell'arcivescovo Darboy è Thiers. La Comune aveva offerto ripetute volte di scambiare l'arcivescovo, e molti sacerdoti, per giunta, col solo Blanqui, allora nella mani di Thiers. Thiers rifiutò ostinatamente. Sapeva che con Blanqui avrebbe dato alla Comune una testa, mentre l'arcivescovo gli sarebbe stato più utile come cadavere (Karl Marx - La Guerra Civile in Francia)”.
La morte dell'arcivescovo, che aveva tentato di mediare lo scambio di Auguste Blanqui con i prigionieri dei Federati, tolse l'ultima speranza di arrestare lo spargimento di sangue. Le uccisioni
dei prigionieri produssero l'effetto di indurre molti Federati ad abbandonare la lotta e a nascondersi, precauzione spesso inutile, perché si trovarono delatori pronti a denunciarli: si sono contate, dopo la caduta della Comune, ben 399.823 delazioni, in grandissima maggioranza anonime.
I dirigenti Comunardi evacuarono ed appiccarono il fuoco all'Hôtel de Ville, alla prefettura della polizia e al palazzo di giustizia. I Comunardi non controllavano più che il , 12°, 19° e 20° arrondissement, più alcune isole del , e 13°.
L'incendio dell'Hôtel de Ville, 24 Maggio 1871
02-07 - 62 - L'Hôtel de Ville prima e dopo la Comune
Maximilien Luce: Una strada di Parigi



Giovedi 25 maggio la difesa della Comune si ridusse ai quartieri orientali, che vennero incessantemente bombardati.
Ci furono feroci combattimenti in place du Chateau d'Eau, dove venne ucciso Charles Delescluze, delegato della Guerra della Comune, e alla Butte-aux-Cailles, dove resisteva Wroblewski.
Butte-aux-Cailles-Place-d'Italie
La battaglia della Butte-aux-Cailles iniziò la notte tra il 24 e il 25 maggio 1871 quando i versagliesi attaccarono su tutta la riva sinistra. Quattro assalti versagliesi fallirono e vennero respinti.
Danni a Parigi
La difesa della Butte-aux-Cailles poggiava su tre battaglioni federati: il 175°, il 176° e in particolare il 101°. Quest'ultimo era considerato una delle migliori unità della Comune di Parigi. Inoltre, Wroblewski, alla Butte-aux-Cailles, vi aveva installato diverse batterie di artiglieria: una di otto pezzi e due di quattro. Aveva anche fortificato il boulevard d'Italie, il boulevard de l'Hôpital e il boulevard de la Gare. Infine, il suo quartier generale si trovava nel municipio di Gobelins e sistemò delle riserve in places d'Italie e Jeanne-d'Arc e a Bercy.
Le forze del governo di Versailles avevano il 2° Corpo d'armata del generale Cissey, con 23.000 uomini, che effettuarono la maggior parte dell'attacco. Cissey beneficiò anche del sostegno di molti altri corpi che, con il loro progresso, costrinsero Wroblewski a schierare le sue riserve per coprire i suoi fianchi e non respingere l'assalto principale. Cissey aveva anche una cinquantina di cannoni e mitragliatrici in place d'Enfer, al Luxembourg e nel Bastione 81, e prese i forti meridionali (Ivry e Bicêtre).
Il 25 mattina riprese la battaglia, ma i versagliesi erano ora avvantaggiati dalla presa del Pantheon che scoprì la destra della collinetta. Wroblewski fu costretto a staccare parte delle sue riserve per formare barricate nella place Jeanne-d'Arc e sul ponte di Austerlitz. Nel frattempo, Cissey fece bombardare la collinetta, ma uno dei principali pericoli per i Federati fu la progressione di Vinoy lungo la rue Saint-Antoine fino al ponte di Austerlitz. Un secondo problema per Wroblewski fu l'evacuazione dei forti meridionali di Parigi su cui si era basato per difendere la sua ala sinistra. In effetti, i versagliesi avevano occupato posizioni abbandonate e posizionarono batterie di cannoni che usarono contro la Butte-aux-Cailles. Verso mezzogiorno iniziò l'attacco generale. I versagliesi, sei volte più numerosi, cercano di seguire il bastione fino all'avenue d'Italie e alla route di Choisy, ma furono fermati da imponenti barricate.  I versagliesi dopo tre ore di combattimento, si impadronirono della rue des Cordières-Saint- Michel. L'arrivo della guarnigione federata che aveva evacuato il forte di Ivry (circa 600 uomini) non cambiò l'esito del combattimento e i molti prigionieri che furono fatti dai versagliesi, vennero subito fucilati. Alle 3 del pomeriggio, la prigione dell’avenue d'Italie venne bombardata, mentre Wroblewski trasferiva il centro della sua difesa in place Jeanne-d'Arc. I versagliesi si congiunsero al municipio del 13° arrondissement e proseguirono lungo i bastioni. Fecero anche saltare le mura dei giardini dell'ospedale di Salpêtrière per consentire il passaggio delle truppe. Questo movimento accentuò la pressione sul retro federato e minacciò il ponte di Austerlitz permettendo ai versagliesi di circondare tutte le truppe federate ancora presenti sulla riva sinistra. Wroblewski fu quindi costretto a ritirarsi sulla riva destra dal ponte di Austerlitz. La barricata che era stata formata consentì di eseguire questo movimento senza essere attaccati dai versagliesi. Riuscì così ad attraversare la Senna con un migliaio di uomini e una parte della sua artiglieria. Numerosi Federati rimasero comunque indietro nel loro quartiere, dove molti vennero catturati e fucilati.
Barricade in rue de Rivoli
La battaglia di Butte-aux-Cailles consentì ai versagliesi di conquistare l'intera riva sinistra della Senna. I Federati furono costretti a ritirarsi nei quartieri orientali di Parigi, dove gli ultimi combattimenti si tennero dal 26 al 28 maggio 1871[2].
Mentre proseguivano i combattimenti, l'ambasciatore degli Stati Uniti propose un armistizio, in base al quale i Comunardi si sarebbero arresi ai tedeschi, avendo così salva la vita. Il ministro di Thiers, Jules Favre, era d'accordo, soltanto perché contava di ottenerne poi da Bismarck l'estradizione. Le trattative, che sarebbero dovute svolgersi a Vincennes, fallirono perché fu impedito alla delegazione dei Federati, composta da Arnaud, Delescluze, Vaillant e Vermorel, di recarsi al convegno.
Le fucilazioni di massa proseguirono ad un ritmo tale da dover richiedere l'impiego delle mitragliatrici e non risparmiarono nessuno, neanche i feriti: nell'ambulatorio di Saint-Sulpice i soldati di Thiers ne massacrano ottanta, compreso il medico, il dottor Fano che, benché personalmente contrario alla Comune, sentì il dovere di curarli. Le truppe di Mac Mahon avanzavano tra le fiamme, le barricate, i cumuli di rovine, fucilando e massacrando senza pietà. In place Pigalle, il generale Gallifet a cavallo si ergeva sulle staffe e indicando la folla di operai, donne, bambini, soldati federati prigionieri, dava l'ordine secco e tagliente di «sparare su quel mucchio».
Si legge sul Figaro di quell'epoca:
Barricata di boulevard Voltaire
L'eroismo va talora, a nascondersi in mala guisa. Noi riportiamo come assolutamente autentico il fatto seguente: Una barricata di rue du Temple è presa dalla truppa. Fra i prigionieri presi di fronte al Caffè Dodar si trova un ragazzo di circa quindici anni. L'azione fu viva, i soldati si trovano nello stato di esaltazione che segue un grave combattimento: i prigionieri non hanno capitolato; sono stati presi colle armi alla mano, devono morire, è la legge di tutte le guerre, anche della guerra civile! Arriva la volta del ragazzo; lo si spinge al muro per finirlo. Domanda di parlare al capitano. Questi s'avanza e gli chiede che vuole. «Io vorrei, -dice il fanciullo, togliendo l'orologio dalla tasca-, portarlo al portinaio di fronte, egli saprà a chi consegnarlo». Il capitano, pur nella febbre della lotta, non vede nel ribelle che un ragazzo, indovina l'infantile sotterfugio del poveretto. «Va, -gli dice brutalmente-, e spicciati». I soldati comprendono.... Quando d'improvviso e correndo come se si trattasse d'affare urgente, il ragazzo riappare, si mette davanti ai soldati, la schiena al muro, e dice: «Eccomi qua!». Il capitano guarda i suoi uomini, questi guardano il capitano, tutti sono attoniti! Il comandante ha un'idea, s'avanza furioso verso il fanciullo, lo prende per le spalle, gli sferra un calcio a tergo e l'allontana dicendogli: «ma vattene dunque f.... biricchino!”.
Fu quest'atto d'eroismo del quindicenne rivoluzionario che ispirò a Victor Hugo una delle più belle poesie de L'Annêe Terrible.
Immagine tratta da Le cri du peuple di Jacques Tardi, Jean Vautrin



Immagine tratta da Le cri du peuple di Jacques Tardi, Jean Vautrin
Venerdì 26 maggio


Il 26 maggio la Comune controllava ancora soltanto i quartieri orientali (La Villette, Belleville, Charonne, Nation, Bercy, Vincennes) che comprendevano il canale di Saint-Martin, il boulevard Richard-Lenoir, rue du faubourg-Saint-Antoine e la porte de Vincennes mentre i prussiani davano una mano ai versagliesi chiudendo la cinta orientale di Parigi per impedire ogni fuga ai Federati. Oltre a massacrare i prigionieri nelle strade e nei cortili delle caserme, la vendetta di Thiers e compagni raggiunse anche il deputato dell'Assemblea nazionale Jean-Baptiste Millière. Favorevole alla Comune ma senza incarichi e non combattente, venne prelevato dalla sua casa e fucilato sui gradini del Panthéon dal capitano Garcin, che per il suo zelo criminale diventò generale. Agli occhi degli assassini, del resto, la maggior colpa di Millière era stata quella di aver smascherato pubblicamente gli imbrogli del ministro Jules Favre.
La Villette circondata dalle truppe di Versailles, maggio 1871 di Gustave Boulanger ( Musée Carnavalet )
     Nel frattempo, al Pantheon, c’è stato un massacro di Comunardi. Il faubourg Saint-Antoine veniva controllato dai versagliesi.
Due emigrati polacchi Adolf Rozwadowski e Michał Szeweycer venner fucilati per aver ospitato dei Comunardi; L'esecuzione è stata descritta come "uno delle cose più orribili" dallo scrittore franco-polacco Ladislas Mickiewicz.
La sera, a Vincennes, la Comune compì la sua ultima rappresaglia: per ritorsione contro le facili esecuzioni fatte dai versagliesi, cinquanta arrestati presso la prigione de la Roquette (11 sacerdoti, 36 guardie o gendarmi versagliesi e 4 civili che lavorano o erano manipolati dalla polizia) vennero trasferiti dalla prigione de la Roquette ai margini delle fortificazioni, al numero 85 di rue Haxo, dove sono stati giustiziati.
Nel volgere di pochi giorni, i Comunardi passarono dall'euforia alla rassegnazione. Morirono senza speranza di vittoria ma con la forza, la volontà di portare avanti un ideale, un ideale di libertà e di uguaglianza.




Il 27 maggio resistevano solo il 19° e il 20° arrondissement (i quartieri operai di Belleville e Charonne) qualche barricata dell'11° e del 12° e il forte di Vincennes. Charonne fu espugnata in mattinata: caddero ottocento guardie nazionali, e a sera si combatteva ancora a cannonate al cimitero del Père-Lachaise. Poi, ci fu l'ultimo assalto all'arma bianca, tra le tombe di Charles Nodier e di Balzac, e centinaia di sopravvissuti furono fucilati contro il muro di cinta del cimitero, quel «Muro dei Federati» dove ancora oggi si celebra ogni anno la memoria della Comune. Belleville era in fiamme, colpita tutta la notte dai proiettili incendiari di Mac-Mahon.
Battaglia del cimitero di Père-Lachaise, dipinto di Henri Félix Emmanuel Philippoteaux
Daudenarde - Commune de Paris 27 maggio Combattimenti al Père-Lachaise




Domenica 28 maggio è stata la giornata che ha concluso la Comune. Il combattimento continuava nell'ultimo quadrilatero di Belleville, dove combattevano anche i delegati Théophile Ferré, Charles Gambon ed Eugène Varlin, Nel primo pomeriggio, verso le due, i versagliesi presero l'ultima barricata dei Comunardi, in rue de la Fontaine-au-Roi nell'11 arrondissement, ma nelle sue memorie Gaston Da Costa specifica che l'ultima barricata che cadde non era lontana da quella del faubourg du Temple, al confine tra il 10° e l’11° arrondissement in rue de Ramponneau, dove un anonimo Comunardo, che aveva resistito da solo per un quarto d'ora, sparò l'ultimo colpo di fucile e si dileguò.
Eugene Varlin, membro dell'Internazionale, riuscito a fuggire, venne riconosciuto e denunciato da un prete a Montmartre: catturato, fu subito fucilato.
La Comune era caduta e Mac-Mahon lanciò il messaggio: “Parigi è stata liberata! La battaglia è finita oggi; l'ordine, il lavoro, la sicurezza stanno per essere restaurati”, e Thiers telegrafò ai prefetti: “Il suolo è disseminato dei loro cadaveri. Questo spettacolo spaventoso servirà di lezione”.
Numero 17 di rue de la Fontaine-au-Roi


Placca commemorativa posta il 28 maggio 1991
Lunedì 29 maggio

Il forte di Vincennes circondato dai prussiani si arrese. I nove ufficiali della guarnigione vennero fucilati.
Uno di essi, il colonnello Delorme, si rivolse ai versagliesi che comandavano e disse: "Sentite il mio polso e vedete se ho paura".
Forse si è chiuso un periodo storico. Uno nuovo comincia. È finita per la nostra generazione, destinata certo ad essere la spettatrice impotente, la vittima dolente di una reazione balorda e furiosa... Avvenga che vuole!
Noi non cediamo. Noi siamo mortali, ma la nostra causa è immortale. Se noi non trionfiamo, la vittoria sarà dei nostri figliuoli o fors'anche dei nostri nipoti. Perirà la civiltà, non il nostro ideale sociale. Il vecchio mondo è basato sui privilegi dell'ozio, il mondo nuovo si basa e si baserà sui diritti del lavoro. Un tempo il lavoro era schiavo, divenne servo, oggi è sfruttamento; sarà libero ed attraente piaccia o non piaccia ai carnefici della Comune! (Luigi Molinari)".
Barricata in rue de Castiglione

Le distruzioni di rue Royale

Barricata luogo della Concorde, in fondo la chiesa della Madeleine




[1] Un boulets rouges (proiettile rosso) era un proiettile che era stato precedentemente riscaldato per causare, oltre all'impatto, la possibilità di un incendio. Veniva sparato dalle pistole con caricamento frontale.
[2] Ogni anno l'association des amis de la Commune de Paris, che ha sede in quel quartiere al numero 46 di rue des Cinq-Diamants, commemora gli eventi di questi due giorni sulla Butte-aux-Cailles. Nel 1999, la piazza delimitata dall'incrocio delle tre vie, rue de la Butte-aux-Cailles, rue de l'Espérance et rue Buot, è stata battezzata Place de la Commune-de-Paris, alla memoria della battaglia di Butte-aux-Cailles.